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venerdì 7 Ottobre 2022
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    Da 50 a 3 esemplari: mille euro a chi gli porta un lupo… vivo o morto

    CHIANTI SENESE – Della presenza dei lupi, anche in territorio chiantigiano, abbiamo parlato approfonditamente nei mesi scorsi: quando, in esclusiva sul Gazzettino del Chianti, diffondemmo il video realizzato con telecamere notturne (nella zona di San Pancrazio, nel comune di San Casciano) da parte di Tommaso Nuti (clicca qui per vedere il video).

     

    In quel caso il messaggio, veicolato anche dagli esperti e dalle amministrazioni pubbliche, fu molto soft e teso alla convivenza pacifica, nonostante che alcune pecore (una quindicina) fossero state comunque uccise dagli esemplari.

     

    Non accade lo stesso a San Casciano dei Bagni, ai confini del Chianti senese, dove un allevatore esasperato ha messo addirittura una taglia sui lupi che gli hanno decimato il gregge: mille euro a chi gli porta un esemplare, vivo o morto. Con tutti i rischi che un annuncio del genere può causare.

     

    "E' però la spia – sostiene da con forza l’Unione Provinciale Agricoltori di Siena (Confagricoltura) – di una fauna selvatica ormai totalmente fuori controllo nel senese".
     

    "Oltre alla pericolosità dei noti predatori – sottolinea preoccupato Alessandro Cinughi de Pazzi, presidente dell’Unione – la loro fitta presenza sta a significare che la provincia di Siena è diventata un enorme parco naturale dove a farla da padrone sono gli animali selvatici che vivono ormai indisturbati, con danni all’agricoltura incalcolabili".
     

    Sconcerto e incredulità hanno assalito l’imprenditore agricolo Mario Mori (dell'azienda Società Agricola Fratelli Mori), quando alle prime ore dell’alba ha scoperto la carneficina di cui sono state vittime le sue pecore.

     

    Sembra che si muovano in un branco composto da cinque/sei fino a nove/dieci lupi, visto che delle pecore spesso i resti sono pochi e sparsi un po’ ovunque. "In diciotto mesi – spiega Mario Mori – il mio allevamento di ovini è stato attaccato quattro volte e da cinquanta pecore adesso sono rimasto con tre. Per arginare le perdite ho smesso di mandare i capi nei pascoli più lontani (quindi meno controllabili) e negli ultimi tempi le sette pecore che mi erano rimaste le ho avvicinate custodendole nel loro alloggio, dotato di un piccolissimo recinto esterno dove i lupi sono riusciti ad introdursi e fare danno lo stesso".
     

    Mario Mori alleva anche la chianina e poco tempo fa i lupi gli hanno fatto fuori in due settimane ben due vitelli. Per cui la preoccupazione è alle stelle. Non solo. Il branco si spinge vicinissimo all’abitato di Palazzone (dove c’è l’azienda di Mori) tenendosi molto spesso a meno di cento metri dalle abitazioni, dove vivono almeno una ventina di famiglie.
     

    "Ho investito quattrocentomila euro per le stalle della chianina e duecentomila per gli ovini – sottolinea Mario Mori – ma la minaccia dei lupi mi costringe a dover rivedere tutta l’attività. Sicuramente chiuderò quella degli ovini e le ultime tre pecore, se si continua così, le utilizzerò per tendere una trappola ai lupi e per i vitelli non so fino a quando resisterò ancora".
     

    "Se cadono nella trappola e riusciamo a beccare i lupi – prosegue Mori, in tono disperato e provocatorio – c’è tutta la determinazione da parte dell’azienda ad eliminarli e portarli in Prefettura. Non solo. La nostra intenzione è anche quella di mettere anche una "taglia" di 1.000 euro da corrispondere a chiunque possa fornirceli vivi o morti. L’anonimato è garantito".
     

    "Dopo ogni attacco dei lupi – aggiunge Mori – interviene la Polizia provinciale, si fanno indagini, le istituzioni vengono informate e tutto quanto, ma alla fine l’unica risposta è che (esibendo i resti delle carcasse quando si ritrovano) si può ottenere un indennizzo, ma a me non basta perché io non voglio l’elemosina, voglio che lo Stato protegga chi lavora. Si è fatto tanto negli anni per rendere questo bel territorio accogliente per tutti, ma adesso siamo davvero alla frutta e si sta tornado ad un imbarbarimento, ad una terra di lupi che allontanerà i turisti, gli investitori e gli abitanti".
     

    "L’amministrazione provinciale – spiega Alessandro Cinughi de Pazzi – si dovrebbe far carico di tenere sotto controllo la fauna selvatica attraverso la pratica della caccia e con gli abbattimenti selezionati. La Provincia non ha fatto tutto quello che era necessario. Solo operazioni che evidentemente non sono state sufficienti".
     

    "Lo diciamo da molto tempo – rincara Cinughi – che il problema esiste, ma ci viene risposto che i danni diminuiscono e non ci sono problemi. Riteniamo invece che solo apparentemente ci sono meno danni, perché in realtà ci sono meno denunce in quanto gli agricoltori si sono stancati di farle".
     

    Le richieste di indennizzi (peraltro insufficienti), sono infatti pratiche burocratiche assai laboriose e quindi costose in termini di tempo e denaro.
     

    "L’Unione – conclude Cinughi – continuerà la sua battaglia nei confronti di Enti e Istituzioni preposti alla gestione di fauna selvatica come ungulati e lupi, che fino ad adesso non hanno ottemperato a quanto richiesto ormai da anni alla nostra organizzazione".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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