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giovedì 30 Giugno 2022
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    Due anni di Usca Firenze. Dalle visite a domicilio, alla prima accoglienza sanitaria ai rifugiati ucraini

    Analisi dell’attività delle squadre a domicilio, sia per la cura che per le vaccinazioni. Oggi seguono anche l’emergenza dei profughi di guerra

    FIRENZE – Usca Firenze ha compiuto in questi giorni due anni di attività dopo aver preso servizio in città per la prima volta l’1 aprile 2020.

    Da quel giorno a oggi le Unità speciali di continuità assistenziale hanno effettuato oltre 21 mila visite fra domicilio, alberghi sanitari e Rsa (qui più di 3500) mentre l’attività di vaccinazione conta un totale di più di 12mila vaccini eseguiti. Si aggiungono a questi numeri più di 38 mila contatti telefonici e quasi 10 mila tamponi.

    Il personale medico e infermieristico ha potuto attuare a domicilio più di 1.000 ecografie e quasi 3000 emogasanalisi e può utilizzare anche l’elettrocardiografo, servizi che in precedenza erano svolti solo in strutture sanitarie. Ancora a integrazione del servizio, sono state garantite le sostituzioni di PEG e l’effettuazione delle radiografie domiciliari.

    Con la fine dello stato di emergenza anche l’organizzazione è stata ridefinita per garantire una adeguata presa in carico dei bisogni. Sono 4 ad oggi le squadre Usca Firenze operative 12 ore al giorno, 7 giorni su 7.

    Nei periodi di picco pandemico, Usca ha attivato in città anche fino a 20 squadre, con compiti di valutazione, presa in carico, follow up e terapia di persone affette da Covid-19 o sospette.

    In questo allineandosi ampiamente all’obiettivo del decreto istitutivo di avere almeno una squadra Usca ogni 50mila abitanti. Progressivamente da gennaio ad oggi, il servizio è andato riducendosi prima a 15, poi a 10, fino all’attuale media di 4 squadre nella settimana, in linea con l’andamento della pandemia.

    “L’esperienza – commentano il direttore della Società della Salute di Firenze, Marco Nerattini e il coordinatore sanitario servizi territoriali di Firenze, Lorenzo Baggiani – ha rappresentato una sperimentazione che coniuga alla costruzione di un servizio nuovo, la presenza di giovani operatori sanitari, la relazione tra medici e personale infermieristico creando relazione con la rete dei servizi territoriali sociosanitari, facendo riflettere sull’evoluzione del modello organizzativo in cure primarie e di pratiche di cura territoriali”.

    A Firenze il modello ha previsto fin dall’inizio un’organizzazione in squadre costituite da un medico e un infermiere, a cui si sono aggiunte altre figure professionali nei mesi quali assistenti sanitari, medici tracciatori, personale amministrativo, tecnici della prevenzione e specializzandi in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Firenze.

    Mese dopo mese, Usca è diventato un servizio che ha coniugato la complessità organizzativa, di programmazione, di garanzia di attività molto diverse, al peso emotivo e fisico richiesti dalle molteplici linee di attività.

    Dalla presenza nelle Rsa in collaborazione con i professionisti di secondo livello del Girot (Gruppo Rapido di Intervento Ospedale Territorio), all’attività presso gli alberghi protetti, oltre a quella negli alberghi sanitari e presso presidi di cure intermedie, fino alle vaccinazioni.

    Da agosto 2021, in collaborazione con la Società della Salute di Firenze e il Coordinamento della marginalità del Comune di Firenze, sono inoltre state organizzate con cadenza in base ai bisogni rilevati, sedute vaccinali nei confronti di fasce di popolazione più difficili da raggiungere, cosiddette hard-to-reach, istituendo un modello avanzato di sanità di prossimità. 

    L’ultima attività in cui Usca è stata coinvolta in prima battuta è la prima accoglienza sanitaria dei cittadini ucraini  che giungono nel nostro territorio, attività che è stata ora ricondotta ai servizi esistenti del sistema socio sanitario.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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