domenica 29 Novembre 2020
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    L’INTERVISTA / Pietro Claudio Dattolo: “Cambiare strada, ospedali Covid a livello locale”

    Primario di Nefrologia al S.Maria Annunziata, nominato da poco presidente dell'Ordine dei medici della provincia di Firenze: ruolo dei medici sul territorio, caratteristiche della malattia, prospettive...

    FIRENZE – Primario di Nefrologia all’ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri, il dottor Pietro Claudio Dattolo è stato eletto da pochi giorni presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Firenze.

    Una nomina arrivata in uno dei momenti più difficili nella storia della sanità, toscana e non solo.

    Il Gazzettino del Chianti lo ha incontrato, facendo insieme a lui una panoramica sulla pandemia da Covid-19 dal suo (privilegiato e di assoluta responsabilità) punto di osservazione.

    Dottor Dattolo, proprio un bel momento per diventare presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Firenze… . Una responsabilità enorme.

    “Sì, è un momento difficile per tutti. L’elezione a presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Firenze è di sicuro una grande responsabilità ed una grande sfida, ma non mi spaventa. E’ fondamentale che l’Ordine diventi punto di riferimento per i medici, sia in questo momento di piena emergenza che in futuro”.

    La Fp Cgil denuncia una situazione ospedaliera nell’Ausl Toscana Centro “al collasso”. Quale la sua valutazione, in particolare nella provincia fiorentina?

    “La situazione, come dicevo, è complicata in tutta la regione e in tutta Italia. I contagi salgono in maniera esponenziale e i letti ospedalieri, compresi quelli di terapia intensiva, si saturano alla svelta. Forse è giunto il momento di cambiare la “logica dell’organizzazione”. Non abbiamo bisogno di creare ospedali nuovi, anche perché non c’è più tempo. Abbiamo ospedali piccoli, periferici, che non hanno bisogno di null’altro: dobbiamo far diventare questi ospedali Covid, consentendo anche ai medici di medicina generale di partecipare alle cure dei malati a medio-basso rischio. I malati Covid più gravi, o che necessitano di ricovero in terapia intensiva, vanno invece trasferiti negli ospedali più grandi e centrali, e non viceversa, cosicché possa essere garantita l’attività assistenziale anche per tutto il resto”.

    Si aspettava che questa seconda ondata arrivasse così presto e così impetuosa?

    “La seconda ondata era stata largamente prevista ed annunciata già prima dell’estate, ma forse abbiamo fatto finta di niente, illudendoci che noi italiani saremmo stati capaci di affrontarla meglio di tutti… . I numeri di luglio ci avevano fatto ben sperare, ma quello era solo il risultato positivo derivante dal lungo periodo di chiusura generalizzato. E ora paghiamo mesi di comportamenti sbagliati e incontrollati”.

    La malattia come si presenta? C’è qualche arma in più per combatterla? L’occupazione dei letti da parte dei pazienti Covid è sempre lunga?

    “La malattia dura a lungo, ma è sempre la stessa. In questi mesi abbiamo imparato tante cose. Sappiamo ad esempio perché alcuni si ammalano in maniera più grave di altri, o perché alcuni non si ammalano o non si contaminano. Questi ultimi hanno un deficit recettoriale (“la serratura” che apre le porte delle cellule al virus è difettosa), cosicchè il virus fa fatica ad entrare nelle cellule, o anche una adeguata risposta immunitaria (nel rilascio di interferone tipo I) che blocca la progressione della malattia. E comunque le persone vanno curate il prima possibile affinché abbiano più chance di risposta alla terapia e una minore durata della malattia stessa”.

    Cosa va fatto secondo lei adesso, e cosa andrà fatto nei prossimi mesi? Superata questa (che però va ancora superata limitando al massimo i danni) rischiamo, prima della primavera-estate 2021, anche una terza ondata?

    “Come le dicevo prima bisogna invertire la logica organizzativa, piccoli ospedali Covid con pazienti a media-bassa gravità e trasferimento dei malati Covid più critici e ad alta necessità di cura negli ospedali più grandi.  Non credo ci sarà una terza ondata, anche perché l’arrivo del vaccino e di altre terapie mirate è imminente. Ma penso che la fase attuale durerà ancora diversi mesi”.

    C’è stato l’accordo con i medici di famiglia per far fare anche a loro i tamponi: ritiene sia un passaggio che potrà dare qualche risposta in più ai cittadini oppure saranno pochi i medici che aderiranno? E soprattutto il collo di bottiglia dov’è? Nella esecuzione del tampone o nell’analisi successiva?

    “Bisogna fare molta attenzione. La medicina territoriale è al collasso. I medici di medicina generale non ce la fanno più; devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare in tutta sicurezza. I tamponi vanno fatti sempre con le stesse procedure di sicurezza ovunque si facciano. Forse sarebbe più utile creare un sistema certo e funzionante in cui i medici sul territorio possano far fare tamponi e avere risposte rapide”.

    Medici, infermieri, operatori sanitari: in provincia di Firenze quale la situazione? Ne mancano molti? Lavorate con dispositivi adeguati? Ci sono carenze in questo senso?

    “Paghiamo carenze dovute a 20 anni di restrizioni e di sottofinanziamento del sistema sanitario nazionale e regionale. La politica sbagliata nella programmazione degli specialisti ha fatto sì che manchino specialisti in tutti gli ospedali italiani e anche nei nostri.  Mi auguro che i Dpi siano disponibili sempre e senza nessun problema, come finora è stato (almeno nella nostra azienda)”.

    Secondo lei il personale sanitario che si è contagiato durante la prima ondata e poi è guarito, oggi è protetto dal virus? Lavora, per così dire, con maggiore tranquillità da questo punto di vista?

    “Nessuno lo può dire… anche se ci auguriamo di si. La protezione anticorpale dura circa 6 mesi, quindi in questa fase dovrebbero essere assolutamente immuni da una recidiva di malattia”.

    In molti ormai indicano inizio aprile come momento di inizio di una “riscossa” con vaccini e farmaci (anticorpi monoclonali in primis) contro il virus: lei come la vede?

    “Mi auguro che la situazione torni sotto controllo prima di aprile. Il vaccino è ormai alle porte, come la produzione degli anticorpi monoclonali. Una curiosità: una ditta toscana ha già ricevuto una commessa per stampare i “bugiardini” e le confezioni del vaccino “Oxford”…”.

    Cosa si sente, infine, di dire ai cittadini del nostro territorio? Cosa possono (e devono) fare in questo momento?

    “E’ fondamentale continuare ad adottare le ben note precauzioni. Bisogna essere responsabili e prudenti. E’ il modo migliore che abbiamo per invertire la rotta dei contagi e per ridurre il rischio di ammalarci. Portate le mascherine, mantenete le distanze e lavatevi spesso le mani”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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