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venerdì 19 Luglio 2024
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    Gioco d’azzardo: “In Toscana il 97% dei circoli Acli è senza slot”

    "Per molti circoli scelta non facile dal punto di vista economico, ma giusto dare l'esempio contro la ludopatia"

    FIRENZE – “Oggi in Toscana il 97% dei circoli Acli è senza slot: solo 5 su 163 hanno ancora macchinette da gioco”.

    E’ il dato fornito da Acli Toscana: “E’ il risultato ottenuto in questi anni anche grazie alla campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, di cui le Acli sono tra i promotori, e che ha contribuito rafforzare la consapevolezza sui rischi del gioco d’azzardo patologico”.

    Questa attività si è poi ulteriormente rafforzata attraverso il progetto “Slot out”, inserito nel piano regionale di contrasto al gioco d’azzardo, che vede impegnati nella coprogettazione Acli Toscana, Arci Toscana e Anci Toscana.

    Il progetto si pone come obiettivo quello di promuovere un cartellone ampio di iniziative di sensibilizzazione e diffusione dei rischi derivanti dal gioco d’azzardo, oltre a quello di attivare percorsi di deslottizzazione per quei circoli in cui sono ancora presenti le slot.

    “Ormai i danni del gioco d’azzardo patologico, in termini sociali, sanitari ed economici sono conosciuti e innegabili: come Acli non potevamo rimanere indifferenti e non adoperarci in prima linea, sensibilizzando la popolazione, ma anche dando per primi l’esempio” commenta Giacomo Martelli, presidente di Acli Toscana.

    “L’attenzione è ora rivolta sia ai percorsi di deslottizzazione – rilancia – sia alle necessarie azioni di supporto che evitino che altri circoli tornino sui loro passi per compensare l’aumento dei costi di gestione”.

    “Il lavoro è stato tanto e non si è ancora concluso – aggiunge Elena Pampana, vicepresidente di Acli Toscana – L’obiettivo è arrivare al 100% dei circoli deslottizzati”.

    “Per i circoli – ammette – non è facile rinunciare agli introiti che derivano dalle slot, soprattutto in tempi in di inflazione e caro energia, ma abbiamo dimostrato che è possibile farlo: i risultati sono stati ottenuti, per esempio, rinegoziando l’affitto dei locali, sensibilizzando i volontari e i direttivi dei circoli e mettendo in campo azioni per aumentare le attività associative svolte”.

    “I nostri circoli – conclude Pampana – sono prima di tutto luoghi di aggregazione e socialità”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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