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giovedì 25 Luglio 2024
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    Parti in anonimato e sostegno a madri e nascituri: rafforzati i percorsi integrati per la presa in carico

    “Mamma segreta” compie ventiquattro anni e si ripropone nel 2023 con alcune novità: compresa una semplificazione nell'accesso

    FIRENZE – “Mamma segreta”, il progetto toscano per i parti in anonimato e il sostegno a madri e nascituri, compie ventiquattro anni e si ripropone nel 2023 con alcune novità.  

    La giunta regionale ha aggiornato infatti di recente le linee di indirizzo del percorso rivolto a tutte le donne che abbiano manifestato incertezza rispetto al riconoscimento del proprio bambino o la volontà di non procedere al riconoscimento.  

    Ci sarà una semplificazione nell’accesso: l’obiettivo è migliorare l’organizzazione e la qualità dei servizi sanitari territoriali ed ospedalieri, sociali e socio-sanitari  integrati, con modalità condivise ed omogenee.

    Ma c’è anche l’adeguamento a nuovi indirizzi giurisprudenziali: se infatti nell’ordinamento giuridico italiano fino ad oggi il diritto all’oblio assicurato  alla donna che optava per il parto in anonimato prevaleva su ogni altra considerazione o richiesta del figlio ultra-venticinquenne, che desiderava avere accesso alle informazioni sulle proprie origini, adesso non è più così.

    Alla luce di recenti sentenze della Corte Costituzionale e Cassazione sezioni unite il figlio naturale non riconosciuto alla nascita può presentare istanza al Tribunale dei minorenni per ricercare informazioni sulle proprie origini e la madre biologica può essere convocata davanti al tribunale per essere informata della richiesta avanzata dal figlio e della sua facoltà di acconsentire che venga svelata o meno, a seguito dell’interpello, la propria identità.

    Una richiesta legata a volte alla necessità di acquisire anche un’anamnesi familiare, per un’opportuna profilassi o per indagini su malattie ereditarie ed accertamenti diagnostici.

    Così la Regione Toscana si riorganizza e riorganizza “Mamma segreta”: con una mano tesa a tutte le donne da un lato, per la necessaria assistenza sociosanitaria per loro e i bambini e il sostegno alla donna che non riconosce il neonato anche nel suo percorso di reinserimento sociale laddove necessario, e dall’altro garantendo il diritto degli adottati a ricevere informazioni sulle proprie origini, tramite la redazione e la conservazione di una documentazione corretta e adeguata.

    Procedure ospedaliere e protocolli per la conservazione di dati anamnestici non identificativi della madre e della famiglia biologica, che consentirebbero, già ai genitori adottivi, di programmare interventi di profilassi o accertamenti, saranno definiti attraverso gruppi di lavoro dedicati.

    Ai nuovi protocolli seguirà anche un corso di formazione del Formas, il laboratorio regionale per la formazione sanitaria.

    Nella definizione delle nuove procedure saranno coinvolti pure il Centro regionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, che con la Regione ha firmato un’intesa nel 2022, e il Tribunale per i minorenni di Firenze e Genova, che ha collaborato alla condivisione delle nuove linee di indirizzo.  

    I parti in anonimato degli ultimi undici anni

    Il progetto “Mamma segreta” è nato nel 1999, in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, la Asl e il Comune di Prato.

    Dal 2012 al 2022, negli ultimi undici anni (ma i numeri sul 2022 sono provvisori), su quasi 289 mila parti in Toscana sono stati 184 quelli in anonimato: tra questi 98 di donne italiane e gli altri di madri di cui non è specificata la cittadinanza. I più numerosi sono stati nel 2013, quando furono 35; nel 2020 sono stati otto e dieci l’anno nel 2021 e 2022. 

    Una mano tesa a tutte

    La nascita di un bambino è un evento straordinario che incide profondamente nella vita concreta, emotiva e relazionale di una donna .

    Non tutte le donne possono essere pronte però ad accogliere la propria maternità. Ciò può essere riconducibile a motivazioni diverse, che devono in ogni caso essere anzitutto ascoltate, comprese e riconosciute.

    “Mamma segreta” è un progetto di carattere universale che tende una mano alle donne (e ai nascituri) per evitare decisioni drammatiche e spesso affrettate al momento del parto, come anche infanticidi o interruzioni di gravidanza realizzate con metodi illeciti.

    “Lo scopo è sostenere, accompagnare e informare le donne, affinché le loro scelte sia libere e consapevolmente responsabili – ricorda il presidente della Toscana, Eugenio Giani – Partorire in anonimato in ospedale, anziché in situazioni poco protette, garantisce maggiori tutele medico-sanitarie e protezione per entrambi, madri e figli. In Toscana lo si può fare in tutti gli ospedali del territorio e nella nuova delibera si ribadisce, in modo ancora più esplicito, che  il percorso è destinato a tutte le donne, indipendentemente dalla provenienza, la nazionalità, lo stato giuridico e la residenza”. 

    “Si tratta di un accesso universale che supera tutte le categorie – ribadisce l’assessore al diritto alla salute, Simone Bezzini – E’ stata inoltre conferita  maggiore importanza ai servizi sociosanitari dei consultori, con compiti specifici sugli interventi di prevenzione per intercettare precocemente situazioni di grave difficoltà psicologica e sociale delle gestanti ed accompagnarle verso i percorsi di assistenza più appropriati. Abbiamo pensato anche ad una specifica azione di formazione per il personale”. 

    Per far conoscere percorso e progetto la Regione ha realizzato anche un opuscolo informativo e una locandina in sette lingue. Sul sito della Regione c’è una pagina dedicata, www.regione.toscana.it/mammasegreta, e pure un numero telefonico  – 0554383001 – accessibile da lunedì al venerdì dalle 9 alle 15. 

    Relazione più stretta con i servizi sanitari e sociali del territorio

    “L’aggiornamento delle linee d’indirizzo –  sottolinea  l’assessora alle politiche sociali, Serena Spinelli – è un passaggio importante per definire in maniera più puntuale il percorso di “Mamma Segreta” e in particolare per rafforzare gli aspetti destinati a una presa in carico integrata e precoce delle donne, grazie a una relazione più stretta con i servizi sanitari e sociali del territorio”.

    “Lo facciamo adesso – aggiunge – per dare nuovo impulso a un servizio così prezioso e inserendoci nel contesto più ampio di riorganizzazione dei servizi territoriali, che la Regione ha avviato sulla base di quanto previsto a livello nazionale dal Dm 77 e con i fondi del  Pnrr.”

    “E’ importante – conclude – rafforzare il servizio nella sua capacità di attivarsi non solo nel momento del parto, ma anche in termini di prevenzione e di continuità assistenziale, per dare un maggiore supporto alle donne in difficoltà. Così come è da sottolineare la collaborazione tra i diversi settori regionali, con l’Istituto degli Innocenti e il Centro regionale di documentazione sull’infanzia e l’adolescenza, e l’apporto fornito dal Tribunale per i minorenni, in particolare per quanto riguarda il progetto legato al riconoscimento delle origini”.    

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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