Non è mai stata tenera nei confronti del suo partito per il modo in cui sono state gestite le primarie fra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi: troppo conflitto, scarsa apertura. E oggi Monica Toniazzi, panzanese, segretaria del Partito democratico di Greve in Chianti, intervistata dal Gazzettino commenta con chiarezza e onestà gli esiti del voto del 24 e 25 febbraio.
Toniazzi, è passata ormai una settimana dalle elezioni politiche. Va meglio o va peggio…?
"Senza dubbio peggio… eravamo fiduciosi di cominciare a lavorare per l’Italia Giusta e invece abbiamo un Paese consegnato all’ingovernabilità, Ambrosoli non ha vinto in Lombardia, Berlusconi, nonostante tutto, ha preso incoredibilmente molti voti".
La sua linea è quella del segretario Bersani ("Siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto") o quella di Matteo Renzi ("Siamo onesti, abbiamo perso")?
"Purtroppo la situazione mi sembra più seria di quella sintetizzata dalla frase di Bersani. Il Pd perde quasi 4 milioni di voti, il 30% dell’elettorato. Il centrosinistra aveva un’occasione storica, c’erano tutte le condizioni per prendere in mano l’Italia e dare risposte ad alcune emergenze. Come qualcuno ha detto abbiamo sbagliato un rigore a porta aperta".
In cosa ha sbagliato il Partito democratico?
"Ho il timore che abbiamo fatto molta tattica e poca politica. Si viveva un clima di vittoria annunciata, si è detto che nel Pd nessuno si aspettava questo risultato. Ecco, io credo che molte risposte stiano in questa frase. Se nessuno aveva percepito la situazione, evidentemente stava sfuggendo qualcosa di importante, e questo è un limite. Comunque gli aspetti sono diversi. Penso che il Pd abbia pagato molto il sostegno al governo Monti, ma non solo. Il Pd non è stato percepito come affidabile perché tante cose su cui adesso siamo a chiedere la fiducia a Grillo le avremmo già dovute fare. Avremmo almeno dovuto dimostrare che laddove governiamo noi queste cose le avevamo fatte. In un momento così difficile per i cittadini non basta dare qualche segnale, occorrono atti concreti e forti. Mi riferisco ai costi della politica, alla legge elettorale ma ad esempio anche a scelte innovative su temi relative ad ambiente e sviluppo. L’elettorato chiedeva un grande cambiamento della politica, il Pd su questo non è stato credibile. Io ho sempre vissuto la sinistra come la forza del cambiamento, del futuro. Questa volta, invece, avevo l’impressione di una sinistra che volesse più conservare".
Cosa si augura accada in Parlamento?
"Mi auguro che le proposte che presenterà Bersani facciano ragionare i parlamentari grillini. E’ il momento di dimostrare se siamo un Paese che sa solo lamentarsi o se se vogliamo fare davvero le cose che sono scritte nei programmi. Me lo auguro non solo per il Pd ma per gli italiani".
E' soddisfatta del dato grevigiano (clicca qui per consultarlo)? Può rappresentare un punto di riferimento in vista delle amministrative del 2014?
"Il Pd a Greve ha tenuto meglio e questo è sicuramente un dato di conforto. Ma non è proprio il caso di adagiarsi. E’ il partito che certamente sarà punto di riferimento delle amministrative, ma è chiaro che anche a livello locale dovremo cercare la migliore sintonia con la voce dei cittadini, dovremo essere capaci di aprirsi maggiormente e intercettare meglio le aspettative della nostra comunità. Si è alzato il dato dell’astensionismo e questo non è un buon segnale. Dobbiamo essere interpreti del profondo disagio dei nostri cittadini e non sottovalutarlo. Senza promettere miracoli ma senza lasciare nulla di intentato. Dobbiamo essere capaci di cambiare i modi di fare politica e aggregazione, di mettere in campo un modo nuovo che garantisca rinnovamento, confronto e partecipazione senza steccati".
di Redazione
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