lunedì 10 Agosto 2020
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    In via Roma 5 il bandone è giù per sempre: addio Franco, la tua bottega era una macchina del tempo

    Il ricordo del "barbiere di borgo". Le figlie Martina e Monica: "Passando e vedendo quel negozio in molti si ricorderanno del barbiere dagli occhi celesti, sempre sorridente"

    GREVE IN CHIANTI – Dal 2 luglio in via Roma al numero 5, a Greve in Chianti, un bandone non si riaprirà. Franchino ha raggiunto Osso, fratelli più che cugini, amici più che parenti.

    Perché il negozio dei barbieri, bottega storica di Greve aperta nel 1970, in questo triste 2020 ha perso Franco Auzzi, unico rimasto dopo la scomparsa di Paolo.

    Adesso andando verso la piazza, passando da via Roma, non troveremo più la bottega aperta, con la porta socchiusa. E Franco in compagnia di due o tre amici, che non erano li solo per farsi i capelli, ma per chiacchierare, discutere stare in compagnia.

    La porta non era mai chiusa del tutto, così se passava qualcuno dal borgo che salutava, o che doveva essere chiamato, sentiva.

    Bastava stare lì dentro, pochi minuti e si scoprivano più particolarità grevigiane che a leggere milioni di libri. Era un continuo via vai di gente, oltre a chi stava a sedere sulla sedia del barbiere per farsi barba e capelli, si fermavano per una battuta, una presa in giro, una letturina veloce del giornale. O semplicemente per rivedere qualcuno.

    Il sabato mattina era quasi impossibile trovare posto. Il primo era sempre lo stesso e fra i tanti c’era anche chi veniva “portato” lì dalla moglie, piazzato su uno dei divanetti e ripreso al termine del giro del mercato e dello shopping. Quella non era una bottega, era una meravigliosa macchina del tempo.

    Anche il ricordo delle figlie, Martina e Monica, rispecchia questa visione.

    “La bottega dei barbieri di via Roma era una bottega piena di amicizia – dicono – di battute e di sport, sempre aperta a tutti, più che un negozio di barbieri era un ritrovo fra amici. Amici che hanno dato l’ultimo saluto al babbo, una persona buona, sempre pronta ad aiutare il prossimo e le persone che amava”.

    “Pensiamo – aggiungono con dolcezza – che passando dal Borgo e vedendo quel negozio chiuso ci ricorderemo del barbiere dagli occhi celesti e sempre sorridente”.

    Chiediamo a Monica qualche curiosità, e scopriamo che ce ne sono talmente tante che potremmo scrivere un libro.

    “Ha iniziato a lavorare a 14 – ci dice – ai bagni pubblici, insieme allo zio, in quella che ora è piazza Tirinnanzi. Amava molto sciare, negli anni ’80 organizzavano in bottega le gite domenicali all’Abetone”.

    “E gli piaceva anche il calcio – dice ancora – Sempre in quegli anni, con Paolo, avevano fondato una squadra di calcio dei barbieri”.

    Adesso i suoi amici si trovano in piazza, su una panchina. Appena le vedono arrivare dicono: “Abbiamo perso un grande amico, molti che non vivono più a Greve venivano lo stesso da Franco a farsi i capelli, per ritrovare tutti gli amici. Era una grande persona”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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