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martedì 28 Giugno 2022
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    Rifondazione comunista: “Queste persone sono da mesi senza entrate. Situazione gravissima”

    Da mesi ormai senza lavoro, confinati in una cassa integrazione (a zero ore, siglata nel novembre 2012) che però… non arriva. Senza entrate quindi, in una quotidianità che si stringe ogni giorno di più come un cappio.

     

    E' la situazione che stanno vivendo i 125 lavoratori della Sacci, il cementificio di Greve in Chianti in gravissime difficoltà. Ad incontrarli il gruppo consiliare di Rifondazione Comunista della Provincia di Firenze ha incontrato una loro delegazione.

     

    "L'accordo siglato – spiegano il segretario provinciale di Rifondazione Andrea Malpezzi e il capogruppo in consiglio provinciale Andrea Calò – mette a serio rischio l’intero impianto produttivo in quanto le commesse attuali vengono abbondantemente evase da altri impianti  dislocati in altre regioni d’Italia.  Per ora la proprietà si è solo impegnata a produrre il piano industriale senza sbilanciarsi sul futuro di quello stabilimento e senza dare alcun segnale concreto di tenuta occupazionale". 

     

    "Al di là delle dichiarazioni rilasciate al tavolo istituzionale svoltosi il 10 dicembre 2012 in Regione Toscana – proseguono – un incontro a cui hanno partecipato  la Provincia di Firenze, i sindaci  di Greve in Chianti, San Casciano, la proprietà di Sacci e le organizzazioni sindacali di categoria, la crisi del cementificio non si avvia a conclusione e per i 125 lavoratori  in cassa integrazione e inizia invece  un duro percorso di precarietà salariale e occupazionale, proprio in un contesto dove la recessione economica è particolarmente pesante ed  è inserita nella crisi generale del settore dell’edilizia ( vedi altra azienda: cementificio Colacem di Pelago)".

     

    Però come sottolineano, c'è "un ulteriore fatto grave  si sta verificando ai danni dei 125 lavoratori in cassa integrazione, cioè che i versamenti della stessa  cassa non stanno arrivando ai lavoratori e alle loro famiglie, costringendoli a sopportare non solo la precarietà di un  salario ridotto al minimo accettabile (700 euro circa) ma l’umiliazione di non saper come fare a pagare anche quel  minimo indispensabile, senza rischiare di trovarsi con luce e gas o il mutuo della casa, saltati".

     

    "Chiediamo perciò -concludono – che le istituzioni, Comuni, Provincia di Firenze e Regione Toscana intervengano senza alcun indugio presso l’Inps per rimuovere ritardi e ostacoli nell’erogazione della Cassa Integrazione per i 125 lavoratori Sacci. Inoltre chiediamo che si faccia il punto sulle attività produttive ed un piano per  il lavoro nella zona dei comuni del Chianti Fiorentino attraversati da una dure crisi con centinaia di posti di lavoro persi nell’ultimi anni convocando la Camera del Lavoro territoriale e le realtà più significative, dal cotto, ai trasporti, all’agricoltura,  per avviare un volano  virtuoso compreso gli investimenti necessari  o la riconversione del cementificio Sacci".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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