mercoledì 12 Agosto 2020
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    Le volontarie della Caritas grevigiana denunciano: “Veniamo sommerse di rifiuti e scarti. Diciamo basta!”

    "Buttano di tutto nel cassone o sotto il loggiato della chiesa. Installeremo delle telecamere all’esterno per riconoscere e segnalare chi si comporta in questo modo"

    GRETI (GREVE IN CHIANTI) – E’ ormai da febbraio che la Caritas che era al Santo, attiva dal 1997, si è spostata a Greti.

    Un’associazione di sole volontarie che offrono un servizio davvero necessario. Vestiario, per grandi e piccini e generi alimentari per coloro, che dopo la presentazione della dovuta documentazione, ne hanno diritto.

    Una realtà fondamentale per la tenuta sociale del nostro territorio.

    C’è però un problema, che le volontarie hanno deciso di affrontare di petto, non possono più accettare scarichi abusivi di qualsiasi “schifezza”, che dovrebbe essere portata all’isola ecologica e non certo da loro, in particolare ora che sono in mezzo all’abitato e accanto alla chiesa.

    Siamo passati da loro, abbiamo visto il via vai di persone e la quantità di scarti che le volontarie hanno sistemato in dei sacconi pronti per essere portati via da Alia.

    Entrando si vede un’infinità di scatole varie, tutte chiuse e catalogate con all’interno di tutto, dai vestiti, agli alimenti passando da suppellettili e soprammobili.

    Parliamo con Alessandra Coveri, Piera Affortunati, Paola Gradi, Cinzia Torzuoli e Caterina Buonamici.

    “Siamo una parte delle volontarie che si impegnano costantemente – ci dice Alessandra – in totale siamo una decina, poche per tutto quello che ci sarebbe da fare. Ma siamo tutte volenterose e riusciamo a fare quello che serve”.

    “Siamo aperte al pubblico il mercoledì ed il venerdì – spiegano – dalle 14.30 alle 18.30, ma siamo qui a lavoro praticamente tutta la settimana. Abbiamo un ruolo importante, a molti riusciamo a regalare un sospiro di sollievo ed è solo per questo che lo facciamo, non vogliamo medaglie o riconoscimenti vari”.

    “Durante il periodo del lockdown – dice Paola – non abbiamo potuto raccogliere vestiario, ma abbiamo avuto un grosso impegno per quanto riguarda i pacchi alimentari. Varie associazioni e delle Parrocchie hanno fatto delle raccolte di derrate alimenti, che poi ci sono stati portati per la distribuzione”.

    “Facciamo un lavoro complicato e faticoso – prosegue Piera – abbiamo accesso al banco alimentare solo dopo la presentazione della documentazione necessaria e dopo una verifica da parte degli organi predisposti, distribuiamo vestiti per bambini ed adulti. Parte degli alimenti ci arrivano dalla Comunità Europea, ma tutti gli altri li acquistiamo con i soldi che ricaviamo dai vari mercatini che facciamo e da qualche donazione”.

    “Il problema è che ci prendono come una discarica – aggiunge Piera – in molti forse non sanno del servizio che offre Alia per la raccolta dei rifiuti di grandi volumetrie, oppure semplicemente oppure non hanno voglia di chiamare o andare all’isola ecologica, allora portano tutto qua”.

    “Qualunque cosa debba essere dismessa – lamenta – viene buttata o nel cassone giallo oppure sotto la loggia della chiesa. Questo non lo possiamo accettare. Installeremo delle telecamere all’esterno per riconoscere e segnalare chi si comporta in questo modo”.

    “Bisogna che tutti capiscano che c’è bisogno di rispetto – conclude Alessandra – dei luoghi e delle persone. Non distribuiamo vestiti strappati o sporchi, sia noi, sia chi li riceve ha una dignità che non è giusto offendere per pura inciviltà. Ogni lunedì, mercoledì e venerdì, Alia passa di qui e porta via montagne di sacchi di vestiario che non dovevano essere portati qui.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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