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sabato 1 Ottobre 2022
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    La denuncia della referente Sonia Butini: “Ci vengono negati gli spazi pubblici”

    GREVE IN CHIANTI – L'accusa è grave, e arriva direttamente dalla referente del MoVimento 5 Stelle di Greve in Chianti, Sonia Butini.

     

    "Siamo stati vittime – dice al Gazzettino del Chianti – di episodi d’intolleranza, la chiamerei intolleranza d’appartenenza. Quando il nostro gruppo è nato, per l’esattezza a Panzano in Chianti, ci incontravamo nella sala delle Capriate, spazio pubblico dato in gestione dal Comune al Grondino".

     

    "Ebbene – ricorda – dopo qualche incontro siamo stati invitati a lasciare la stanza perché evidentemente qualcuno aveva fatto notare al Grondino che nello statuto della convenzione era ben evidenziato che lo spazio non poteva essere concesso per riunioni politiche. Impedendo così di fatto la nascita di ogni qualsivoglia formazione politica al di fuori dei partiti, per i quali esistono gli spazi deputati che col tempo, grazie anche al finanziamento pubblico, si sono costruiti".

     

    "Ma come – domanda provocatoriamente Butini – un territorio che si è fortemente impegnato per far avere uno spazio pubblico di preghiera ai numerosi musulmani che vivono a Greve, nel dare uno spazio pubblico ad un’associazione si premunisce d’inserire una clausola del genere? Non è forse questo un atto d’intolleranza d’appartenenza?".

     

    "E non finisce qui – prosegue – Dopo esserci spostati alla casa del popolo di Panzano, fatti due o tre incontri, siamo stati invitati ad uscire anche da lì. Stessa storia con il circolo XX luglio, sempre a Panzano. Sicuri a questo punto che anche la casa del popolo di Greve ci sarebbe stata negata, ci siamo rivolti al circolo Mcl di Greve che ringraziamo fra l’altro per l’ospitalità che ancora oggi ci riserva".

     

    "Preciso – tiene a sottolineare – che per ogni incontro, fin dalla sala delle Capriate, versavamo 10 euro come contributo spese all’associazione che aveva la stanza in gestione. Se non è intolleranza questa!".

     

    "Altro che la vignetta della Kyenge – continua provocatoriamente tornando sullo scontro di questi giorni con Sel di Greve – sul cui tipo di satira si potrebbe disquisire all’infinito. Qui i fatti non lasciano adito a nessun tipo d’interpretazione".

     

    "Purtroppo – dice tornando sulla polemica-Kyenge – su questo territorio non si può parlare di certe tematiche, perché ti rivoltano sempre la frittata facendoti sempre apparire per quello che non sei. Sono tematiche che si prestano a strumentalizzazioni, e Sel è la regina delle strumentalizzazioni di questo tipo".

     

    "Bisogna non criticare niente che sia diverso da te – continua Butini – Si può fare satira usando vignette di tutti ma non evidentemente della ministra Kyenge: non è anche questa una forma celata di razzismo? Non mi pareva che la vignetta fosse offensiva, sinceramente, visto che non curo io il profilo Facebook. Ne avevo vista qualcun altra che mi era sembrata molto più volgare, e l'ho anche riferito a chi di dovere".

     

    "Tutta questa polemica dunque mi sembra che sia davvero strumentale – rilancia – e pura demagogia. Spero davvero che di tematiche così importanti se ne possa parlare in modo serio aperto costruttivo, soprattutto costruttivo, perché il problema di un certo tipo di intolleranza esiste, anche sul nostro territorio, ed invece di far finta che vada tutto bene, sarebbe l'ora di parlarne di certe cose. Ma, ripeto, in modo costruttivo e serio, non strumentale".

     

    "Ecco perché – conclude – sono così infastidita da questo tipo di strumentalizzazioni assai tendenziose, al solito “si predica bene e si razzola male”, come si suol dire dalle nostre parti. Era al corrente il gruppo di Sel di tutte queste nostre vicissitudini? Non è “esterrefatto”? Non sono atti gravi d’intolleranza d’appartenenza? Ora io dico, invece di essere chi esterrefatto da una parte, chi infastidito dall’altra, potremmo parlarci e discutere pur essendo su posizioni diverse, ma per favore, finiamola con le polemiche sterili e di facciata, perché davvero non servono a niente e a nessuno".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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