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domenica 14 Agosto 2022
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    Ancora polemiche attorno al Birillo: duro attacco di Franchi e Zoppini all’assessore Laura Cioni

    Sotto accusa la selezione per il bando di Fondazione CR Firenze: "Quella clausola fu restrittiva e discriminatoria. Scelta fallimentare per la quale si doveva assumersi la responsabilità politica"

    IMPRUNETA – Passata la pausa dovuta al momento più acuto dell’emergenza-Covid, la politica locale imprunetina ha ripreso da dove aveva lasciato. Ovvero a darsi sberle a destra e a manca.

    Stavolta l’attacco, molto duro, arriva dai due consiglieri comunali più giovani: Matteo Zoppini (Fratelli d’Italia, Centrodestra per Impruneta) e Gabriele Franchi (Cittadini per Impruneta).

    Il tema è quello ormai annoso della vecchia stazione di Tavarnuzze, il Birillo. Destinataria Laura Cioni, ovvero l’assessore che in questi due anni l’ha seguita in prima persona.

    L’accusa verte in quella che Zoppini e Franchi definiscono “l’incapacità di giustificare scelte rivelatesi poi del tutto fallimentari”. 

    Scelte riferite all’attuale situazione del Birillo (vuoto). Ma in particolare alla selezione, da parte del Comune di Impruneta, che andò alla ricerca di progetti (per attingere a finanziamenti esterni nell’ambito di un bando di Fondazione CR Firenze) che non sortì effetti. E che è di nuovo al centro dell’azione dei due consiglieri comunali di opposizione.

    Che ricordano come “nel consiglio comunale del 27 giugno 2019 2019 venne discussa la mozione urgente presentata dai quattro gruppi consiliari di opposizione dal titolo “Modifica bando ex stazione di Tavarnuzze”. Tale mozione chiedeva di eliminare una clausola ritenuta restrittiva e discriminatoria dalla “Manifestazione d’interesse” redatta dal nostro Comune al fine di partecipare al bando “Spazi Attivi” della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze: tale clausola prevedeva che l’accesso alla co-progettazione era riservato solo a soggetti che avessero già gestito per almeno tre anni un immobile pubblico”.

    “La mozione venne respinta dal gruppo di maggioranza – ricordano – e nel corso della discussione Cioni intervenne due volte per spiegare le ragioni per le quali era stata inserita la suddetta clausola e i motivi per cui la maggioranza avrebbe votato contro la mozione delle opposizioni. L’assessore giudicò “non fondata” la mozione dal momento che, a suo dire, l’amministrazione aveva inserito la clausola “per recepire le indicazioni dell’Anac”, ovvero la delibera n.32 del 20 gennaio 2016. Cioni disse che era il documento in questione a disciplinare “queste nuove forme di co-progettazione”, dal momento che vi sono indicati i requisiti “tecnici, professionali e sociali” di cui i Comuni devono tenere conto nella “modalità d’individuazione di un soggetto partner dell’ente”, e che tra questi criteri vi è anche “l’esperienza maturata”. Secondo Cioni era necessaria una “qualifica principale per garantire una professionalità di partenza””.

    “La delibera Anac n. 32 del 20 gennaio 2016 citata dall’assessore – riprendono Franchi e Zoppini – è un documento di 43 pagine che prende il titolo di “Determinazione Linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali”. Al punto 5, “La co-progettazione” (pp. 10-11), vengono chiarite le fasi di articolazione del percorso di co-progettazione. Queste le prime due: a) pubblicazione di un avviso di interesse con cui si rende nota la volontà di procedere alla co-progettazione. Nell’avviso sono indicati un progetto di massima, nonché i criteri e le modalità che saranno utilizzati per l’individuazione del progetto o dei progetti definitivib) individuazione del soggetto o dei soggetti partner dell’ente mediante una selezione volta a valutare i seguenti aspetti: -possesso dei requisiti di ordine generale, […], tecnici, professionali e sociali (tra cui l’esperienza maturata); – caratteristiche della proposta progettuale; – costi del progetto”.

    L’assessore Laura Cioni

    “Questo passo rende senza dubbio chiari alcuni aspetti – aggiungono i due consiglieri comunali – In primis, l’accertamento dei requisiti previsti viene indicato da attuarsi dopo la pubblicazione da parte dell’ente dell’avviso di interesse, al momento della scelta tra i progetti che sono stati presentati. Inoltre, il requisito dell’esperienza maturata non appare come un criterio vincolante (o almeno come non l’unico), e soprattutto non è in alcun modo specificato che per esperienza si intenda l’aver già gestito per un certo periodo un immobile pubblico: il termine “esperienza maturata” si presta evidentemente a più significati, tra cui ad esempio l’esperienza di un soggetto nel proprio settore, l’esperienza di un soggetto nella co-progettazione con enti pubblici”.

    “Alla luce di ciò – sono convinti Franchi e Zoppini – risulta dunque che le linee guida dell’Anac siano state mal interpretate. A rendere ancora più fondata la mozione vi sono le affermazioni del punto n. 2 della delibera, “La concorrenza nel settore dei servizi sociali” (pp.5-6): … Attraverso la co-progettazione, invece, l’amministrazione sarà adiuvata dai soggetti del terzo settore […]. Al fine di consentire la concorrenza per il mercato, è necessario che gli enti affidanti non richiedano requisiti di partecipazione troppo stringenti che possano funzionare da barriere all’ingresso […] o criteri di valutazione che premino eccessivamente determinate caratteristiche possedute solo da taluni individui“.

    “Le scelte della giunta comunale – sottolineano – paiono invece contrastare queste direttive, poiché la clausola inserita nella “Manifestazione d’interesse” del Birillo risulta un requisito di partecipazione troppo stringente, in conseguenza del quale infatti un solo progetto è stato presentato. L’amministrazione comunale ha inserito nella “Manifestazione d’interesse” per il bando la specifica clausola unicamente per una propria volontà politica, mentre non trovano riscontro le affermazioni secondo cui il criterio dell’aver gestito per tre”.

    Dal passato, si arirva al presente: “Abbiamo presentato una domanda d’attualità sulla questione, discussa nel consiglio comunale dei giorni scorsi: l’assessore Cioni ha detto che non bisogna guardare al passato e alle vecchie dichiarazioni, ma al futuro del Birillo, senza rispondere minimamente ai tre quesiti posti nel merito della delibera Anac”.

    “Se il Birillo oggi è un fossile vuoto – concludono – una cattedrale nel deserto priva di utilizzo, la colpa è anche di quella clausola restrittiva che impedì a molte associazioni di potersi presentare alla “Manifestazione d’interesse”, da cui magari si sarebbe potuto scegliere un progetto migliore e in grado forse di farci aggiudicare i soldi del bando. Tutti possono fare degli errori, ma se si è una carica pubblica bisogna rispondere delle conseguenze a cui questi hanno portato. E, soprattutto si deve ammetterlo. Nel rispetto delle istituzioni e dei cittadini”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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