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martedì 18 Giugno 2024
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    Artenova di Leonardo Parisi in Palazzo Vecchio per la personale di Elisabetta Rogai

    La mostra dei dipinti realizzati con il vino (EnoArte) dall'artista fiorentino-sancascianese accompagnate dalle giare in terracotta di Impruneta

    IMPRUNETA – In occasione del G20 dell’Agricoltura, che si svolgerà a Firenze il 17 e 18 settembre 2021, il Comune di Firenze e l’associazione Le Donne del Vino promuovono “Territori, arte e cultura del vino a Palazzo Vecchio. L’enoarte di Elisabetta Rogai”, mostra personale dell’artista fiorentina (ormai sancascianese d’adozione) nota a livello italiano e internazionale.

    L’inaugurazione si è svolta venerdì 3 settembrenella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. La vicesindaca di Firenze, Alessia Bettini – insieme a Cecilia del Re (assessore all’agricoltura urbana, ambiente e turismo), a Eugenio Giani (presidente della Regione Toscana) e a Cristina Acidini (presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze) – hanno tagliato il nastro.

    Promossa dal Comune di Firenze e dall’associazione Le Donne del Vino, l’esposizione personale di Elisabetta Rogai rientra nel programma di appuntamenti collaterali del G20 dell’Agricoltura che si terrà a Firenze il 17 e il 18 settembre prossimi.

    Con un altro “affluente”, fatto di lavoro, storia, contenuti.

    Vino, arte, storia e… terracotta, ma principalmente passione, le mille forme di abbinamento che indicano come nasce lo sviluppo per le aziende della terracotta, nella zona dell’Impruneta, e il vino, un legame tra mondi diversi ma compatibili, presente in tutte le forme artistiche dai tempi antichi, vino come ruolo culturale e sociale, che rispecchia una parte centrale della nostra vita.

    Rapporti che hanno conosciuto un nuovo impulso, in particolare nel settore del vino in anni più recenti, tali da chiamarle operazioni di marketing, prima con operazioni spot pubblicitari, a seguire le grandi cantine realizzate da architetti di grido, le performance d’arte nei vigneti e nelle cantine fino alla ricerca style nelle etichette e nel packaging di artisti.

    Ma le strade del vino sono davvero infinite e oggi Artenova, supporta attivamente la grande personale di Elisabetta Rogai in Palazzo Vecchio, abbinando la storia delle giare di terracotta di Leonardo Parisi storia a quella di EnoArte, una storia personale e originale, la riscoperta di questo antichissimo metodo di vinificazione del vino, quello in anfore di terracotta.

    Artenova, dopo una decennale esperienza nella produzione di manufatti artistico-ornamentali ha deciso di rispondere ad una flessione della domanda di mercato, iniziando ad utilizzare, dopo una lunga fase di sperimentazione, la pregiata argilla di Impruneta per la realizzazione di grandi giare in terracotta per la lavorazione del vino, un nuovo corso aziendale, grazie anche alla preziosa collaborazione interdisciplinare di vari esperti, che ne ha sancito un immediato successo internazionale.

    Come racconta Leonardo Parisi, proprietario di Artenova, “la terracotta in terra toscana, una terra eccellente e di altissima qualità, ha infatti le caratteristiche ideali per la vinificazione e la maturazione del vino, è, ad esempio, un ottimo isolante termico e quindi ha la capacità preservare il vino da pericolosi sbalzi di temperatura, mentre la sua porosità consente allo stesso di conservare una giusta ossigenazione e tutto ciò, poiché la terracotta è un materiale inerte, avviene senza trasmettere alcun tipo di sapore. Cosa che invece non accade quando il vino è conservato nel legno”.

    “La semplice argilla – prosegue – viene trasformata in strumenti di lavoro oppure in splendidi ornamenti per giardini e case, oggetti che prendono mille forme diverse, praticamente la rivoluzione della terracotta che vuole mantenere il metodo più antico per conservare il vino, infatti la storia racconta che gli antichi Greci e i Romani usavano anfore per trasportare e immagazzinare il vino, ma pochi sanno che analogamente impiegavano orci in terracotta, spesso interrati, per la fermentazione e la conservazione dello stesso”.

    “Oggi – riprende – usare la terracotta per la vinificazione significa riscoprire una tradizione antica di secoli e allo stesso tempo valorizzare un materiale naturale e attualissimo che, se usato correttamente, è praticamente eterno”.

    “Questo – specifica Parisi – è un mercato di nicchia, ma si riscontra un grande interesse da parte di nomi importanti dell’enologia italiana e mondiale che porta a pensare ad un trend generale in ascesa”.

    “La terracotta – conclude- fornisce un ottimo isolamento termico creando una ottima ossigenazione del vino, conservando l’integrità dell’uva, il vino si presenta con un colore rosso porpora intenso, deciso e profondo, il profumo dona sensazioni di confettura di frutti rossi in primo piano accompagnate da note leggermente tostate, speziate e di pepe oltreché un sentore minerale dovuto alla terracotta. In bocca una certa morbidezza è resa vitale da una buona vena di freschezza e tannicità”.

    Questa è la storia affascinante della Fornace imprunetina di Leonardo Parisi, dal punto di vista storico e culturale, con la riscoperta dei contenitori in argilla, materiale che fa parte delle nostre radici, un brillante futuro per un “nuovo” contenitore la cui storia appartiene al passato.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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