venerdì 7 Agosto 2020
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    “Due spezzoni, due testimonianze in ricordo del bombardamento di Impruneta del 1944”

    "Appena rientrati, si sentì in lontananza il rumore di alcuni cacciabombardieri. Noi ragazzi, sempre curiosi, uscimmo dal retro della carbonaia verso le rampe del Monte di Sant'Antonio..."

    Il bombardamento dell’Impruneta fu il danno più grave del Chianti sia per la grande quantità di morti (oltre 60) sia per i danni alla Basilica. Che però fu subito – in soli due anni – con sporte, scale e picconi ricostruita. Allego due spezzoni dei libri sull’evento, con preghiera di pubblicazione. E sentiti ringraziamenti.

    Maria Pratesi

    IL BOMBARDAMENTO ALL’IMPRUNETA

    Dal diario di Suor Margherita

    Il giorno 25 stavo guardando in Piazza quando vidi avvicinarsi due soldati tedeschi al nostro cancello che era rimasto aperto; prima che fossero giunti in prossimità di questo, andai di corsa al cancello e senza parere domandai loro che cosa desiderassero; mi dissero che volevano vedere tutti i nostri rifugi per assicurarsi che erano buoni.

    Mi turbai internamente senza farlo notare, perchè in quel momento gli uomini erano un po’ in giro per i chiostri e sparsi qua e là, così pure le bimbe.

    Con garbo risposi che io non comandavo nulla e che avrei domandato il permesso al Pastore, come essi dicevano.Chiusi delicatamente il cancello e volai ad avvertire tutti che si nascondessero…Fu un fuggi fuggi generale, poi chiamai Monsignore che accorse subito, venne pure la Superiora e le altre suore.

    Si fecero entrare con la massima cordialità. Le figliose si fecero entrare tutte in un rifugio, gli uomini si nascosero nelle soffitte ed ai tedeschi si fece vedere i rifugi vuoti; essi ci assicurarono che erano buoni, poi uscirono.

    (“Il passaggio del fronte all’Impruneta” – Paolo Paoletti -pag 62)

    NELLA CARBONAIA

    Mentre eravamo a vedere questo disastro ci chiamarono i genitori perché rientrassimo alla svelta nel rifugio.

    Appena rientrati, si sentì in lontananza il rumore di alcuni cacciabombardieri. Noi ragazzi, sempre curiosi, uscimmo dal retro della carbonaia verso le rampe del Monte di Sant’Antonio e, per vedere meglio, salimmo sugli ulivi.

    I caccia si buttavano in picchiata verso la casa del Rigacci e verso Fabbiolle, dove i tedeschi avevano collocato un cannone mascherato che impedì l’avanzamento alleato per diversi giorni.

    Sugli ulivi seguivamo affascinati le esplosioni delle bombe su Fabbiolle. Ma, a un certo punto fummo allertati dal rumore delle fortezze volanti che si stavano avvicinando.

    Contemporaneamente giunsero a noi le voci affannate e minacciose dei genitori che ci intimavano di rientrare nel rifugio.

    (“Sotto le bombe” – Ferdinando Rossi – pag 20)

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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