mercoledì 12 Agosto 2020
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    L’appello ai sindaci da Villa Corsini: “Date agli operatori i dati sui quali riprogrammare il futuro”

    "Una fotografia di questi territori su cui poggiare la ricostruzione. In modo che si possa procedere con consapevolezza e non, come in tutti questi anni, a fari spenti"

    IMPRUNETA – Una chiacchierata pomeridiana nata per mettere sul tavolo idee e spunti sulla base dei quali ripensare al futuro del territorio del Chianti e delle colline fiorentine.

    In particolare dal punto di vista del turismo, della ricezione, della ristorazione, dell’artigianato.

    Domenica 5 luglio a Villa Corsini a Mezzomonte se n’è parlato nell’ambito di #e-StateInVilla, l’evento che sta portando migliaia di persone a conoscere (per la prima volta in questa modalità aperta al pubblico) un vero gioiello di storia, architettura e bellezza.

    Lo si è fatto alla presenza dei sindaci di Impruneta (Alessio Calamandrei), San Casciano (Roberto Ciappi), Greve in Chianti (Paolo Sottani), Bagno a Ripoli (Francesco Casini).

    “Abbiamo deciso di fare questo evento – ha spiegato Tommaso Corsini – perché durante la quarantena in tanti modi abbiamo pensato a come ripartire. Noi facciamo eventi, ci occupiamo di effimero. Poi però ti dici: ma cosa passa dagli eventi? I momenti gioiosi delle persone, le fiere, i congressi, momenti che fanno crescere le aziende. Pur non essendo il mondo degli eventi una entità riconosciuta, è però a sostegno di ogni cosa che accade. E muove economia”.

    “Ci siamo detti – ha proseguito – qual è la base culturale da cui ripartire? Da quello che siamo. E ne abbiamo parlato con CNA. Mettendo insieme gli attori dell’artigianato fiorentino, le fornaci imprunetine, riaprendo in fretta e furia per offrire la villa al pubblico per la prima volta nella storia. Abbiamo cercato di far ripartire l’offerta”.

    Perché, ha sottolineato, “Firenze è Firenze, lavora su logiche e dinamiche di grande città essendo poco più che un villaggio. Un punto di forza per il nostro territorio ma anche di debolezza. I comuni del Chianti e delle colline fiorentine possono attingere dal bacino industriale e turistico di Firenze. Che al momento, come sappiamo tutti, sui flussi turistici è andato ko. I grandi attori del turismo falliranno per un terzo, i due terzi stanno riducendo in modo terribile la manodopera. Prima di arrivare ai numeri del 2019 serviranno anni”.

    Da qui, le opportunità: “È molto difficile ma anche un’occasione più unica che rara. Modificare il fiume in piena prima era impossibile, organizzare il letto del fiume a fiume prosciugato è molto più possibile. È il momento di unire le azioni dei nostri territori. Lanciarci una sfida, che deve essere quella di sfruttare i prodotti turistici omogenei. Nella ricostruzione dei flussi si riesca a creare un lavoro di professionalizzazione dei mestieri, di de-stagionalizzazione, crescita strutturata. E questo non vale solo per il turismo”.

    Da qui, infine, l’appello: “Noi operatori – ha concluso Corsini – non chiediamo alle amministrazioni pubbliche di investire in promozione, in marketing, quello è compito nostro. Alle amministrazioni pubbliche chiediamo di fornirci un quadro esatto e completo della situazione attuale. Una fotografia (su presenza delle strutture, permanenze medie, spese medie, …) di questi territori, che rappresenti la vera base su cui poggiare la ricostruzione. In modo che si possa procedere con consapevolezza e non, come in tutti questi anni, a fari spenti”.

    Una richiesta alla quale hanno aderito tutti e quattro i sindaci: “Sono abbastanza convinto – ha detto Calamandrei – che il turista post-Covid prima di andare a infilarsi dentro la città ripartirà da fuori, per poi utilizzare la città stessa. E alcuni segnali mi sembra stiano già arrivando. Per quanto riguarda i dati, a Impruneta ad esempio fra 2018 e 2019 siamo passati da 2,8 a 3,9 giorni di permanenza media a turista. Le amministrazioni devono fare la loro parte, è fuor di dubbio, ma anche gli operatori turistici e le strutture non possono più vendere la Toscana in un giorno”.

    “Anche le nostre attività turistico ricettive – ha ammesso Paolo Sottani – devono rivedere un po’ quello che erano. Il Chianti era un turismo di fascia alta, con crescita anno su anno. Il 2020 doveva essere un sold out. Inoltre non siamo più, da tempo, un territorio dipendente da Firenze e Siena, anzi è l’opposto, portiamo noi i turisti nelle città”. 

    “Questo tipo di impostazione – ha concluso – ha però fatto sì, ad esempio, che sia stato completamente abbandonato il turismo italiano per focalizzarsi quasi esclusivamente su quello straniero. Per tornare ai numeri serve concentrarsi anche sul turista italiano. Quello che vedo di positivo è che ancora c’è la voglia di venire qua da noi. Poi, certo, sarà nostro compito fornire agli operatori una quadro di dati il più possibile accurato. Per poter permettere la realizzazione di piani industriali concreti”.

    Perché c’è una pagina completamente bianca, in cui ogni tratto è stato letteralmente spazzato via dal Covid. E può essere una grande opportunità, ma anche un blocco totale.

    Per scrivere e disegnare su questo foglio bianco servono gli strumenti, poi starà agli operatori privati, agli investitori, assumersi il rischio su cosa e come scriverlo. Ma per farlo serve la conoscenza iniziale.

    “Sarà importante – ha riflettuto il sindaco sancascianese Roberto Ciappi – mettere in rete non solo la bellezza del territorio, la vicinanza con Firenze, ma anche tutto quello che è il mondo dell’artigianato. Che spesso fa fatica ad essere messo sul piatto della bilancia. Non dobbiamo trasformarci in Gardaland, serve un territorio vero in cui il turista trova, semplicemente, la vita di tutti i giorni”.

    “Ci muoveremo per far fornire dati il più accurati possibile – ha concluso il sindaco di Bagno a Ripoli Casini – ma dobbiamo essere anche consapevoli di una cosa: servono rapidità di esecuzione e progettualità. Adesso più che mai non possiamo stare a discutere un anno di strategie o iniziative. Vanno individuate rapidamente, in rispetto a tutto quello che siamo e vogliamo essere, e soprattutto progettate. Perché poi, con la progettualità chiara definita, saremo pronti per andare a intercettare fondi e finanziamenti che arriveranno”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA 

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