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mercoledì 28 Settembre 2022
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    “Nessun segnale di cambiamento. E’ stata scelta la via di un confortevole declino”

    IMPRUNETA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Giuseppe Aglietti, imprunetino sempre attento allo svolgimento della vita politica nel suo comune. E che fa le sue considerazioni sui primi mesi della giunta guidata dal sindaco Alessio Calamandrei.

     

    Caro direttore, dopo sei mesi di governo Calamandrei l’'età dell’oro non si è ancora intravista.

     

    Aspettavamo segnali forti di discontinuità ma la musica sembra la stessa anche se sono cambiati vari suonatori, alcuni forestieri.

     

    La giunta governa come le precedenti con promesse e annunci usando verbi come lavorare e studiare, declinati al presente progressivo (stiamo lavorando, studiando) cui non seguono decisioni operative.

     

    I pezzi grossi del Pd sembrano più occupati a litigare, con l’'alibi delle primarie, che a sostenere l'’amministrazione. Le minoranze, d’'altra parte, si adagiano su mozioni condivise, timidi suggerimenti, affollati osservatori e tavoli d’'intesa, in attesa di chissà quale rinascita o nell'’aspettativa di soccorrere i vincitori.

     

    L’'unica opposizione “ruspante”, la Lombardini, è stata suicidata dai suoi e da allora è bon ton. La giunta è nuova ma l’'atteggiamento è quello vecchio.

     

    Dall'’alto di una struttura di sostegno di cento dipendenti, pretende osservazioni meticolosamente argomentate e si aggrappa a sbavature marginali per castigare i critici, alla faccia del principio che è facoltà delle opposizioni chiedere e sbagliare in buona fede mentre è dovere dell'’amministrazione spiegare e render conto del proprio operato.

     

    Nel frattempo il paese resta in sofferenza. Bande di giovani vandalizzano e impediscono il riposo, auto e motorini smarmittati impazzano a velocità folli, e ladri svaligiano sistematicamente le case. Le debordanti feste senza regole paralizzano il capoluogo.

     

    La messa in sicurezza degli edifici pubblici è incerta. I turisti trovano chiuso e i ristoranti soffrono la concorrenza di osti improvvisati. Il sostegno ai disagiati è precario. Le slot rovina famiglie imperversano anche in molte associazioni di promozione sociale. La depurazione è un ricordo pre-elettorale. La differenziata è ferma. Le scuole colabrodo non si sa quando riapriranno. Il bilancio economico del Comune ha un deficit permanente che supera abbondantemente il milione.

     

    A questo “buco” hanno contribuito i contorcimenti del Governo, indeciso a tutto, ma restano e si ampliano le specifiche debolezze strutturali. Le entrate “ordinarie” non riescono da decenni a coprire le spese e le rate dei mutui incautamente accumulati.

     

    La stessa manutenzione urgente delle scuole è “coperta” da operazioni puramente contabili. Nessuno richiama i criteri del buon governo cioè efficacia, efficienza, competenza ed equità da applicarsi alla riorganizzazione burocratica, all’impiego rigoroso delle risorse, alla gestione e al controllo del personale, all’'esecuzione efficace dei servizi, alla sostenibilità, manutenzione e funzionalità delle opere pubbliche a un’'amministrazione insomma snella con dipendenti impegnati nel controllo sostanziale del territorio e dei servizi piuttosto nell'’istruzione di pratiche.

     

    Ai sindaci è bastato in passato scagliarsi contro il patto di stabilità ma questo non eviterà agli imprunetini un consistente salasso per colmare il passivo ora che il governo consente ai sindaci di aumentare ad libitum tasse e addizionali.

     

    Si nega la gravità del problema quando il buon senso consiglierebbe di ammettere le difficoltà, predisporre un piano di rientro e chiedere alle forze sociali e politiche di contribuire al risanamento, mantenendo i rispettivi ruoli.

     

    Infatti, più che con chiacchiere socio-politiche il Comune può ridurre le differenze sociali dando a tutti servizi efficaci ed efficienti. Penso però che un governo rigoroso non sia in sintonia col carattere degli imprunetini che sembrano aver scelto un lento e confortevole declino rispetto a un rinnovamento che li forzerebbe a entrare nel mondo attuale e competere con gli altri.

     

    Lasciateci fare che cavolo ci pare – sembrano dire – senza romperci i corbelli, non toccate le nostre feste e non cambiate nulla. Non è un vizio solo imprunetino ma qui è accentuato ed esaltato come virtù “figa” e “identitaria”.

     

    Giuseppe Aglietti

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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