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martedì 29 Novembre 2022
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    La presentazione (di mostra e chiesa) in un testo di Urbano Meucci (Amici del Borgo di Montebuoni)

    TAVARNUZZE (MONTEBUONI) – Nella due giorni a tutto Medioevo che sabato 13 e domenica 14 giugno animerà Tavarnuzze (clicca qui per leggere l'articolo) si potrà anche visitare la chiesa di San Pietro a Montebuoni e ammirare l'esposizione degli oggetti liturgici e dei paramenti sacri (in foto) allestita dagli Amici del Borgo di Montebuoni.

     

    Che condividono sul Gazzettino del Chianti questo bellissimo e interessantissimo testo di presentazione (di Urbano Meucci), della chiesa e della mostra.

     

    La chiesa di San Pietro a Montebuoni (in antico Sanctus Petrus de Muliermala) è documentata almeno dal 1061 ai piedi del castello dei Buondelmonti distrutto dai fiorentini nel 1135 perché di ostacolo ai loro commerci e alla loro espansione territoriale; e i Buondelmonti non solo ne furono patroni e la dotarono di rendite, ma vi ebbero diversi rettori tra cui don Filippo al tempo del quale, nel 1518, ricevette l’ambito titolo di prioria.

     

    Oggi, perduto l’aspetto medievale originario, si presenta nelle forme assunte tra il XVII e il XVIII secolo, quando fu interamente ristrutturata.

     

    L’aula, ad una sola navata, è coperta da una finta volta a botte ed è  caratterizzata da un imponente arco serliano che introduce al presbiterio rialzato dove s’impone un altare settecentesco a finto marmo.

     

    Nella volta del presbiterio e nelle due lunette laterali sono raffigurati rispettivamente San Pietro in gloria ed episodi della sua vita dipinti a fresco nel XVIII secolo da Giacinto Fabbroni, mentre lungo le pareti della navata figurano una tavola a fondo oro di  Lorenzo di Bicci raffigurante la Madonna col Bambino, un reliquiario di San Pietro in legno dorato e argentato di epoca barocca e un crocifisso processionale di probabile fattura quattro- cinquecentesca.

     

    All’inizio della parete di sinistra un piccolo battistero, costruito all’inizio del XVIII secolo, accoglie un fonte battesimale in pietra serena e un dipinto settecentesco raffigurante il Battesimo di Gesù, mentre in controfacciata, nella cantoria sopra il portale d’ingresso,  trova posto un organo fabbricato nella seconda metà dell’Ottocento dal noto costruttore di organi casentinese Giuseppe Chisci in sostituzione di uno settecentesco ormai deteriorato.

     

    Purtroppo  nella seconda metà del secolo scorso la chiesa ha subito al suo interno non poche manomissioni, tuttavia resta sempre una delle emergenze storico-artistiche più significative del territorio comunale.

     

    Adiacente alla chiesa, sul lato destro guardando la facciata, si trova un oratorio dove si riuniva la Compagnia della Santissima Trinità, una di quelle confraternite laiche che associavano alla preghiera opere di misericordia tra cui assistere spiritualmente e materialmente i bisognosi e accompagnare i defunti alla sepoltura.

     

    Pur di origine assai più antica, oggi l’edificio si presenta in forme settecentesche, con le pareti dell’aula ornate dalle immagini dei dodici Apostoli dipinte a fresco all’interno di medaglioni in stucco bianco e oro e con il presbiterio introdotto, a somiglianza della contigua chiesa, da un’ elegante serliana con colonne a finto marmo rosa: qui, sulla parete dietro l’altare, si trovava una grande tela del XVIII secolo, raffigurante la SS. Trinità e riferibile a Pier Dandini, temporaneamente collocata nella chiesa del Sacro Cuore a Tavarnuzze. 

     

    Il vano sotto l’altare continua invece ad accogliere un Cristo Morto in cartapesta, documentato già all’inizio del XVIII secolo, che la sera del Venerdì Santo, al lume delle torce, veniva portato in processione dai membri della Compagnia insieme ai simboli della Passione.

     

    L’oratorio, il cui soffitto affrescato è crollato negli Anni Novanta del secolo scorso, versa in cattive condizioni: comunque da funzionari della Soprintendenza fiorentina è stato ritenuto meritevole di un accurato e completo restauro quale esempio tra i più felici, in ambito locale, di architettura settecentesca.

     

    Nella navata dell’oratorio, in occasione della festa “Tavarnuzze al Castello”, è stata allestita l’esposizione dei paramenti sacri e degli oggetti liturgici della Chiesa di San Pietro a Montebuoni. 

     

    I paramenti liturgici Nell’oratorio della SS.Trinità sono esposti i paramenti liturgici della dotazione della Chiesa di San Pietro. Sono piviali (dal latino pluvialis= mantello con cappuccio per la pioggia) , pianete con stola (mantelli fronte-retro, aperti sui lati)e camici (tuniche lunghe di lino o cotone, con una balza ricamata ai piedi e ai polsi) nei differenti colori liturgici. I colori liturgici Il colore delle vesti liturgiche nei secoli antichi era in prevalenza il bianco.

     

    Solo nell'alto medioevo (VIII – IX secolo) venne lentamente in voga l'uso di colori diversi. La differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede.

     

    Il colore bianco (segno di gioia ed innocenza) si usa nel tempo pasquale, nel tempo di Natale; nella solennità della SS. Trinità,  nella Messa crismale e nelle solennità. 

     

    Il colore rosso (segno del sangue e del fuoco) si usa il l° Gennaio (solennità dell'Ottava del Natale nella circoncisione del Signore), nella Settimana santa; nella Domenica di Pentecoste.  

     

    Il colore verde (simbolo di speranza) si usa invece nel tempo "per annum" dall'Epifania fino al sabato precedente la I Domenica di Quaresima  

     

    Il colore morello (viola scuro, simbolo di preghiera, penitenza, umiltà,) si usa nel tempo di Avvento e Quaresima.; nelle celebrazioni penitenziali e in quelle per i defunti. 

     

    Il colore nero (simbolo della potenza del peccato e della morte) può essere usato nelle celebrazioni per i defunti.

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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