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venerdì 9 Dicembre 2022
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    Lo ha creato l’orafo tavarnuzzino Simone Mencherini per Elisabetta Rogai, che ha dipinto il drappo

    TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – E finalmente si avvicina il giorno del Palio di Siena: cavalli, sventolio di bandiere, colori, passione, il canapo, il mossiere, urla e pianto, delusione ed esaltazione, sventola il cencio.

     

    Fino a poter ghermire il Drappellone del Palio dell’Assunta, il premio ambito dalle 10 contrade: la gente grida, si butta sotto gli zoccoli dei cavalli, si abbraccia e piange: è Siena e la sua gente e il Palio appartiene a Siena e ai senesi ma soprattutto al mondo.

     

    Ad essere stata scelta è stata una artista che della terra ha fatto la sua poesia, del vino, dei frutti della terra Toscana.

     

    Una emozionata Elisabetta Rogai (che ha nelle vene anche sangue… imprunetino) che, allo svelare del “Cencio” nel Palazzo Comunale, il 10 agosto, alla presenza del sindaco Bruno Valentini e di tutte le autorità toscane, svela in tutto il “suo” Drappellone, una vera e propria opera culturale.

     

    Il volto della Madonna che riempie la parte alta del drappo di seta, con lo sguardo rivolto in basso, l’attenzione su un enorme disco dove, come in una foto a 360 gradi, prendono forma i palazzi che circondano piazza del Campo, al centro un cielo azzurro-cobalto illuminato, in oro, dalla luna e dalle stelle.

     

    Attorno, in oro, la scritta “Amate la giustizia voi che governate la terra”, un richiamo all’enciclica sull’ambiente di Papa Francesco, affinché l’umanità cambi il modello di sviluppo per proteggere la casa comune.

     

    Sul capo della Vergine un’aureola di spighe di grano, usando la tecnica antica a foglia d’oro, dunque le immagini delle 10 contrade al canape, i barberi,  raffigurate nelle biglie in mano ad un “cittino” senese, speranza e nuova vita, la  Siena del futuro, in alto sullo sfondo i cipressi, simbolo della Toscana, ed infine l’immagine della Madonna, l’Assunta in cielo.

     

    Che l’artista vede come donna, materna, dolce, ma ferma, imponente, iconica nella sua veste di Grande Madre Terra, emblematica, una meraviglia di sintesi nella quale è riposta la nostra essenza di Cristiani, un messaggio così breve, quello dell’Artista, ma così splendidamente intenso, pieno di immagini e simboli.

     

    L’artista, innamorata della senesità, per ricordo di un giorno importante per la sua vita di donna e artista, ha creato con uno dei più rappresentativi orafi fiorentini un oggetto simbolico, la sua Siena al dito.

     

    Un gioiello creato per lei dall’orafo di Tavarnuzze Simone Mencherini, le torri di Siena e la testa di un cavallo, la pazza criniera al vento venata da brillanti neri e bianchi, i colori di Siena, le torri, che tanti Drappelloni hanno vissuto e visto sventolare, vive, altere e maestose sulla piazza a conchiglia, rossa di mattoni, rossa di passione, quasi incapace di contenere tanta gioia, rabbia, esaltazione, energia e storia di un popolo.

     

    Prossimo arrivo invece, la “Linea Vite” sempre disegnata dall’orafo Simone Mencherini, la linea Elisabetta Rogai by Simone Mencherini, che sarà presentata alla Festa dell’Uva all’Impruneta il 26 settembre alla Fornace Mital della famiglia Mariani.

     

    Un incontro d’arte, creatività pura ma anche artigianato, lavoro di mani, le mani artigiane che tutto il mondo ci invidia, le botteghe, i maestri d’arte di Firenze.

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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