IMPRUNETA – L’emergenza Covid-19 non sta risparmiando nessun Paese, nemmeno dall’altra parte del mondo.
Lo sa bene Stefano Matteini, imprunetino, che vive a Brisbane, in Australia. Stefano è partito sei anni fa per l’Australia “i primi due anni li ho passati girandola, poi da quattro anni a questa parte mi sono trasferito a Brisbane, a nord di Sydney”.
Stefano lavora come imbianchino e tutto procedeva per il meglio, fino a qualche settimane fa: “Tutto è iniziato circa due settimane fa, quando sono arrivati i primi casi da Coronavirus anche qui”.
“In realtà – specifica- avevamo registrato anche alcuni casi a gennaio, di persone arrivate dalla Cina, ma sono riusciti subito a trovare il paziente zero e a bloccare tutto”
“Il vero problema – racconta – è iniziato appunto due settimane fa con tutti i rimpatri: a causa dell’emergenza globale tantissimi australiani che si trovavano in Europa, Iran, Cina e Stati Uniti, hanno fatto ritorno in Australia, portando con loro anche il virus. A ciò bisogna aggiungere le crociere: quelle sono andate a peggiorare la situazione”.

Anche se le misure attuate in Australia, rispetto all’Italia, sono abbastanza “leggere”, ad oggi si contano meno di seimila contagi e “solo” 48 decessi.
“Attualmente, non c’è un vero e proprio lockdown qui a Brisbane – prosegue – I ristoranti, bar, pub, club, palestre sono chiusi, ma molte attività proseguono. Ad esempio, io, come edilizia, sto continuando ad andare a lavorare, molti negozi di abbigliamento, addirittura i parrucchieri sono tutt’ora aperti. Anche le scuole continuano normalmente le loro lezioni”.
“Per quanto riguarda gli uffici – dice ancora – non c’è l’obbligo dello smart working, la decisione spetta al datore di lavoro. Molti lo hanno adottato, ma non tutti. Possiamo ancora fare attività fisica all’aperto, l’importante è che non ci siano assembramenti di persone superiore a due”.
“All’inizio le spiagge erano aperte – racconta ancora Stefano – tuttavia, il giorno dopo aver spiegato le norme di sicurezza, a Bondi Beach c’erano 25mila persone, tutta ammassate: il giorno dopo hanno chiuso anche le spiagge”.
Per il resto… tutto il mondo è paese: “Dopo l’emergenza, i supermercati sono stati presi talmente d’assalto che hanno dovuto fare delle restrizioni. Ad esempio alcuni alimenti, come pasta, condimenti, legumi, carta igienica non possono superare le due unità per scontrino”.
E riguardo la carta igienica “ho personalmente visto due persone litigare e quasi venire alle mani per la carta igienica. C’era un uomo che aveva sul carrello 8-9 pacchi di carta igienica e non voleva cederne nemmeno uno a chi non ne aveva. Scene assurde che mai avrei pensato di vedere nella mia vita!”.

“Ciò che mi preoccupa molto – confessa – è la mia situazione da immigrato, non essendo né cittadino australiano. Sia il primo ministro che il ministro dell’immigrazione hanno infatti annunciato chiaramente che per noi (immigrati) non ci sarà alcun tipo di aiuto da parte dello Stato. È molto brutto sentirsi discriminato, sentirsi di serie B: io, come moltissimi altri, pago le tasse qui, contribuisco a mandare avanti l’economia. Perché chiuderci la porta in faccia nel momento del bisogno?”.
“Ad oggi – chiarisce – in molti pensano che il governo australiano stia affrontando la crisi con troppa leggerezza: in questi giorni i miei colleghi, i miei vicini, i miei amici, mi fermano chiedendomi indicazioni e consigli sul comportamento da adottare, ritenendo l’approccio restrittivo dell’Italia migliore e l’informazione italiana più puntuale rispetto a quella australiana”.
“Per questo – conclude – mi sento di dire oggi più che mai che sono fiero di essere italiano, e sono fiero del mio paese, nonostante il periodo che sta passando”.
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