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venerdì 1 Luglio 2022
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    Dal Ferrone ad Auschwitz: il viaggio di sola andata della famiglia Calò

    FERRONE (IMPRUNETA-GREVE IN CHIANTI) – Solo nel campo di concentramento di Auschwitz  furono uccisi quasi un milione e mezzo di ebrei.

    Tra queste persone c’era anche una famiglia di ebrei fiorentini sfollata nella frazione del Ferrone, nel comune di Impruneta, la famiglia Calò.

    Il ricercatore Nardo Bonomi, di Greve in Chianti dopo due anni d’intense e difficili ricerche, nel 2004 in occasione del “Giorno della Memoria” presentò al sindaco di Impruneta Ida Beneforti la triste vicenda di questa famiglia.

    Fernando Calò era un modesto venditore ambulante di merceria, la famiglia era composta dalla moglie Iride Spizzichino, i figli Mario, Fiorella e Sara, oltre ai suoceri Alfredo Spizzichino e Fernanda Servi, e la cognata Rina Spizzichino.

    Ecco come spiega il ricercatore Bonomi, la cattura della famiglia ebrea del Ferrone: “Ho trovato diversi documenti nell’archivio storico del Comune di Impruneta, che attestano in modo particolare  il lavoro di due dipendenti che in quel periodo si occupavano di dare la “caccia” agli ebrei della zona, finalizzato all’identificazione e l’esproprio dei loro beni. Forse però, fu altro a fare scattare l’arresto dei Calò”.

    “Il capofamiglia – prosegue Bonomi – si spostava spesso con la corriera per la sua attività commerciale e un giorno, come raccontò un testimone importante al fine delle ricerche effettuate, Mario Casprini (deceduto qualche anno fa) raccontò cheurante il viaggio ebbe un alterco con una fascista del luogo, nel quale si lasciò sfuggire una frase del tipo “Sono un italiano come voi… ora è finita con il fascismo”. Capì subito di avere commesso un’imprudenza, cercando di riappacificarsi con la fascista. Ma non finì lì”.

    “La mattina del 24 gennaio 1944 – prosegue Nardo Bonomi – si presentò davanti alla casa dei Calò una camionetta con due fascisti a bordo: alla guida c’era una guardia comunale di Impruneta (deceduta da diversi anni), tra le urla e i pianti dei bambini. Fiorella aveva quattro mesi e Sara meno di due anni, i fascisti arrestarono le sette persone che si trovavano in casa. Mancava Fernando che si era recato a Firenze. Lo stesso, rientrato al Ferrone, non trovò più i suoi familiari. Li andò a cercare e probabilmente si consegnò per ricongiungersi a loro, che erano stati portati nel campo di Bagno a Ripoli di Villa La Selva. Furono poi trasferiti a Milano al carcere di San Vittore e da lì, il 31 gennaio partì il convoglio n°6 con 605 persone, tra questi la famiglia Calò. Destinazione Auschwitz”.

    Il Gazzettino del Chianti è tornato al Ferrone, in quella casa lungo la via Grevigiana, dove il tempo sembra si sia fermato a quella mattina del 24 gennaio 1944. Le mura sembrano “bombardate”; quella porta semiaperta sembra stia attendendo ancora l’arrivo di quella famiglia di ebrei.

    Non ci siamo fermati, siamo andati a ricercare una testimone già ascoltata dal ricercatore Bonomi.

    La signora Anna Maria Grifoni classe 1932, era una bambina all’epoca, che ha giocato assieme ai figli dei Calò. “I ricordi – racconta – sono dei giochi che facevo insieme con loro, in particolare ho un ricordo chiaro di Mario, frequentava la scuola elementare del luogo e veniva nella bottega della zia Violante. Si erano inseriti benissimo al Ferrone, ricordo che erano vivacissimi, spesso andavamo anche a prendere il latte dalla lattaia”.

    “L’unica cosa che è rimasta dentro di me – conclude – è la scomparsa di questi bambini. Di punto in bianco non gli vedemmo più, per noi piccoli era un mistero e la loro scomparsa per me è rimasto come un dolore che porto ancora dentro, nonostante siano passati molti anni”.

    Un dolore che riaffiora, specie in questo Giorno della Memoria, ma sembra solo sentito dalle persone più anziane, perché sono molti al Ferrone che ancora oggi, specie i più giovani, che non conoscono quanto avvenuto in questa piccola frazione. E un rammarico c’è: il ricercatore Nardo Bonomi non è riuscito ancora a trovare qualcuno disposto ad aiutarlo a pubblicare la sua autorevole ricerca, che non si limita solo alla famiglia Calò ma anche ad altri ebrei della zona.

    Non possiamo limitarci a ricordare lo Shoah un giorno solo dell’anno, c’è bisogno di scrivere e leggere la storia, per non dimenticare.

    L’augurio è che qualcuno pensi seriamente ad aiutare Nardo Bonomi a pubblicare la nostra storia.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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