“Articolo 18: ma sapete… come nacque?”

Oggi si fa un gran parlare dell’articolo 18. Ovvero: l'articolo che si intitola “Reintegrazione nel posto del lavoro” nella versione dello Statuto del lavoratori.

 

La Camusso, i sindacati il Pd (quei pochi dirigenti della sinistra del Pd si sono dimenticati che il Pci di allora si astenne e che se ci fossero stati i Socialisti i democristiani e gli altri partiti Laici lo statuto del lavoratori voluto fortemente da Giacomo Brodoli e dai Socialisti non si sarebbe stato).

 

Oggi è tutto un parlare di articolo 18, sembra che dalla sua abrogazione o dalla sua sopravvivenza dipendano le sorti dell'economia italiana.

 

Ma quando lo Statuto fu approvato non era certo questo il cuore del provvedimento. Al tempo sembrava molto più importante che le guardie giurate non entrassero nella fabbrica per controllare l'attività dei lavoratori che non la possibilità reintegrare i licenziati.

 

Nel  1962 entrano al governo i socialisti, partito di sinistra e quindi – in quei tempi – dei lavoratori. A volere lo Statuto è Giovanni Brodolini, socialista, ministro del Lavoro, che affida la commissione incaricata di redigere il testo a un allora quarantenne docente universitario, Gino Giugni.

 

Ma Brodolini non riesce a vedere approvato dal Parlamento il frutto del suo lavoro: muore per un tumore pochi mesi prima del voto, nell'estate del 1970.

 

Lo Statuto, in precedenza votato al Senato, viene approvato dalla Camera con 217 voti a favore (la maggioranza di centro sinistra – Dc, Psi e Psdi unificati nel Psu, Pri – con l'aggiunta del Pli, al tempo all'opposizione) si astengono Pci, Psiup e Msi e si registrano dieci voti contrari, provenienti non si sa da chi.

 

Ai comunisti quella legge lì non piaceva granch. "Il Pci si è astenuto per sottolineare le serie lacune della legge e l'impegno a urgenti iniziative che rispecchino la realtà della fabbrica", scrive l'Unità del 15 maggio a pagina 2, "il testo definitivo contiene carenze gravi e lascia ancora molte armi, sullo stesso piano giuridico, al padronato".

 

Ma poi qualcosa concede: "Non è tuttavia privo di valore che alcuni di questi diritti vengano generalizzati nella grande maggioranza delle aziende e codificati".

 

Alla Camera interviene Giancarlo Pajetta che sottolinea i punti più negativi del provvedimento: l'esclusione dalle garanzie previste dalla legge dei lavoratori delle aziende fino a 15 dipendenti, la mancanza di norme per i licenziamenti collettivi di rappresaglia.

 

Chi davvero gongola sono i socialisti. "Lo statuto dei lavoratori è legge", strilla a tutta pagina la prima dell'Avanti! del 15 maggio. "Il provvedimento voluto dal compagno Giacomo Brodolini è stato definitivamente approvato", recita l'occhiello.

 

Nell'articolo si attacca "l'atteggiamento dei comunisti, ambiguo e chiaramente elettoralistico", mentre l'articolo di fondo, dal titolo "La Costituzione entra in fabbrica", elogia "il riconoscimento esplicito di una nuova realtà che, dopo le grandi lotte d'autunno, nel vivo delle lotte per le riforme sociali, vede la classe lavoratrice all'offensiva, impegnata nella costruzione di una societa più democratica".

 

Nel 1970 la classe lavoratrice era all'offensiva, oggi quel poco che ne resta è sulla difensiva.

 

E’ vergognoso ed allo stesso tempo pericoloso soffiare sul fuoco della protesta in tutte le città italiane in un momento particolarmente delicato economicamente per il nostro Paese.

 

E’ vergognoso che oggi la Cgil che è sempre stata la cinghia di trasmissione del Pci poi del Pds e Ds anziché mettersi a disposizione per cercare di salvare questo Paese metta a repentaglio la stessa democrazie in Italia.

 

Questo è un momento difficile e tutti dovremo rimboccarci le maniche e non perdere milioni di ore lavorative che tanto servirebbero al rilancio economico.

 

Renzi sta facendo uno sforzo enorme in questo particolare momento storico. I sindacati, la classe operaia, i pensionati che conoscono più di tutti la miseria e le difficoltà di arrivare alla fine del mese con il loro magro stipendio e la loro magra pensione dovrebbero aiutarlo ed invece irresponsabilmente gli fanno la guerra.

 

Dice un vecchio proverbio chiantigiano:… “Speriamo bene dice il rospo….. ma il contadino gli auzza il palo".
 

di Giuliano Sottani… vecchio militante socialista

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