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martedì 27 Settembre 2022
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    “Avevo 3 anni in quel luglio del ’44, quando ci trovammo a dormire insieme ai tedeschi”

    Il racconto di uno dei tanti fatti avvenuti durante gli ultimi giorni di guerra nel nostro territorio. In questo caso non si risolse con la morte di nessuna per alcune circostanze fortuite

    Ho scorso “l’Atlante delle stragi tedesche e fasciste” durante la ritirata al nord e poteva essercene  un’altra, quella di una quarantina di persone ricoverate presso la cantina Francioni a Quattro Strade (Campoli) fra le quali c’ero anch’io treenne, se non fossero intervenuti eventi fortuiti.

    In quel luglio 1944 avevo meno di tre anni ma mi ricordo bene quando una mattina presto sentimmo violenti colpi alla porta chiusa a stanga e si presentarono dei militari tedeschi a spingerci fuori  verso Firenze e contemporaneamente alcuni facevano uscire i buoi dalla stalla per portarseli via.

    # Avete mai consultato l’”Atlante delle stragi Naziste e Fasciste in Italia”? Fatelo…

    Con i miei familiari ,una decina di componenti, raccolte alcune cose per sopravvivere ci incamminammo verso la strada che conduceva a nord verso Mercatale dove i tedeschi avevano approntato zone difensive (Poggiosecco – Montecampolese – Pian di Melograno).

    A Quattrostrade sotto la casa c’è un bello scantinato con volte a botte adatto come rifugio di guerra; dato che i miei erano contadini del proprietario si fermarono lì dove c’erano già altre persone in attesa che passassero le truppe in ritirata.

    Una mattina arrivarono dei soldati tedeschi e un ufficiale con la motocarrozzetta che impartì
    degli ordini ai militari, e lui col pilota andarono verso la Greve.

    Sulla via della Leccia furono centrati da una cannonata e morirono ambedue. I soldati entrarono nella cantina e visto che c’erano degli uomini gli fecero uscire per mandarli avanti per manovalanza.

    Usciti che furono (mio padre e altri già reduci della guerra di trincea 15/18) cercarono di nascondersi dietro un muro e un fosso, ma ci fu un attacco di cannoni da Montefolchi gli Alleati che arrivavano dal Sud e i tedeschi che resistevano da Poggiosecco, così si trovarono fra due
    fuochi.

    Allora mio padre disse agli altri che la situazione si metteva male e bisognava uscirne. Tornarono indietro sperando che i tedeschi se ne fossero andati.

    Appena mio padre mise il capo  dentro una finestrina della cantina, alla quale avevano tolto l’inferriata per aggirare l’ingresso, si trovò una pistola puntata alla testa con un tedesco pronto a sparargli.

    Altro evento fortuito fu che fra i ricoverati del rifugio ci fosse la moglie Ida del Colonnello Chiesa, fratello della maestra Albina e sindaco di San Casciano dopo la liberazione.

    Ida, di Bolzano, parlava tedesco e intervenne immediatamente dicendo loro che quegli uomini erano quelli che avevano fatto uscire ed erano padri di famiglia.

    Quei soldati, forse austriaci, dissero alla signora Ida che il loro ufficiale era “tremendo” e vicino avevano fucilato una decina di uomini (Pratale?).

    Dissero agli uomini di gettare via coltelli e tutto ciò che poteva servire come arma e aspettare che tornasse il loro capo.

    Il tempo passava e nessuno tornò, allora loro si spogliarono delle armi e si misero a dormire su un giaciglio. Al mattino seguente presto, uscirono con le loro attrezzature e misero delle bombe antiuomo intorno al gruppo di case e se ne andarono… .

    Di quelle bombe ne fece le spese una donna andando nell’orto. Di questo evento ci sono
    due “ragazzi”, allora tredicenni, ancora in grado di raccontare la paura subita e lo scampato pericolo.

    R.B.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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