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martedì 7 Febbraio 2023
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    Bagno a Ripoli, casa Le Corti venduta: “Restituisco le chiavi al sindaco”

    Silvano Guerrini: "Qui doveva sorgere un Centro di studi sulla cultura contadina il cui progetto era partito nell'ottobre 1975 con una mostra al Circolo Ricreativo e Culturale di Antella"

     

    Il Comune di Bagno a Ripoli ha venduto a trattativa privata la casa ex colonica Le Corti 1 presso Osteria Nuova, dove doveva sorgere un Centro di studi sulla cultura contadina il cui progetto era partito nell’ottobre 1975 con una mostra al Circolo Ricerativo e Culturale di Antella, e che era passata fra alterne vicende in un arco di tempo di quasi mezzo secolo.

    Adesso il Comune, con questo atto dell’amministrazione del sindaco Casini, ha messo la parola fine e ha posto la pietra tombale sull’iniziativa con buona pace dei tanti (decine di famiglie coloniche, fattorie, privati cittadini) avevano creduto nell’iniziativa sostenuta inizialmente dal sindaco Riccardo Degli Innocenti.

    Poi progressivamente finita nel disinteresse dei successori fino a trasformare la casa in un magazzino del comune stesso e di varie associazioni impedendo di fatto qualsiasi  attività espositiva e didattica e così chi scrive, non ha potuto fare altro che restituire le chiavi con una lettera diretta al sindaco.

    Il 21 maggio scorso il sindaco Casini, dopo tre aste andate a vuoto, ha fatto finalmente un sopralluogo a Casa Le Corti con gli assessori Cellini e Frezzi per vedere de visu la situazione.

    E in quella occasione ho fatto un ultimo tentativo proponendo al sindaco di contattare Rocco Commisso, col quale come ben noto è in ottimi rapporti, per valutare la possibilità di trovare uno spazio nel costruendo Viola Park nel quale riunire in tre isole espositive un numero minimo e significativo di oggetti attinenti con le coltivazioni del frumento, della vite e dell’olivo anche come area di promozione dei pregiati prodotti locali nei tre settori.

    2021.06.16 - chiavi Le Corti 1 restituite al Comune_compressed

    Ho suggerito che in quello spazio poteva anche trovare posto il piatto della macina da olive di epoca romana trovato negli scavi di Antella e magari il frantoio affidato alla raccolta museografica da Villa I Tatti e che è finito per anni nell’aia in mezzo ai rovi.

    L’interesse dell’amministrazione comunale per gli oli prodotti a Bagno a Ripoli poteva trovare qui sviluppo e promozione unendo l’aspettio economico a quello culturale in unp’arfea dedicata allo sport e di grande affluenza.

    Era solo un’idea da approfondire ma il sindaco ha tagliato corto, adducendo scuse poco credibili e dimostrando che nemmeno voleva fare un tentativo.

    In via di Ritortoli anni fa l’assessore Dolcetti era riuscita a allestire un antiquarium con reperti archeologici da Bagno a Ripoli e da Antella e in quel piccolo locale faceva da fiore all’occhiello una epigrafe etrusca del titpo “tular” rinvenuta a Gavignano presso la via Maremmana e che la famiglia Smith aveva chieso alla Soprintendenza di poterla conservare a casa i Loti evitando che finisse in un magazzino e per vent’anni l’ha tenuta a disposizione degli studiosi dopodiché si era attivata per trovarle una collocazione di più facile fruizione e alla fine era finita nell’antiquarium.

    Ma a tempo del sindaco Bartolini quel piccolo museo fu  chiuso e i materiali dispersi con collocazione solo in minima parte in vetrinette e per il cippo etrusco il Comune trovò più comodo farlo gestire da altri affidandolo al museo di Castellina in Chianti evidentemente fuori contesto.

    Per gli oggetti e gli attrezzi della cultura contadina lasciati deteriorare da ruggine e tarli la filosofia culturale come si vede non è stata diversa.

    E adesso se ne prospetta l’affidamento a privati (con quale criterio?) in primis con Monna Giovannella, che è stata beneficiata in passato di locomobile e trebbiatrice per le proprie feste private della battitura decidendo il Comune senza nemmeno coinvolgermi o solo interpellarmi.

    Peccato davvero che sia finita così. Anche senza scomodare lo scrittore Marcus Garvey una comunità che disdegna la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici. Ma questo oggi ci meritiamo con la gestione dei giovani rampolli di una sinistra che ha perso la tramontana e vive di immagine e di taglio di nastri per qualsiasi minima occasione.

    Silvano Guerrini

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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