“Bien Manger e Festa del Volontariato”

Gentile Direttore,

 

abbiamo letto con amarezza il suo editorialesulla cena del 3 settembre “Bien Manger”, soprattutto dopo che il suo giornale aveva già pubblicato un articolo che raccontava in maniera eccellente lo spirito e l’atmosfera dell’iniziativa.

 

Pensiamo che l’importanza della Festa del volontariato e della cena con i richiedenti asilo, per i temi trattati e la delicatezza degli obiettivi, renda la questione “date sovrapposte” una questione di lana caprina.

 

Polemica singolare, la sua, dato che il Gazzettino del Chianti, poteva trovare una risposta alle sue perplessità la sera stessa durante l’intervista fatta agli organizzatori.

 

Dal vostro articolo, abbiamo chiaro che “Bien Manger” è una formula di integrazione attiva, dove i richiedenti asilo sono coinvolti come protagonisti: una formula talmente valida e  apprezzata che, a vedere le reazioni, le tante associazioni coinvolte nella Festa del volontariato sicuramente la potranno esportare  e replicare nelle loro sedi. Ne saremmo lieti.

 

Comunque, per appagare la sete di agendismo e calendarismo diciamo che: dopo aver fatto riunioni e incontri con i richiedenti asilo abbiamo scelto settembre per questioni di tempo necessarie a loro e a noi; l’associazione sportiva aveva come disponibilità  il periodo immediatamente successivo alla fine della propria festa, prima di chiudere l’intera struttura, dunque la settimana della Festa del volontariato.

 

Quindi, diversamente da come lei ha insinuato, la scelta della data non è stata in nessuno modo intenzionale né ha mai avuto obiettivi divisivi, ma è stata dettata da ragioni contingenti. Gli organizzatori di entrambe le manifestazioni su questo punto si erano già parlati e chiariti.

 

Spostare la cena sul Poggione, come ci è stato chiesto, affiancandola al calendario di spettacoli in programma, ci sembrava  non opportuno per quello che noi avevamo in mente, per il senso stesso dell’iniziativa.

 

Infine, se un giovedì sera di settembre ci sono la Festa del volontariato sul Poggione con lo spettacolo del Paci, e da un’altra parte una cena con dibattito sull’immigrazione, forse può essere una ricchezza per il paese, indice di pluralismo non di divisione.

 

Sicuramente non può essere divisiva una manifestazione alla quale hanno partecipato così tanti cittadini sancascianesi e  una folta rappresentanza dell’amministrazione comunale; è stato per altro molto gradito l’intervento del vicesindaco durante la serata. Il sale della democrazia sta anche nel pensare in maniera diversa per raggiungere lo stesso obiettivo.

 

Comunque, per rispetto alle storie dei richiedenti asilo, che sicuramente tutti noi abbiamo sentito, lasciamo spazio a quelle e rimettiamoci il calendario in tasca!

 

… A proposito, Bien Manger tornerà presto…

 

 

Gentile Matteo Galletti, innanzi tutto la ringrazio per l'intervento, che io stesso avevo auspicato nel mio editoriale e che siamo ben lieti di ospitare.

 

Da parte mia nessuna voglia di fare polemica né tantomeno di fare delle "insinuazioni": solo l'abitudine a farmi qualche domanda e a riflettere su quel che mi succede intorno.

 

In questo caso anche stimolato da numerosi lettori che, guardi un po', si sono fatti le mie stesse domande.

 

Tutto ciò perché ho la fortuna di dirigere un giornale che, nel suo piccolo, se ha un pregio è quello di stare per davvero in mezzo alla gente.

 

Che ascolta, che partecipa, che diventa esso stesso parte della comunità che ogni giorno racconta. Raccogliendo suggerimenti, spunti, elogi, critiche (molto spesso giuste).

 

Io penso che la settimana della Festa del Volontariato Sancascianese, davvero unica nel suo genere per lo spirito con cui è organizzata, per il piccolo grande mondo di associazioni che coinvolge, andrebbe tutelata al massimo.

 

E, anzi, aiutata e implementata: in questo senso una iniziativa come la vostra, ed è sempre la mia opinione, al Parco del Poggione ci sarebbe stata proprio bene. Anzi, avrebbe valorizzato e sarebbe stata a sua volta valorizzata.

 

Dando un ulteriore significato di unione a un paese, San Casciano, che sinceramente da questo punto di vista ha tanto da insegnare.

 

Ovviamente quelle contenute nell'editoriale sono le mie opinioni e le mie riflessioni (a questo serve quello spazio), e niente tolgono al bel risultato della vostra iniziativa che, come ha avuto modo di notare, è stata seguita in maniera adeguata dal Gazzettino del Chianti.

 

Gazzettino, e su questo mi perdoni, non ha certo bisogna di essere stimolato al rispetto per le storie dei richiedenti asilo.

 

Che fin dal loro arrivo all'ex Hotel Mary hanno avuto in questo giornale un luogo aperto, accogliente, che servisse loro a farsi conoscere alla comunità che li ha accolti.

 

Matteo Pucci, direttore delGazzettino del Chianti

di Matteo Galletti

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