Domenica 1 dicembre, Poggio al Vento, Badia a Passignano: ci sono momenti in cui ci si accorge di essere in pace, di essere (anche solo momentaneamente) in equilibrio fra la pancia e la mente.
I fortunati che si sono ritrovati a Poggio al Vento, per la festa del patrono Sant’Andrea, probabilmente, hanno sperimentato qualcosa di che va vicino alla conciliazione con se stessi e gli altri.
Già il trovarsi su un punto particolarmente panoramico, a 400 metri di altezza, predispone ad gli aprire occhi ed “accendere” la curiosità.
Il guardarsi intorno e riconoscere paesi immersi nei colori dell’autunno, sia dalla parte del Chianti che anche oltre Barberino e Tavarnelle, fa sentire come schiusi, dopo il non comodissimo percorso che conduce a questo caratteristico borgo.
Poi avere l’opportunità di visitare un “lascito del medioevo” come il chiostro del castello, la cappella di Sant’Andrea e le case intorno, non è cosa da tutti i giorni; anzi è cosa da una sola volta all’anno.
In più, partecipare anche alla spiritualità della funzione religiosa, impreziosita dai canti della Corale di Santa Maria al Borghetto, stira le ultime rughe dell’animo. Sistemato lo spirito, si può passare a qualcosa di più materiale, ma altrettanto gradevole.
La famiglia Casagrande ha accolto agli intervenuti con un rinfresco il cui “piatto forte” sono stati i tradizionali bomboloni insieme ad un clima di familiarità.
Alla fine è dispiaciuto scendere da quel poggio; magari è consolante pensare che il giorno del patrono Sant’Andrea ci sarà anche l’anno prossimo.
Franco Bartalesi
di FRANCO BARTALESI
© RIPRODUZIONE RISERVATA


































