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martedì 21 Maggio 2024
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    “La civiltà contadina evocata come una cosa romantica: ma la realtà era tutta un’altra…”

    "Il contratto di mezzadria era appena sopra la servitù della gleba in quanto il "padrone" poteva cacciare il colono per qualsiasi cosa"

    Spesso si evoca la civiltà contadina come una cosa romantica persa, della quale oggi sentiamo nostalgia. Ma nella realtà era tutt’altra cosa fuorché romantica.

    Pochi erano i “coltivatori diretti” proprietari del podere, o fittavoli, molti erano mezzadri e braccianti a giornata che erano sotto contratto che nel caso del mezzadro questi doveva impegnare tutta la famiglia, ragazzi compresi.

    Il contratto di mezzadria era appena sopra la servitù della gleba in quanto il “padrone” poteva cacciare il colono per qualsiasi cosa.

    Se il capo famiglia decedeva e a parere del padrone la famiglia non aveva un maschio adulto da sostituirlo la disdetta era certa, specie se restavano donne con fanciulli.

    Il tempo per la disdetta, San Martino, il contadino era col fiato sospeso fino al superamento di tale data.

    Il contratto di mezzadria prevedeva che la direzione tecnica era di competenza padronale e il contadino doveva seguire quello che la direzione della fattoria imponeva convocando il capoccia allo “scrittoio”.

    I campi dei poderi erano numerati e allo scrittoio c’era la mappatura dell’azienda con i poderi in evidenza; lì si faceva la programmazione delle semine e dei campi a foraggio o a “maggese” (riposo), spesso i buoi e le altre bestie erano del padrone se il contadino non aveva capitale adeguato a comprare la metà.  

    Il contadino non poteva avere più di tanti polli e conigli, col patto di portare le uova e i capponi alla fattoria.

    Il maiale poteva essere a metà o il solo prociutto al padrone. Peggiore  era la condizione del bracciante a giornata che non abitava la casa colonica ma stava a pigione da qualche parte e andava a lavoro a chiamata, se la fattoria era “ricca” teneva questi lavoratori per tutto l’anno e oltre.

    Di solito non scorreva molto denaro e la paga poteva consistere nella dazione di prodotti agricoli.

    Anche i pigionali potevano fare il pane in casa e cuocerlo nel forno o della fattoria o del contadino più vicino.

    Per rendere bene l’idea di quale fosse “la civiltà contadina” dell’epoca consiglio di leggere i patti agrari del 1934, il libro del 1634 dell’abate Vitale Magazzini, monaco Vallombrosano e ristampato nel 1842, e rivedere il film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli”.

    Poi vedrete che non era tanto civiltà contadina.

    R.B.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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