giovedì 16 Luglio 2020
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    “Le sardine sbaraccano. Perché gioire di questa notizia? Beh i motivi sono tanti…”

    Lettera dell'ex candidato sindaco a Bagno a Ripoli per Potere al Popolo, Antonio Matteini: "Un epilogo non solo prevedibile, ma anche auspicabile"

    Il leader spirituale delle Sardine, Santori, ieri ha dato la lieta notizia con un lungo post su Facebook.

    Ha annunciato che domani 28 maggio, sarà pubblicato un manifesto valoriale a seguito di un ultimo incontro tra gli animatori del celebre movimento ittico.

    Questo manifesto valoriale è evidentemente in odore d’essere una sorta di testamento ideologico, visto che ne seguirà una “pausa di riflessione”.

    Troppe liti interne, troppi problemi rispetto alla gestione dei social pare siano i motivi che hanno spinto le Sardine a chiuder bottega (momentaneamente?).

    Perché gioire di questa notizia? Beh i motivi sono tanti. Innanzi tutto personali: ricordate quando le Sardine riempirono piazza della Repubblica a Firenze lo scorso novembre?

    Ecco, come Potere al Popolo Bagno a Ripoli – insieme ad altre sigle fiorentine sindacali ed associative – in quella piazza distribuimmo dei volantini che volevano informare le persone sugli effetti dei decreti sicurezza; quelli di Salvini che Santori sosteneva dovessero solo essere modificati… . Come se un decreto possa essere cambiato, senza prima essere abrogato e riscritto da capo.

    Realizzammo inoltre uno striscione “ABOLIRE SUBITO I DECRETI SICUREZZA” che raccolse l’applauso spontaneo della piazza.

    Ebbene pochi giorni dopo la Sardina Maxima presenziò ad un dibattito su Rai2 in cui, mentre Rizzo (PC) ebbe gioco facile a demolirlo dialetticamente, disse che a Firenze “Potere al Popolo si era messo con le proprie bandiere sotto il palco per cercare di farsi pubblicità” cosa evidentemente non vera perché noi come richiesto, ci presentammo senza bandiere o simboli di partito e l’unica bandiera rossa presente in piazza venne prontamente fatta sloggiare al grido (partito dal palco) “via le bandiere, via le bandiere…”.

    Fortuna che non si accorsero che defilata ce n’era anche una della DDR… Se tanto mi da tanto, quella l’avrebbero arsa seduta stante.

    Da lì Potere al Popolo diventò, al dilà di ogni più rosea aspettativa, il nemico giurato della Sardina Maxima, apparentemente più della Lega e di Salvini e ebbe l’onore di esser da essa, nominato assai spesso con relativa ottima pubblicità.

    Questa serrata della Sardine è un epilogo non solo prevedibile, ma anche auspicabile.

    Le Sardine hanno contribuito ad abbassare ulteriormente il livello di un dibattito politico, già ridotto miseramente, dunque il fatto che si siano autosilenziate, non può che esser accolto con favore.

    Citando gli Zen Circus “Ilenia qui le piazze sono affollate, ma innocue – Ormai le piazze fanno rivoluzioni solo quando sono vuote” e questa è la grande colpa che addebito alle Sardine: piazze affollate ma drammaticamente innocue e prive di progetti e idee.

    Piene di belle parole e di un perbenismo stucchevole che parlava ad esempio di un antifascismo family friendly che si realizza canticchiando bella ciao, comportandosi educatamente e rispettando le regole. Insomma se la Resistenza fosse stata capeggiata da Santori, oggi anziché batterci i gomiti per salutarci, saremmo ancora a fare il braccio destro teso.

    Le Sardine hanno aggregato tante persone proprio grazie a questa superficialità e ambiguità: “noi siamo ambientalisti”… Sì, finché si parla della foresta amazzonica; in casa nostra però le grandi opere vanno fatte tutte.

    “Noi siamo umani e per i porti aperti”… Sì, finché al governo ci sono gli altri.

    “Noi siamo apartitici”… sì, però se non voti PD e alleati, fai il gioco di Salvini.

    “Noi siamo per far esprimere tutti purché nel rispetto degli altri”… sì, però se ci commenti i post su FB negativamente ti si censura e se ti diamo il microfono sul nostro palco e non dici quello che vogliamo noi, ti si fa partire la musica almeno ti cheti (chiedete ai ragazzi delle sardine nere).

    “Noi non vogliamo simboli politici”… sì, vabbè la bandiera dell’UE va bene eh, è quella rossa che non vogliamo, se non si fosse capito.

    Le Sardine sono state un populismo che si è posto l’obiettivo di combattere sé stesso. La destra urlava e suonava i citofoni, questi canticchiavano e sorridevano; sostenendo d’esser l’argine al male assoluto.

    Peccato che per esempio in Emilia i programmi di Bonaccini e della Borgonzoni fossero pressoché identici, col centrosinistra che proponeva non cose diverse, ma forme più light delle cose che voleva Lega: autonomia differenziata, privatizzazioni e sovvenzioni ai privati, aumento delle superfici cementificabili…

    Però c’era una narrazione da portare avanti in cui la politica pareva esser diventata un cartone animato Disney: da una parte i belli e buoni, dall’altra i brutti e cattivi (trai brutti e cattivi ovviamente c’erano anche quelli che si erano presentati in alternativa a entrambi: PaP, i 5 Stelle, il PC…).

    Le Sardine hanno costruito una narrazione caricaturale della politica fatta di principi azzurri, orchi e principesse da salvare.

    Hanno goduto di un’esposizione mediatica che è stata inversamente proporzionale ai contenuti che avevano da esporre.

    Dopo la proposta di Erasmus tra nord e sud Italia e altre chicche, l’ultima pagliacciata è stata quella delle piantine messe in piazza Maggiore a Bologna ad aprile, poi per fortuna un sussulto di amor proprio, ha spinto i capi a optare per il ritiro spirituale.

    È una buona notizia? Sì ribadisco lo è, per chi si impegna realmente contro l’autoritarismo e il neofascismo, in favore dell’ambente e della libertà di espressione, nel fare propaganda propugnando delle idee e non caricaturando la realtà.

    Cosa cambia ora? Non molto, ma le piazze quando potremmo riempirle di nuovo, non saranno più in mano a gente che aveva come scopo, quello di mistificare la realtà col fine evidente di ristrutturare la facciata ad un centrosinistra passivo, depresso e non attraente.

    È tra l’altro difficile pensare che dovremmo sorbirci altri movimenti di questo tipo anche perché, strano che sembri, pure nel loro traguardo dichiarato e raggiunto di far vincere il PD in Emilia-Romagna, hanno influito meno di quanto sembri, in oltre la parabola di popolarità di cui hanno goduto è decresciuta in pochissime settimane, segno che sono balocchi dalla vita breve.

    Proprio andando a spulciare i risultati di quelle elezioni d’oltre Appennino: è vero che il PD non ha perso la regione, ma è pur vero che non ostante l’impegno della Lega ad affidarsi ad una candidata che avrebbe avuto problemi anche a farsi eleggere come rappresentante dei genitori in una scuola elementare, c’è stata un’affluenza molto più alta della tornata elettorale precedente ed è avvenuta una polarizzazione dei flussi elettorali che però ha premiato assai di più la destra che non il centrosinistra.

    Tanto più che nei sondaggi politici nazionali, il PD e il resto del centrosinistra non ha mai fatto grandi salti in avanti nei mesi in cui imperversava Santori a reti unificate a tesserne le lodi.

    Questo è un bene dal punto di vista della sinistra d’opposizione perché significa che il tempo dei movimenti di cartapesta è finito e ciò comporta anche che proprio quel centrosinistra ebbro delle proprie contraddizioni ideologiche ed identitarie, irrisolte, non ha più paraventi oltre cui nascondersi.

    Antonio Matteini

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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