venerdì 29 Maggio 2020
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    “L’errore delle ex Cantine Ricasoli, una palla al piede per Gaiole fino… all’infinito”

    "All’epoca ci fu chi brindò a bollicine per il passaggio di un peso privato verso un peso pubblico. E oggi..."

    L’errore delle Ex Cantine Ricasoli.

    All’epoca ci fu chi brindò a bollicine per il passaggio di un peso privato verso un peso pubblico: una ex cantina di dimensioni monumentali, da ristrutturare, che doveva divenire nei propositi, più o meno, il solito contenitore di conferenze e spazi per le associazioni del territorio.

    Bisogna andare un po’ indietro nel tempo, per inquadrare storicamente il periodo, che non è lontano, ma per le memorie a breve gittata, pare un’era glaciale addietro.

    A quel tempo l’economia era retta meno dal turismo, meno dalla produzione e vendita di vino, ma girava intorno all’edilizia, al mattone e cemento, all’ampliamento massiccio di piccoli manufatti esistenti, lottizzazione di terreni agricoli, case coloniche, che in breve tempo, svilite del loro ruolo storico, divenivano ville faraoniche.

    In tutto questo c’era la compra-vendita di piccole e medie aziende agrarie, il cui vorticoso passaggio di mano, ampliava appetiti, onda lunga di quella sbornia del vino iniziata nella metà degli anni ’90 e finita nel 2008, quando la rivista Forbes dichiarò che: ” Gaiole era il meglio posto al mondo per vivere” (e per fare affari, come da giornale economico).

    L’edilizia era il maggiore volano degli interessi, il resto girava intorno come una giostra picaresca della grande insalata mista.

    Poi arrivò leggera come un piuma la notizia di una struttura ricettiva edificata in mezzo al bosco, delle lottizzazioni un po’ strane e tutto parve cambiare come d’incanto.

    A grandi linee il contesto storico che faceva da sfondo all’epoca del “grande acquisto”, o meglio del rilevamento e passaggio di un peso da privato a pubblico, del grande edificio in disuso delle ex Cantine Ricasoli, che per l’aquisto, il restauro (di parte della struttura), il mantenimento, hanno rappresentato e rappresentano un bell’esborso di risorse per l’amministrazione pubblica.

    In un comune di 2.700 anime, dove la maggiore attività culturale è la caccia ungulata, più la briscola, le bocce, la panchina e la Messa delle cinque per l’aggiornamento delle donnine, diventa difficile trovare idee e risorse per utilizzare al meglio uno spazio, se non per qualche sporadica iniziativa o per fare da base logistica per L’Eroica una volta l’anno per pochi giorni.

    Le spese di manutenzione, riscaldamento, luce dell’edificio sono una notevole palla al piede dell’amministrazione pubblica, qualunque essa sia, da qui all’infinito.

    All’epoca il volano di tutto era un sentimento strano che faceva brillare gli occhi a tanti, condito magistralmente con tanta ipocrisia.

    Andrea Pagliantini

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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