Caro Direttore. Una democrazia funzionante riesce a raggiungere l’equilibrio tra efficienza e consenso.
I due criteri sono inversamente proporzionali: l’efficienza è massima nelle dittature dove uno solo decide per tutti.
All’inverso la ricerca esasperata del consenso porta spesso le democrazie a paralisi decisionali. A Impruneta i due parametri del buon governo cioè l’efficienza e la legittimazione democratica sembrano mancare assieme.
Da un lato, la capacità di cambiare le cose non alberga nella burocrazia comunale della quale persino la correttezza è stata messa in dubbio dalla magistratura – speriamo a torto. L’amministrazione in ogni caso non riesce a controllare il territorio né a contrastare il declino di un paese sciatto con negozi sbarrati, scuole ed edifici pubblici abbandonati, fabbriche chiuse e vandalismo dilagante.
L’unica ambizione condivisa da tutti sembra quella di trasformare Impruneta in un permanente parco divertimenti di periferia.
Dall’altro, la legittimità cioè il sostegno popolare è al minimo perché la partecipazione promessa non è stata poi praticata.
Malgrado le modeste dimensioni del paese, i cittadini, singoli o associati sembrano ottenere poco ascolto dal sindaco, dagli assessori o dai burocrati sottostanti, anche con petizioni o raccolte firme. Le minoranze politiche o sociali sono ignorate o accusate di sabotare i piani dell’amministrazione se chiedono spiegazioni o garanzie.
Quando i cittadini, per questioni che li danneggiano direttamente diventano troppo irrequieti da ignorare, si convoca un’assemblea pubblica, magari senza farla davvero. Le assemblee non richiedono né la presenza dei consiglieri e degli assessori né la formalizzazione delle richieste e degli impegni: sono concepiti come sfogatoi senza seguito e per questo talora disertate come a Pozzolatico.
D’altronde, i consigli comunali “chiusi” seguono uno stracco copione: le opposizioni aggrediscono l’amministrazione pur sapendo di non contare niente, il sindaco e gli assessori respingono l’accusa di immobilismo adducendo intricati intoppi burocratici o finanziari mentre i consiglieri di maggioranza spesso tacciono figurando di essere lì per caso.
Manca un sano e approfondito confronto diretto con la popolazione sulle scelte amministrative di fondo che non ha niente a che vedere con il chiacchiericcio sui “social” fatto di superficialità, bugie, slogan, mezze verità o insulti assortiti.
La scarsa pratica democratica ha nel frattempo annientato il reclutamento locale di talenti politici e amministrativi tanto che non si trovano candidati all'altezza che accettino di “scendere in campo”.
La democrazia è una continua ricerca del sostegno popolare che non si estingue con la conquista del potere.
Ammoniva nel ‘700 Jean-Jacques Rousseau: “il popolo crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante le elezioni. Appena i delegati sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente".
Giuseppe Aglietti
di Giuseppe Aglietti
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