Caro Direttore, la cialtroneria ha raggiunto livelli allarmanti con risultati talora esilaranti in politica: aspiranti premier che soccombono ai congiuntivi e alla geografia, primi ministri che rallegrano i loro colleghi stranieri con un inglese strampalato che pur usano per battezzare leggi altrettanto strampalate, ministri della ricerca scientifica che posseggono solo un diploma di scuola media oppure che immaginano neutrini sferragliare in appositi tunnel.
La cialtroneria riflette la situazione italiana che vede il 70% della popolazione collocarsi di sotto del livello minimo di competenze considerate necessarie per interagire in modo efficace nella società del XXI secolo (ricerca OCSE del 2014 in http://www.isfol.it/piaac/Rapporto_Nazionale_Piaac_2014.pdf).
A costo di infrangere il tabù che impone di osannare sempre la saggezza del popolo quando decide del suo destino, pare a me che gli italiani abbiano scazzato alla grande le scelte elettorali e che ne pagheremo le conseguenze. Ciò che è successo più volte negli ultimi cento anni.
La superficialità diffusa ha reso gli italiani facile preda di una martellante propaganda mediatica di odio, rancore e paura che li ha sedotti con corbellerie e mistificazioni.
Legioni di sprovveduti, pensando di sventare complotti planetari, pretendono di ricostruire “democraticamente” dal basso le scienze, la storia e la società. L’”uno vale uno”, appunto. Tutti sembrano sapere tutto, alla faccia di Socrate.
Alcuni furbastri ne hanno approfittato per prospettare soluzioni facili ed emozionali a problemi complessi e globali che richiederebbero approfondimenti ben diversi dai “like” e dalle “faccine”, con il rischio di consolidare il dominio politico ed economico di cerchie ristrette di uomini d’affari, burocrati, politici e faccendieri.
Crollate le scenografie berlusconiane di cartapesta, gli italiani si sono accorti improvvisamente che la società è malata di corruzione, malaffare, collusioni e furbizie e, per autoassolversi da ogni colpa, hanno attribuito tutti questi vizi alla classe politica da loro eletta come se non partecipassero essi stessi a questa fiera dell’illegalità: evasione fiscale, lavoro nero, delinquenza stradale, sfruttamento di privilegi, furbizie del cartellino, omissione di doveri di ufficio, bustarelle e favoritismi.
A me sembra che, sotto sotto, gli italiani abbiano voluto cambiare tutto perché nulla cambi nel loro piccolo mondo. I veri progressi sono sempre graduali, frutto del costante impegno politico e culturale e dell’onestà, non urlata in piazza ma praticata quotidianamente. Sconnettere ogni tanto i Social e inserire il cervello aiuterebbe forse a fare scelte più oculate.
Speriamo che i nuovi parlamentari, anonimamente pescati nelle urne, abbandonino le mirabolanti promesse elettorali, gli slogan pieni di odio e non disperdano in stronzate o mance elettorali, i sacrifici fin qui fatti.
Ahimè, la loro assoluta inesperienza li costringerà ad appoggiarsi ai super pagati burocrati perditempo che già ci governano con i risultati che vediamo: Povera Italia come The Economist, il giornale più autorevole a livello internazionale, ha intitolato (in italiano) il suo articolo di fondo sulle elezioni.
Appunto.
Giuseppe Aglietti
di Giuseppe Aglietti
© RIPRODUZIONE RISERVATA


































