“Corsa dei Carretti di Impruneta: tragedia sfiorata. Solo per puro miracolo”

Gentile Direttore, mi rivolgo alla Sua cortesia e alla Sua testata, da residente nel comune di Impruneta, non per innescare l’ennesima polemica di cui nessuno sente il bisogno, ma per rivolgere, a me e ai miei compaesani che avranno la bontà e la pazienza di leggere, un piccolo appello a non chiudere gli occhi, a guardarci dentro e a compiere un serio esame di coscienza.

 

Premetto che nella vita non sono certo un bacchettone né un fustigatore di costumi ma un liberale convinto; chi mi conosce lo sa, perché lo dice la mia storia, anche familiare.

 

Da liberale però, sono convinto che solo il rispetto delle regole possa costituire la base della convivenza, civile, sociale, e mi permetta, anche paesana.

 

Nella mia ormai non più giovane vita, ho sempre scelto di rimanere nel mio paese natio, nonostante potessi sfruttare altre possibilità e nonostante soffra ogni giorno, per lavoro, il pendolarismo da e verso Firenze, con difficoltà ben note a tutti.

 

Impruneta è il mio paese di nascita, ed è bellissimo con le sue colline che si tingono di colori unici ed irripetibili, soprattutto in questo periodo dell’anno, nel meraviglioso inizio d’autunno che ci porta agli eventi più importanti della socialità paesana: la Festa dell’Uva e la Fiera.

 

Le confesso che ormai da molto tempo avevo deciso di astenermi da qualsiasi forma di partecipazione agli eventi, anche passiva, perché ritenevo che l’evoluzione di questi eventi succedutasi negli anni, avesse portato più all’involuzione che alla crescita.

 

Il corso della vita però, mi ha fatto divenire minoranza in famiglia e mi ha costretto ad accettare – in realtà molto di buon grado – le scelte di ritorno attivo compiute dai miei piccoli figli.

 

È inutile negarlo, per chi li ha vissuti, gli eventi dell’autunno imprunetino hanno un fascino unico fatto d’amore per le persone, per la storia e per il paese, nonostante tutto e nonostante tutti.

 

È stato così, in questo contesto di ritorno, che ieri ho assistito per la prima volta, nonostante la manifestazione si svolga ormai da molti anni, alla corsa dei carretti e alla successiva degustazione del peposo, cui anche Lei ha preso parte come membro della giuria.

 

Che dire Direttore? Che è stata una bella manifestazione? Che è andato tutto bene?

 

Non so se ciò che fortunatamente NON è accaduto,sia stato evitato per intercessione della Madonna che protegge il paese; tuttavia quanto ho visto mi lascia perplesso.

 

La corsa dei carretti, è stata ospitata nel corso principale del paese senza alcuna programmazione seria, senza protezioni a norma per quel tipo di gara, e senza che la strada fosse stata completamente interclusa al traffico dei veicoli.

 

Dopo una prima gara in cui un pilota è stato sbalzato dal mezzo dopo lo scontro con una transenna – non a norma – che lo ha agganciato, abbiamo assistito ad un paurosissimo incrocio nella pista improvvisata, tra un veicolo che è stato inspiegabilmente lasciato passare ed un carretto lanciato a forte velocità.

 

Per fortuna (o per intercessione della Vergine), il carretto che si è trovato davanti il veicolo era un mezzo professionale dotato di freno ed era condotto da un pilota esperto che ha saputo evitare il pericolo che gli si è parato difronte.

 

Che sarebbe successo se il veicolo se lo fosse trovato davanti il guidatore di un mezzo meno performante e sicuro allestito da un rione, come uno di quelli che partecipano alla gara?

 

Non voglio pensarci, ma forse oggi proveremmo tutti dolore.

 

Ancora, per recuperare i veicoli e riportarli al punto di partenza in cima alla salita, sono stati utilizzati un piccolo camion ed un pick up; che senso aveva riempirli di persone sui cassoni, bambini inclusi?

 

Era utile o creava esclusivamente pericolo?

 

Una frenata anche piccola, in un contesto pieno di gente anche per strada come quello è tutt’altro che improbabile e le conseguenze sono intuitive; fino a quando vogliamo ringraziare la Madonna?

 

Inutile dire poi, per passare all’aspetto pratico e cinico derivante da mia distorsione professionale, che in caso di danni subiti da uno dei trasportati in modo non corretto, ottenere il risarcimento sarebbe praticamente impossibile.

 

Perché tutto è accaduto davanti alle forze dell’ordine, polizia municipale e carabinieri, e davanti al sindaco come nulla fosse?

 

Troppo spesso ho sentito dire dai miei compaesani, che nei giorni che precedono la Festa “l’è Repubblica”, cioè che si potrebbe fare ciò che si vuole; ma è davvero così?

 

Pensiamo davvero che nel territorio di Impruneta non si applichino le leggi sulla sicurezza e sulla circolazione stradale?

 

Siamo sicuri che possiamo fare le cene o le feste per reperire fondi con l’alcol libero e consentire poi ai ragazzi di salire sui motorini?

 

Siamo consapevoli che, anche se “va tutto bene “ e non si verificano incidenti, la guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti, ove accertata, può avere conseguenze pesantissime sulla vita dei ragazzi con le leggi attuali?

 

Vogliamo educare i nostri ragazzi, o vogliamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia dicendo che “l’è Repubblica”?

 

Il compito di indirizzare i giovani ed indirizzarli a comportamenti rispettosi delle norme, dovrebbe essere una delle ragioni ed uno degli obbiettivi principali dell’attività istituzionale e della politica, ma è davvero così nel nostro paese?

 

Che hanno da dire di concreto i “politici” del paese che siedono un consiglio comunale, non importa se di maggioranza o di opposizione, che prendono parte in gran numero alla vita dei rioni?

 

Diranno sicuramente che ho ragione, ma lo sappiamo tutti a chi si dà la ragione, a Firenze e dintorni.

 

Dopo molti anni, mi sarei aspettato – sinceramente – che qualcosa fosse cambiato.

 

Perché non riflettiamo? Grazie per la cortesia e l’ospitalità.

 

di Marco Mecacci

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