“Il M5S propone l’outlet del cotto? Un programma che svaluta il nostro prodotto”

Prima di intraprendere questa riflessione, a seguito della visione del programma del MoVimento 5 Stelle sulla rivalutazione del cotto, vorrei fare qualche premessa.

 

La prima, volta a spiegare che la presente lettera non ha l’obiettivo di andare contro al movimento politico a prescindere, ma al contenuto del suo programma: se fosse stato promosso da qualsiasi altro partito il contenuto di questa lettera sarebbe stato il medesimo.

 

La seconda, fondamentale per ciò che seguirà: parlo in qualità di produttore di una delle fornaci storiche di Impruneta, per cui, parlo con cognizione di causa, e non per dar adito a populismi di alcun tipo.

 

Detto questo, adesso, gentilissimi Gerardo Patruno e Andrea Mariotti, vorrei spiegarvi perché il vostro programma di rivalutazione del cotto è, in realtà, un programma di svalutazione dello stesso.

 

So bene che il tema del rilancio del cotto è molto di moda, lo vedo ad ogni tornata elettorale: siete in molti infatti che utilizzate questo bello slogan “il cotto è il simbolo di Impruneta” e proponete idee super innovative (organizzare tour, che coinvolgano vino, cotto, olio, introdurre segnaletiche sul territorio, creare organismi ad hoc) su come questo brand, ed è veramente un brand, possa essere rilanciato.

 

Non voglio chiedervi come poi pensate veramente di farlo (con quali fondi, con quali finanziamenti, quali risorse, quali attività, se avete un piano di progetto, e nel caso da chi sia presidiato, quali siano i vostri obiettivi di progetto, ecc), ma voglio semplicemente spiegarvi quanto segue.

 

Avete ragione, il marchio terracotta di Impruneta è un brand, perché è conosciuto e invidiato in tutto il mondo.

 

E sapete perché? Perché la terracotta di Impruneta è tanto preziosa in quanto si trova in un bacino ristretto – il comune di Impruneta appunto – e anche in virtù delle proprietà fisiche e chimiche che donano alla terra quel colore tipico rosato e resistenza ad agenti atmosferici fino a – 30 C°.

 

Vi sarete certamente accorti, visitando le fornaci – o almeno mi auspico che lo abbiate fatto – che il colore dei prodotti non è mai uguale: ecco, questo è un tratto distintivo, che certamente non troverete in altri territori toscani e non.

 

Poiché da anni, anzi da secoli, siamo a conoscenza del nostro patrimonio, negli ultimi trent’anni abbiamo duramente lottato affinché esso venisse tutelato e protetto dalle sempre più frequenti imitazioni.

 

Infatti molte aziende hanno marchiato e marchiano ancora oggi i loro prodotti con la nomenclatura “Made in Impruneta” quando né utilizzano la terra Impruneta, né utilizzano le tecniche di produzione tradizionali.

 

Questo per noi ha comportato un grave danno d’immagine nei confronti dei nostri clienti, che più volte hanno lamentato la differenza di prezzo tra noi e queste aziende. La risposta è semplice: i nostri prezzi sono più alti perché alto è il valore della nostra materia prima, la terra di Impruneta.

 

Da un anno, precisamente a maggio 2017, finalmente è entrato in vigore il marchio CAT, il cui obiettivo è proteggere e  tutelare non solo noi produttori dalle imitazioni di cui sopra, ma soprattutto il consumatore, che spesso non riesce a riconoscere ad occhio nudo la qualità di Impruneta .

 

Il marchio CAT non è solo un marchio, un timbro in più da apporre ai nostri prodotti ma ha un significato ben preciso: significa che da questo momento in poi, il semplice marchio Made in Impruneta, non dà la garanzia al consumatore che la terra sia di Impruneta e che sia stata lavorata secondo le tecniche tradizionali, cosa che solo il marchio CAT garantisce.

 

Ecco che voi, proponendo di estendere il marchio di Impruneta ad un generico territorio del Chianti attraverso la creazione di un outlet del cotto (tra l’altro, già la parola outlet la dice lunga sulla considerazione che avete del cotto), in cui si possa comprare prodotti di Impruneta, e prodotti del generale territorio del Chianti, non solo state negando ciò che avete detto due minuti prima, cioè che il cotto di Impruneta sia un brand, ma soprattutto ci state svilendo, svalorizzando, annullando tutto ciò che abbiamo costruito fino adesso.

 

Il marchio CAT è entrato in vigore proprio perché non succedesse quello che voi state proponendo: che i nostri prodotti siano equiparati a prodotti che non sono equiparabili per qualità della terra nè per la lavorazione.

 

Ormai siamo rimasti veramente in pochi a tramandare di generazione in generazione una tradizione così antica, e voi, con la vostra innovativa idea di outlet del cotto vorreste equiparare prodotti fatti a macchina con la lavorazione artigianale?

 

Siete mai entrati in una fornace? Siete a conoscenza di quanto tempo un artigiano impieghi per fare un vaso? Quante sia il processo di lavorazione? Quale sia il valore di un oggetto unico al mondo, perché fatto interamente a mano? Non credo.

 

Vi consiglio di riflettere su queste poche righe, e se aveste voglia di approfondire, e magari cambiare opinione, sono a vostra completa disposizione.

 

“La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare idea”.

 

Marco Masini (proprietario della Fornace Masini di Impruneta)

di Marco Masini

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