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lunedì 26 Febbraio 2024
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    Essere donne nel mondo: di ieri, di oggi, di sempre

    Sono convinta, da sempre, che il mondo sarà salvato dalle donne, dall' “altra metà del cielo” come diceva Mao Zedong.

     

    Chissà se si potrà mai trovare una definizione migliore di questa.

     

    Sintetizza alla perfezione la mia visione dell'universo femminile: un firmamento punteggiato di stelle appoggiato alla Terra, ma lontano e alto e sconosciuto e “altro” da chi vive semplicemente nel mondo.

     

    Questa idea, della femmina salvatrice, si basa su un vissuto personale che mi ha portato a crederla vera, fermamente vera.

     

    Vivere il pianeta femminile dall'interno non è come vederlo da fuori, non è questione che gli uomini non possono capire, il fatto inequivocabile è che le donne hanno un mondo tutto loro, di atti di comportamenti di parole, dette e non dette, che sono chiari solo a chi vi appartiene.

     

    Non escludo che anche gli uomini abbiano qualcosa di simile ma naturalmente non posso saperlo.

     

    Da sempre l'universo delle donne è stato un mondo segreto.

     

    Nelle famiglie le donne di casa avevano un codice di intesa fra di loro che serviva a mandare avanti le cose senza forzarle senza imporsi senza esporsi.

     

    Nella famiglia più all'antica, con il padre padrone più assolutista e dispotico immaginabile, la donna singola era una disgraziata e una schiava, ma se c'era una sorella una cognata una zitella, ancorchè avvizzita e arrabbiata, non c'era storia: alla fine ce la facevano sempre loro, le femmine, e il padre padrone rimaneva fondato nell'illusione di contare qualcosa.

     

    Da bambina ho visto le massaie contadine che mandavano avanti famiglie di molte persone badando alla cucina al pollaio all'orto ai bambini… donne che facevano quadrare conti magrissimi e tenevano insieme tre o quattro figli con altrettante nuore e una nidiata di “mimmi”.

     

    C'era ordine e rispetto: ognuno al suo posto e un posto per tutti.

     

    Nella mia famiglia c'erano cinque ragazze, due sposate e tre signorine, tre cognate mogli di tre fratelli, la bambinaia, la domestica fissa, le ragazze a ore per il bucato… Quale uomo avrebbe potuto farcela?

     

    Ricordo con chiarezza che i discorsi delle donne, anche di nessuna importanza, cessavano immediatamente all'arrivo di estranei, specialmente se maschi.

     

    Ricordo la solidarietà segreta in occasione di lutti di malattie di disgrazie, il bisbigliare “stasera la nottata la faccio io”, e nessuno veniva a  saper nulla.

     

    Fra loro ci saranno stati senz'altro degli screzi delle incomprensioni, forse dei litigi, ma all'esterno il fronte appariva unito e compatto, un monolite assolutamente insondabile e impenetrabile.

     

    Le femmine facevano parte di questa compagine fino dalla nascita, crescendo pian piano in virtù e conoscenza, dove per virtù intendo l'agire nell'osservanza delle regole date, senza mai nemmeno nominarle.

    Noi bambini eravamo tenuti all'obbedienza e al rispetto dei vecchi e, in ordine di età, avevamo piccoli compiti di servizio al nonno, che era tenuto da tutti appena appena sotto il Padreterno.

     

    E così senza parole imparavamo a vivere, senza neanche saperne il nome abbiamo appreso il senso del dovere, la lealtà, la fiducia nel prossimo conosciuto e l'allerta di fronte agli estranei, l'amicizia, la fedeltà, la generosità anche con poco, l'amore.

     

    Naturalmente c'erano le Bisbetiche Domate e le Lady Macbeth e le Madame Bovary e abbiamo conosciuto la cupidigia la gelosia il tradimento la truffa le bugie.

     

    Tutto era funzionale alla didattica della vita e serviva a dividere il bene dal male, a creare un solco   talmente profondo che era difficile non vederlo, ma se ci cadevi dentro eri perduta.

     

    Eppure in questa totale condivisione ogni donna coltivava il suo giardino segreto, la sua parte più intima che teneva solo per sé, che le serviva a sognare, a proiettarsi nel futuro o forse soltanto a volare un po' fuori dal suo cerchio.

     

    Quando  una era più silenziosa e appartata del solito ricordo che la mia mamma diceva: Lasciatela stare, vuole stare un po' in sé. Chissà se esiste ancora lo ”stare in sè”? O se oggi esiste solo il “fuori di sè”?

     

    E poi sono arrivate la rivoluzione culturale, la rivoluzione sessuale, la rivoluzione femminista.

     

    Peccato che queste belle rivoluzioni se le siano fatte gli uomini sui loro bisogni e non sui nostri!

     

    Ce ne siamo accorte naturalmente, ci siamo rese conto subito che la libertà sessuale non era la libertà dell'essere, che la rivoluzione culturale doveva servire a studiare poco o nulla, che la rivoluzione femminista ci portava a fare due lavori, anziché uno solo.

     

    Poche di noi hanno accettato questi nuovi patti senza capire che ci avremmo rimesso qualcosa, ma d'altronde i tempi storici non si scelgono, e piuttosto che rimanere al palo abbiamo preso quello che di meglio si poteva avere.

     

    E così la libertà sessuale ci ha tolto le garanzie legali che offriva il matrimonio ma in cambio abbiamo potuto avere figli fuori di esso senza essere additate al pubblico ludibrio e abbiamo potuto richiamare il padre alla responsabilità della prole.

     

    La libertà economica ci ha sottratto alla longa manus dei padri dei fratelli dei mariti e ci ha dato la possibilità di autodeterminarci dentro e fuori dalla famiglia, in cambio ci abbiamo rimesso la fatica di un doppio lavoro, dentro casa e fuori.

     

    Perchè tutto questo è accaduto a noi e non accade nelle società islamiche? Non lo so.

     

    Eppure le donne sono le stesse in tutto il mondo: “alma mater”accogliente pacificatrice perspicace dotata di quell'intelligenza intuitiva che non tutti gli uomini hanno.

     

    In Arabia Saudita, in Iran, per non parlare dell'Afganistan, le donne hanno un tutore e possono uscire solo con il suo permesso scritto.

     

    Non di meno ci sono donne che parlano, che raccontano storie di incredibile arretratezza culturale, anche e soprattutto nelle classi più alte, e che per questo rischiano la libertà la sicurezza personale la vita.

     

    Perchè invece i loro uomini tacciono, perchè non richiedono leggi di uguaglianza, perchè non riconoscono il valore delle loro madri sorelle mogli?

     

    Forse credono che l'ordinamento sociale che si sono costruiti li favorisca?

     

    Davvero credono di perdere qualcosa di personale se la donna da schiava diventa soggetto di diritti anzichè di soli doveri?

     

    Credono di perdere in autorevolezza se da padroni diventano semplicemente mariti o padri o fratelli?

     

    Credono che le donne siano creature che li servono meglio per dovere che per amore? Come le conoscono poco! E quanta poca stima hanno di se stessi!

     

    Certo le donne occidentali sono sotto l'ombrello della legge civile, ben distinta dalla legge religiosa, sono protette dall'art. tre della nostra Costituzione dove è scritta in chiaro, grazie Lina Merlin!, “l'uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso”. Ho l'impressione che il punto sia questo.

     

    Oggi è l'otto marzo, festa della donna, ma non credano gli uomini che ci basti il dono di una mimosa.

     

    No, non ci accontentiamo di una festa quasi di consumo, vogliamo il riconoscimento del nostro valore, vogliamo la considerazione per le nostre capacità, vogliamo l'amore per la nostra dedizione, tutti i giorni.

     

    E noi donne, avanti per Bacco! Facciamo per prime un passo verso noi stesse e riconosciamoci e consideriamoci e  amiamoci e rispettiamoci di più, perchè la consapevolezza di sé è l'unica garanzia di affermazione e di difesa .

     

    Un abbraccio a tutte.

     

    Maria Franchi

    di Maria Franchi

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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