Violenza sessuale: “Il frate lo avete già condannato”

Guai a chi parla prima di sapere la verità. Mi riferisco al vostro articolo sulla vicenda del Convento dei cappuccini di San Casciano.

 

E' una tirata di orecchie la mia nei vostri confronti. E vi scrivo questa storiella: Si racconta che un giorno una donna, notoriamente chiacchierona, andò a confessarsi da San Filippo Neri.

 

Egli, dopo averla ascoltata attentamente, le diede una curiosa penitenza: "Vai a casa, spenna una gallina, e spargi le sue piume per tutto il paese. Poi torna da me".

 

La donna, benché stupita, fece ciò che il confessore le aveva comandato e, tornata, si sentì dire: "La penitenza non è finita. Ora va e raccogli tutte le piume che hai sparso".

 

Quelle piume erano le sue parole che ormai aveva sparso. Anche se la giustizia darà  ragione al frate ormai le parole si sono già irrimediabilmente sparse. Meditate giornalisti, meditate…

 

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE

 

Gentile Lorenzo prendiamo la sua "tirata d'orecchie" e anzi la ringraziamo per l'attenzione. Non tema: per meditare meditiamo. Sempre. Cerchiamo di porci con equilibrio di fronte alle notizie che ci arrivano.

 

Sa, ci piacerebbe tanto che fossero sempre belle notizie. Ci piace un sacco darle e raccontare belle storie. ScorraIl Gazzettino del Chiantie scoprirà un giornale fatto di tante, tantissime belle storie.

 

Così come cerchiamo di fare un giornale diverso. Immerso in quella comunità che ogni giorno raccontiamo: il sottoscritto, al pari di tutti i giornalisti del Gazzettino, vive da sempre in questo territorio. Ne fa orgogliosamente parte così come il giornale ne è parte. Racconta e allo stesso tempo partecipa alla vita della comunità.

 

Insomma, qui nessuno è a caccia dello "scoop" facile. Visto che mi ha raccontato una storia gliene voglio raccontare una io.

 

C'era una volta un muratore che costruiva case. Viveva in un paese lontano, quando un giorno arrivò in Chianti. Nessuno lo conosceva ma subito lo presero a ben volere perché costruiva case alla metà del prezzo degli altri.

 

Erano belle, scintillanti. Ne costruì decine, centinaia. Un giorno la prima che aveva costruito iniziò ad avere delle crepe, e in poche ore crollò. Subito il proprietario si mise a cercare il costruttore, che però era sparito. Nei giorni seguenti tutte le altre case crollarono, ma dell'uomo nessuna traccia.

 

Ecco Lorenzo, noi non siamo "quel costruttore". Noi siamo "costruttori" che lavorano e vivono nel Chianti, che hanno una responsabilità anche sociale, e che rispondono direttamente alle persone che vivono accanto a loro di quello che "costruiscono".

 

Purtroppo questo mestiere, come tanti altri, ci mette anche di fronte al brutto della vita. Alla morte, alla cronaca nera, alle violenze. Con una differenza: il nostro compito è raccontarlo questo brutto della vita.

 

Cercando di farlo al meglio. A volte sbagliando, e lo ammettiamo senza problemi. A volte essendo anche superficiali, capita. Cercando, se possibile, di rimediare.

 

Mi permetta però di essere molto chiaro: questa volta non abbiamo sbagliato neanche una virgola, non siamo stati per nulla superficiali.

 

E le spiego il motivo, come ho già fatto con un'altra lettrice. Perché noi siamo anche questo: ci piace spiegare, parlare con voi. Ovviamente poi siete liberi di rimanere della vostra idea.

 

I due articoli che abbiamo scritto, pur nella difficoltà di fare cronaca in questi casi, sono pieni di rispetto sia per chi ha denunciato il fatto, sia per chi è accusato di averlo commesso.

 

Contengono, peraltro, sia le dichiarazioni del legale del frate accusatoche la (legittima) difesa da parte del Convento dei Cappuccini. I titoli sono oggettivi, mai caricati: è chiaro che visto il tema non possono essere certo essere neutri, passare inosservati.

 

Poi c'è un fatto che va tenuto ben presente. Se ha letto gli articoli avrà capito che non siamo alla "semplice" denuncia né tantomeno alle indagini preliminari, bensì al rinvio a giudizio.

 

C'è stato quindi un GUP (Giudice per l'Udienza Preliminare), che sentiti accusa e difesa, visionate le prove raccolte, ha deciso che tutto ciò era meritevole di avviare un processo. E questo è un fatto giudiziario.

 

Poi sarà il processo a stabilire una verità (giudiziaria). Ed è per questo, per il rinvio a giudizio (che è un fatto, glielo ripeto) che la notizia è uscita. Era inevitabile (e le posso assicurare che prima di farla uscire abbiamo anche aspettato più che in tanti… altri casi). Qui insomma non è stato condannato nessuno, tuttaltro.

 

Chi scrive nei giardini di quel convento ci ha passato l'infanzia (mio nonno faceva l'orto ai frati cappuccini) e conosce molto bene tutto l'ambiente.

 

L'altro giornalista che ha scritto il secondo articolo, Antonio Taddei, insieme ai fedeli che frequentano la chiesa e ai Cappuccini stessi, sta seguendo il processo di beatificazione di Padre Guido Raspini.

 

Questo solo per dirle con quanta cura (come cerchiamo comunque di fare sempre) e conoscenza della situazione abbiamo seguito (e seguiremo) la questione.

 

Su una cosa ha ragione: comunque finisca questa storia è, purtroppo, già finita male. Speriamo che finisca… meno peggio possibile.

 

Libero, come tutti, di avere le sue opinioni, ovviamente anche di criticarci. Ma non di dire cose imprecise o assegnarci volontà denigratorie o accusatorie. Che non abbiamo né avremo mai nel nostro modo di fare giornale. Distinti saluti.

 

Matteo Pucci, direttore responsabile del Gazzettino del Chianti

di Lorenzo Favari

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