“Barberino Tavarnelle in Chianti: non si dia un nome a qualcosa che ancora non c’è”

Egregio direttore, mi diletto con leggerezza a scriverle di qualcosa che molto la affligge tanto lo spazio che lei dà a quel "inciampo" fatto a commedia chiamato Barberino Tavarnelle in Chianti.

 

Casomai fosse di suo sollievo e consumo abusi di quanto sotto.

 

– dare un nome a qualcosa che non c'è ancora, è sbagliato ed oltremodo buffo e triste. Offende chi è contrario e cruccia chi è favorevole, poiché non è per un nome che si dovrebbe discutere, nel pro e nel contro.

 

– dare un nome geografico nuovo ad un principio o a più principi di unificazione è sbagliato; se esistesse un nome geografico che coincidesse con quei principi sarebbe giusto, ma non c'è.

 

– darsi un nome nuovo è una promessa che si fa a se stessi per superare e migliorare il passato. Dimenticare qualcosa di sbagliato e proiettarsi verso il miglioramento.

 

– darsi un nome nuovo , non significa cancellare i nome esistenti che devono rimanere per ricordare le cose buone del passato.

 

Dette queste semplici parole, ognuno dovrebbe trovare una proposta. Io, da sostenitore della fusione, vorrei che qualora approvata la fusione, fosse il popolo a darsi un nome, magari con l'aiuto del Gazzettino in fase preliminare, attraverso dei sondaggi.

 

La mia proposta è quella di dedicare la fusione ad un personaggio illustre, ma è sbagliato dare un nome a qualcosa che non c'è, quindi , a patto che le interessi, aspetterò a dirlo.

 

Raffaele Tarchiani

 

IL DIRETTORE RISPONDE

 

Caro Raffaele, la ringrazio per la "premura" ma non devo certo essere "sollevato" da questo tipo di situazione.

 

Sul nome da dare al futuro (ammesso che nasca ovviamente) comune "fuso", le amministrazioni comunali di Tavarnelle e Barberino Val d'Elsa hanno assegnato un percorso istituzionale con i rappresentanti dei cittadini (i consiglieri comunali).

 

Secondo me poteva invece essere l'occasione, quella del nome da trovare, per coinvolgere una cittadinanza oltremodo sonnolenta verso quello che invece potrebbe essere un passaggio storico nella vita dei cittadini di queste comunità. Partire dal nome per arrivare ai contenuti di sostanza.

 

Detto questo, il giornale è a disposizione come luogo di confronto di idee e di dibattito. Per quanto riguarda i sondaggi, ne facciamo (e uno anche sul gradimento relativo al nome scelto), ma non hanno la pretesa di essere "scientifici".

 

Matteo Pucci

di Raffaele Tarchini

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