“Cigliano senza luce e la mente corre alla campagna degli anni ’50 e ’60…”

Leggo la lettera di Eleonora e ritorno indietro agli anni 50 del secolo scorso quando, anche per le cause della guerra, nelle nostre campagne non c'era la "Luce".

 

Sono nato prima che passasse la guerra nella Pieve di Campoli, e alla casa colonica dove abitavamo c'era la luce elettrica perché la Società Valdarno, prima della guerra, quando faceva le linee, a coloro che gli concedevano l'appoggio gli dava l'attacco gratuito.

 

 

In quell'occasione il padrone di casa fece l'impianto per soli tre punti luce: la cucina e le stalle. Il resto della casa era vissuto come da sempre; lumi a petrolio bianco, lumini a olio e le candele con la "bugia".

 

La lampada in cucina ricordo che faceva una luce appena sufficiente, mi pare che fosse a 25 W a 160 V con 500W di potenza contrattuale.

 

In quegli anni ci fu una "rivoluzione" nel sistema di fuoco domestico, si passò dal focolare alla "cucina economica" che insieme alle bombole del gas cambiarono la vita alle massaie.

 

Rimaneva sempre però il problema dell'approvvigionamento idrico: era necessario andare coi secchi e le mezzine al pozzo o alla fonte a prendere l'acqua e portarsela in casa… se ne sciupava molta meno!!

 

Intorno agli anni 60 ci fu un altro passaggio importante, il frigorifero e le prime lavatrici. Il frigorifero fu una tappa importante per la salute delle famiglie in quanto permise di conservare i cibi, specie in estate.

 

La lavatrice fu la liberazione delle donne dal pesante "bucato", necessitava di acqua corrente e piano piano le case incominciarono ad allacciarsi all'acquedotto per ovvi motivi, arrivarono anche gli scaldacqua elettrici e i 500 watt non bastavano più.

 

Allora la Società Valdarno lanciò una campagna per fornire le abitazioni di più potenza elettrica con la linea "calore", e a chi la metteva gli davano un fornello elettrico in omaggio.

 

Negli anni 60 avvenne anche l'abbandono delle campagne da parte dei contadini (fine della mezzadria) e molti si trasferirono nei centri abitati o addirittura in città con molte possibilità in più di vari servizi.

 

Le case rimaste vuote furono o vendute o ristrutturate per affittarle, però anche se ora erano fornite di acqua e luce le difficoltà logistiche restavano, compresa la viabilità quando c'è la neve.

 

Sento che Eleonora beatifica il silenzio imposto dal blackout ma ha la lavatrice bloccata e il riscaldamento spento… .

 

Forse siamo andati troppo avanti, specialmente in campagna, se avessimo lasciato qualche caminetto o stufa a legna non sarebbe stato male… .

 

Un rimedio però ci sarebbe, comprare un piccolo generatore di corrente e tenerlo da parte, in questi casi di emergenza sarebbe utilissimo; però bisogna saperlo gestire, e questo è altro discorso.

 

R.B.

 

di R.B.

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