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lunedì 4 Marzo 2024
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    “Quel primo maggio del 1917, con mia nonna in piazza contro la guerra”

    Cent'anni fa, il primo maggio 1917, la mia nonna Ottavia partecipò alla manifestazione che riuniva le donne mogli madri sorelle fidanzate di soldati al fronte.

     

    Queste donne coraggiose riempirono le strade  per chiedere all'autorità costituita il ritorno a casa dei loro cari e, in ultima analisi, la fine della guerra.
     

    Dove trovarono l'animo di presentarsi in piazza, di gridare in faccia alla forza pubblica la loro richiesta, anzi la loro pretesa, di essere ascoltate e di essere garantite nelle loro necessità e di vedere ritornare a casa i padri dei propri figli?
     

    La guerra le aveva impoverite fisicamente e aveva quasi esaurito le loro energie materiali, avevano mangiato poco e lavorato tanto!, ma nello stesso tempo aveva dato loro una consapevolezza di sé che prima non avevano.
     

    Si erano trovate a combattere su quello che fu chiamato “fronte interno”: lavoravano al posto degli uomini nei campi, nelle fabbriche, nelle botteghe artigiane, negli uffici, negli ospedali…..
     

    Professioni e lavori fino ad allora assolutamente maschili si aprirono alle donne le quali, facendo di necessità virtù, li eseguirono come e meglio degli uomini.
     

    Non voglio parlare delle popolazioni del nord Italia che della guerra vissero le cannonate e le violenze, le fughe e la morte,  voglio raccontare di una comunità rurale che durante la Grande Guerra ebbe a vivere un tempo durissimo di preoccupazioni e di stenti.
     

    La mia nonna aveva 29 anni ed era rimasta sola con due bambini: il marito al fronte e un fratello diciottenne fra i ragazzi del 99, un altro invalido di guerra.
     

    Non era una sprovveduta e non aveva avuto bisogno della guerra per avere contezza delle cose e di sé stessa.
     

    Era cresciuta in una casa dove si leggevano libri e giornali e pericolosamente si parlava di politica.
     

    Sapeva della lotta per l'emancipazione femminile in Inghilterra, sapeva della rivoluzione di febbraio in Russia, sapeva dei movimenti d'idee di quei tempi e soprattutto credeva fermamente di avere dei diritti come “uomo”, anche se di sesso femminile.
     

    E così scese in strada con la cognata Ida, sorella del marito, e arringava le altre donne e gridava forte “Evviva la Rivoluzione”.
     

    Furono arrestate tutte e due e furono condannate a sei giorni di reclusione e sessanta lire di ammenda pecuniaria ciascuna.

     

    Maria Franchi

    di Maria Franchi

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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