Polemica-debiti: l’intervento di Mauro Cresti

Caro Gazzettino del Chianti e Carissimo Direttore …

 

Questa “cosa” che ha movimentato il clima amministrativo sancascianese, mi ha stuzzicato. Intanto, complimenti per la briosa definizione di “San Casciano da bere” che hai utilizzato per ricordare quei tempi.

 

E’ divertente, ma non c’entra nulla con quel il nostro “allora”. Quelli della “Milano da bere” erano quasi dieci anni prima … ed in parte giustamente ed in parte meno furono arrestati quasi tutti perché si appropriavano di risorse pubbliche.

 

Abbi pazienza ma la differenza non è sottile. L’epoca nostra, oggi discussa, significò altro, molto altro e senza quell’altro non ci sarebbe quello di cui ci serviamo tutti i giorni e che consente ed agevola una movida commerciale e sociale che conta una partecipazione estesa … .

 

Molte sono in effetti le infrastrutture che ci hanno regalato centri storici e commerciali naturali, disintossicati dal caos in cui si erano ritrovati a finire, per le diverse funzioni che vi si svolgevano e per i servizi e sottoservizi vetusti con i quali erano serviti. 

 

Ricordi via Machiavelli con la Coop, i carrelli, le mamme con le carrozzine, le auto che vi circolavano e i camion dei rifornimenti che facevano manovra in piazza Pierozzi?

 

Detto questo sono andato a ripescare i dati di una parte di quel periodo, diciamo “la polpa” e mi sono messo a vedere quali opere, solo le finanziate con mutuo ovviamente, potrebbero oggi apparire come allora rinviabili.

 

Ho sottocchio tutti i mutui per le scuole di Mercatale, Cerbaia, Chiesanuova e del capoluogo che ricordo oltre alle aule appena realizzate in quel periodo, affrontava la mancanza di mensa e palestra.

 

Ho visto anche la viabilità, con il collegamento che ha permesso l’insediamento di Laika, il secondo stralcio del parcheggio dei Chisci, appena concluso il primo, il secondo e terzo stralcio delle circonvallazione nord del capoluogo, appena concluso il primo che “ovviamente era stato fatto per la Coop”, la pavimentazione e sottoservizi centro storico terzo lotto, avendo appena concluso il primo e il secondo, per le vie 4 novembre, Lucardesi, Vignaccia, Curiel, o piazza del Popolo a Mercatale, o la nuova piazza di Montefiridolfi e relativo parcheggio, oppure il completamente del parco Dante Tacci, venuto totalmente da un contributo EU, o il rifacimento dei giardini de Il Piazzone … e quella strada che ha evitato di “isolare” Colle D’Agnola il lunedì e durante le movida.

 

Mi pare che il succo della diatriba in fondo sia questo. I mutui! Ovviamente io non ne ho trovata nessuna di queste opere rinviabili, ma io sono “molto partigiano”.

 

Comunque, siccome è bene che ognuno si possa fare un’idea, se è interessato e soprattutto se non vuole partecipare al dibattito con dabbenaggine, o con mere manifestazioni di simpatia o antipatia per qualche amministratore, ti allego un estratto di quello che ho, succintamente ripassato.

 

Mi permetto di ricordare quei tempi … i tempi delle serrate per la chiusura del centro storico. E colgo l’occasione per ringraziare i protagonisti appassionati di quegli scontri, più che i sostenitori (che in taluni momenti caldi erano davvero pochi).

 

Sì voglio proprio ringraziare questi “oppositori” perché anche dal quel confronto è nato tutto il resto, non solo da uno o più amministratori.  E’ nato quello che ci ha poi consentito di raggiungere e talvolta superare in frequentazione e apprezzamento anche quei comuni a noi vicini che sembravano sempre staccarci e che talvolta hanno preso le nostre idee per replicarle nei loro territori.

 

Si quel confronto è stato faticoso, duro, utile ed ha merito esteso. Concludo, guarda te, non con ragionamenti tecnico finanziari, ma con qualche considerazione politica.  In un quadro di finanza locale che non era certo di pieno sviluppo, ma aveva qualche certezza in più e consentiva ai comuni di avere qualche propria linea di finanziamento, TARSU, ICI, introduzione di aliquote per le addizionali IRPEF, ci si mosse e non si stette fermi. 

 

Ci voleva anche coraggio politico perché in giro c’erano i manifesti 6×3 di “meno tasse per tutti”, le promesse delle dentiere, il vampiro Visco ecc. ecc. Sono consapevole che arrivammo a portare quasi subito al massimo le addizionali IRPEF.

 

Eravamo convinti che così facendo saremmo riusciti a cambiare i nostri paesi e a dotarli di quanto, mancava e che da tutti era considerato indispensabile.

 

Parcheggi, strade, marciapiedi, scuole e relative mense e palestre … ecc. Lo facemmo in un quadro di finanza locale “non libertario”, e del quale ovviamente rispettavamo i pur esistenti limiti. 

 

Allora, a mio parere, vi era anche un ANCI non troppo succube degli esecutivi, ma abbastanza vitale che con la sua azione di confronto con il Governo contribuì a risolvere qualche nostro problema, legato alla carenza di trasferimenti statali al nostro comune che allora penalizzato a causa della questione: “spesa storica”.

 

Oggi il quadro è diverso, molto diverso, lo Stato ha letteralmente strozzato i comuni, sono completamente interrotti i finanziamenti, si è ridotta al lumicino la capacità di indebitamento, l’ICI per troppo tempo mancata è stata sostituita con una tassa variegata, che non rilascia al comune quanto l’ICI ed è fatta in un modo talmente complicato che rende persino impossibile compiere d’ufficio le verifiche, che su diversi tributi ai nostri tempi facemmo, portando nelle casse comunali importanti risorse … perché si sa che anche nella società civile chiantigiana …. “tutto il  mondo è paese”.

 

Ovviamente su questo dibattito tutti possono alla fine intendere quello che vogliono, od esprimere giudizi sulla qualità di questo o di quello o di gusto.

 

Figuriamoci siamo un paese che ha sulle mura castellane un cervo, e una serie di numeri al neon … mi ricordo ancora un simpatico cartello all’inaugurazione dell’opera di Mario Merz … recitava “San Casciano in Val Badia” … poi le foto hanno fatto il giro del mondo … non del cartello ovviamente.

 

Una cosa è certificata; niente di quello che, oggi, già c’è, nel quadro attuale di finanza locale potrebbe essere fatto … ripeto … oggi. Quindi …

 

Altro che feste di piazza, bimbi a scuola, poi in mensa ed infine in palestra, altro che da movida sociale e commerciale, altro che parcheggio, passo dal giardino e vengo in centro … ed io ti sconto il parcheggio .. uno dei quali, comunque poteva da anni essere gratuito.

 

Oggi lo so, non si può o non si deve contestare lo Stato per averci regalato questa rigidità dei bilanci, per averci condannato a non avere almeno una parte di fiscalità locale, dato che quel poco che resta deve sostituire la mancanza di trasferimenti.

 

Questa secondo me in sintesi è la incapacità di azione politica a cui si è anche localmente condannati e silenti da parte di chi amministra e da chi fa politica. Il bello di questo è che non solo non la si vuole denunciare, questa situazione, ma addirittura neppure riconoscere.  Insomma non si può e non si deve disturbare. 

 

Il motivo è comprensibile, è presente un fattore di sopravvivenza politica che condiziona il tutto. Le liste di proscrizione sono nei fatti e per certi versi se ne ha paura.

 

Beh … io ho detto la mia, senza peli sulla lingua, d'altronde allora applaudivano anche quelli che oggi sotto, sotto dibattono.

 

Anzi le opere le sollecitavano, negli appuntamenti ristretti di lavoro e pubblici, come nelle verifiche di metà e fine legislatura, complicate da organizzare perché tenevano dentro tante di quelle forze e tante di quelle sensibilità, ma partecipate da quei tesserati che oggi sono in netto calo (20% in Toscana dice il Segretario proprio ieri … chiosando che è contento del dato) e da simpatizzanti e sostenitori, che allora si usava fare. Consigli? Nessuno. Salutoni e buon lavoro a tutti.

 

Caro Mauro, innanzi tutto grazie per il suo prezioso contributo a un dibattito che, forse, ha destato grande interesse poiché a San Casciano non si era mai assistito a "frizioni" fra una giunta in carica e chi l'aveva preceduta.

 

Un paio di annotazioni su quel che scrive: la "San Casciano da bere", come l'abbiamo definita, era ovviamente un'espressione utilizzata in modo ironico per ricordare i tempi in cui le risorse, per chi era bravo a trovarle, c'erano. Non voleva avere certo "echi" riguardanti Tangentopoli o similari ci mancherebbe.

 

Altra cosa: Il Gazzettino del Chianti è diventato sede di questo dibattito non certo per mero spirito polemico da parte del nostro giornale, ma perché tutto parte da un comunicato stampa ufficiale dell'amministrazione comunale in carica, sul quale poi abbiamo semplicemente fatto il nostro lavoro. Senza parteggiare, non ne avremmo motivo, per nessuno.

 

Un dibattito che, se servirà solo a polemiche strumentali o fini a loro stesse, lascerà il tempo che ha trovato. Se invece darà stimoli e spunti di riflessione, come quelli che ha dato lei, avrà avuto una sua utilità.

 

Matteo Pucci, direttore del Gazzettino del Chianti

di Mauro Cresti

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