“Impruneta: mi vergogno di essere stato fra i fondatori del Partito democratico”

Caro direttore,

 

Mi riferisco alla lettera pubblicata sul Gazzettino, nella quale un dirigente PD si indignaper il modo con cui il sindaco di Impruneta e i capi del PD hanno defenestrato all'istante il vice sindaco e rimpiazzato quattro assessori su cinque senza motivarne le ragioni neppure agli interessati.

 

Le reazioni a questo attacco sono state altrettanto violente e piccate. In piazza o in privato le polemiche e commenti, da una parte e dall’altra, raggiungono accenti addirittura non riferibili.  

 

Io non mi indigno ma mi vergogno tantissimo di aver fondato a suo tempo questo partito nel quale la guerra di tutti contro tutti, l’arroganza e l’indifferenza verso i cittadini hanno sostituito l’analisi politica e lo spirito di servizio.

 

I rivali interni ricorrono all’aggressione personale e alla volgarità per accaparrarsi quanto più potere possibile come se il Comune fosse loro proprietà, confondendo persino le istituzioni democratiche con i conciliaboli di gruppi e gruppetti di ex “amici” e di ex “compagni”.  

 

Il sindaco sarebbe addirittura abusivo perché avrebbe “tradito” gli accordi di spartizione. Il livello è sceso così in basso che i contendenti non si rendono nemmeno conto che, scoperchiando i  maneggi che hanno indirizzato la scelta dei candidati  e che guidano l’azione politica, hanno ridotto il partito a oggetto di  disprezzo e di scherno.

 

Queste dispute non fanno riferimento allo stato disastrato dell’amministrazione se non per accusare di incapacità gli avversari. Ma chi ha scelto i candidati e sulla base di quali esperienze? Il grado di frequentazione della Leopolda sembra essere stato l’unico criterio per individuare le capacità di governo dei candidati.

 

C’è chi rivendica sulla stampa il merito di aver appoggiato una candidatura segnata da spirito donchisciottesco, totale inesperienza amministrativa e irruente giovinezza da contrapporre a un’altra candidatura “debole” dello stesso partito quando il Comune imprunetino con i problemi che si ritrova grazie a settanta anni di governo “progressista”,  avrebbe bisogno di sindaci e assessori di grande esperienza gestionale e capacità di relazione e di ascolto, doti che sembrano mancare a molti responsabili, cacciati o rimasti, di questa amministrazione.

 

Pesa sui problemi la storica spaccatura fra Tavarnuzze e il Capoluogo le cui popolazioni hanno da sempre pochissimo in comune, spaccatura che le rivalità nel partito egemone hanno esasperato nei decenni tanto da far pensare a molti che un divorzio consensuale sarebbe preferibile a una convivenza piena di veleni.

 

Se il PD non è in grado di proporre candidati credibili o proporre concrete soluzioni di convivenza, si faccia da parte e passi la mano: nessuno è indispensabile.

di Giuseppe Aglietti

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