“Insicurezza sulle nostre strade: tutto parte con la crescita del boom economico…”

Con  il passaggio della guerra molte case degli italiani andarono distrutte e dopo quel periodo  ci fu una fuga dalle campagne verso i centri abitati e le città in cerca di soluzioni di vita accettabili.

 

Per documentare l’evento Vittorio De Sica nel 1956 fece un film: "Il Tett"; che rappresentava realmente la “fame abitativa” di quel periodo e il modo disordinato col  quale cercavano di realizzare un alloggio i disagiati abitativi delle borgate romane.

 

Nelle nostre zone non eravamo, escluse alcune famiglie, in quelle drammatiche situazioni, ma chi poteva cercava di realizzare un proprio appartamento, da solo o in condominio. Inoltre in quegli anni anche l’INA casa costruiva alloggi per i ceti popolari.

 

Ricordo benissimo la consegna delle case popolari di via della Libertà, che essendo fuori delle mura sembrava che gli assegnatari fossero stati esiliati!

 

Infatti in quel tempo tutta la vita sociale a San Casciano era svolta nel “paese centro”, la Sita passava da piazza  Pierozzi, e il capolinea era virtualmente la rivendita tabacchi del “Vizzino”.

 

Fuori le mura c’era il Piazzone giardino e  sotto le mura il mercato  del lunedì, e il gioco del Tamburello la domenica;  lo “struscio” nei due viali solatii,  Corsini e Garibaldi, lo stadio venne dopo, costruito sopra l’enorme discarica di macerie del paese maciullato dalla guerra.

 

Per costruire le nuove case non fu seguito un progetto generale come è richiesto adesso , ma si costruì  lungo le strade esistenti, Grevigiana, Cassia , Borromeo, Empolese, senza pensare ai servizi accessori: bastava un tetto! 

 

D'altronde a quei tempi era inimmaginabile che ci fosse in arrivo il cosiddetto boom; andavamo ancora in bicicletta e i più “ricchi” avevano la Vespa o la Lambretta, poi qualcuno assai più ricco ostentava la mitica 500. 

 

A oltre mezzo secolo ci troviamo a fare i conti con quanto non previsto allora e quanto sarebbe necessario attuare oggi con le esigenze di spazi e traffico centuplicato.

 

 

A quei tempi ricordo che c’erano i cartelli stradali in prossimità dei centri abitati  che imponevano la velocità “a passo d'uomo”, poi sostituiti dagli attuali che pochissimi rispettano. 

 

Molte zone che una volta erano civilmente vivibili, con l’aumento del traffico e la conseguente velocità senza adeguate protezioni sono divenute zone a rischio incolumità personale.

 

E ora siamo a chiedere di porvi rimedio, soluzioni molto difficili  da adottare.

 

Roberto Borghi

di Roberto Borghi

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