Passo dalla piazza centrale del mio paese…e rabbrividisco!
Questa mattina, nel mio piccolo paese (Impruneta), le strade sono inondate da una tristissima serie di canzoncine natalizie cantate da piccoli cantori sullo stile “Coro dell’Antoniano”.
Rivolgo il mio stupore ad alcuni passanti e questi mi rispondo che, in realtà è da tre giorni che questa tortura va avanti, dalla mattina alla sera.
I megafoni sono posti in punti strategici (la Piazza Buondelmonti, via Cavalleggeri) da cui queste “lamentationes” natalizie possono essere diffuse per il più ampio raggio d’azione possibile così che tutti restino letteralmente paralizzati (sia a livello uditivo che emotivamente parlando) dagli abominevoli motivetti che invocano figure religiose di specifico stampo cattolico e che ti giungano da ogni direzione.
E non c’entrano niente i vari “Don Camillo e Peppone”; questa non è una critica di stampo politico, qui nessuno si sta cercando di accaparrare la simpatia dei cittadini per le prossime elezioni a sindaco.
Queste sono parole di vero sdegno che vogliono sottolineare il degrado culturale, l’ipocrisia delle istituzioni (religiose e laiche, senza distinzioni), la violenza intellettuale, il menefreghismo di chi, invece di amministrare i propri affari con l’intelligenza e la dedizione necessarie, si affida ad “americanismi” (tra l’altro, totalmente decontestualizzati; quindi fuorvia addirittura dai modelli a cui apparentemente sembra volersi ispirare!) che intorpidiscano gli animi umani con scene (o forse dovrei dire, suoni) patetiche e disgustose, e che gettano la popolazione in quel clima di regime totalitario, della serie “o ti mangi questa minestra….”, in cui a bambini imberrettati e sorridenti vengono inculcati regolamenti austeri.
Oggi, camminando per la piazza del mio paese, mi sono sentito calpestato e deriso nella mia persona di cittadino laico.
di Davide Quinci
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