“Quando da sindaco incontrai Ciampi. E ci raccontò di quando era sfollato in Chianti”

In questo giorno triste in cui è venuto a mancare il Presidente emerito della Repubblica; Carlo Azeglio Ciampi, non può  non riaffiorare alla memoria il ricordo dell’incontro che, come Sindaci delle Città del Vino, abbiamo avuto con lui al Palazzo del Quirinale.

 

Fra le tante cose che ho fatto come Sindaco di Greve in Chianti, ho avuto anche l’onore di presiedere, per un biennio, dal 2001 al 2003, l’Associazione Nazionale delle Città del Vino.

 

Era da tempo che l’Associazione chiedeva un incontro istituzionale con la Presidenza della Repubblica, ma, pe runa serie di circostanze, l’occasione non si era mai concretizzata.

 

Ciò che non era mai avvenuto prima, però avvenne nell’autunno del 2002. Ed il Presidente era proprio lui, Carlo Azeglio Ciampi.

 

L’incontro suscitò un grande interesse tra i sindaci delle Città del Vino, tanto è vero che, mentre il cerimoniale ci aveva indicato di superare un certo numero di presenze, quel numero fu ampiamente superato.

 

Il presidente Ciampi, con Donna Franca, suscitava  una naturale simpatia ed un naturale affetto anche tra i Sindaci, ovviamente, ed ognuno portò un dono al Presidente ed alla sua consorte

 

Molti portarono il vino, alcuni anche i dolci della tradizione dei loro territori.

 

L’accoglienza fu calorosa e soprattutto spontanea, come era nelle corde del presidente Ciampi.

 

Al presidente noi abbiamo cercato di raccontare un’Italia del vino che si stata evolvendo sul terreno delle qualità, che si era definitivamente lasciata alle spalle la vergogna del metanolo e che si stava proiettando con successo sui mercati internazionali.

 

Il Presidente ci accolse con affetto e , nel suo saluto, volle ricordare i tempi in cui, sfollato in Chianti, a Montefioralle, ai tempi della seconda guerra mondiale, lui e la sua famiglia facevano i conti con un altro vino, con il vino del contadino, quando ancora il vino  si comprava a damigiane e si infiascava la sera a casa.

 

Dopo quell’incontro ognuno di noi è tornato a casa, nel proprio Comune, portando con se la consapevolezza che non eravamo soli, come Sindaci, a lottare per risolvere i piccoli e grandi problemi quotidiani, ma che nell’istituzione più alta della nostra Repubblica, c’era una persona di grande spessore umano e morale, oltre che di grande caratura intellettuale.
 

di Paolo Saturnini

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