“Chi tocca le feste muore! Ovvero Panem et circenses”

Caro Direttore. Comprendo perfettamente il suo disappunto per il mio tirare in ballo le feste imprunetine ogni volta che cerco di fustigare le malefatte dell’Amministrazione Comunale.

 

Pure nella sua utilità informativa, il suo giornale non è un servizio pubblico, ma un’impresa commerciale che vive sul numero di “click” e quindi sulla pubblicità che essi generano.

 

E’ evidente che i reportage sulle feste aumentano molto i “click” e i “like” e incidono sul conto economico più delle manie di un’iraconda anziana.

 

Comprendo anche la necessità per Lei e per il Suo Giornale di mantenere buone relazioni con le Istituzioni locali fra le quali includo i Rioni che a Impruneta hanno sostituto in Comune in molte sue funzioni.

 

Pur ammettendo una qualche mia senile degenerazione, Le faccio presente che le feste cosiddette istituzionali coprono una gran parte dell’anno: da metà luglio quando i carri, i bar e le taverne volanti, vanno ad occupare le piazze ed i parchi, per arrivare alla fine di ottobre quando partono le ultime giostre, senza contare le molte altre feste nel corso dell’anno.

 

Durante questo lungo periodo tutto lo scardinato apparato comunale è mobilitato per queste feste e solo per queste.

 

Ammetto che le feste siano un momento ludico importante pur senza annettere loro quella funzione salvifica da Lei raccontata, ma vorrei ricordarLe che il diritto alla salute (di chi non ha interesse a partecipare) è costituzionalmente protetto dall’art. 32, mentre non trovo alcun articolo che garantisca il divertimento, specie se alimentato anche da fumi di alcool.

 

La mia posizione forse Le sarebbe meno astrusa se avesse le finestre di casa su un cantiere notturno e su un bar all’aperto o se Lei fosse intrappolato in casa per settimane da una Fiera che per di più con le giostre tiene sveglio Lei ed i Suoi figli tutta la notte.

 

Comunque non la disturberò ulteriormente con le mie missive grottesche e stucchevoli, non perché Lei ha rappresentato interessi od opinioni diverse dalle mie, ma per il modo con il quale ha inteso “svergognarmi” pubblicamente per compiacere i Suoi lettori (per questo ci vogliono ben altri Pucci).

 

Sarebbe bastato telefonarmi od inviarmi un messaggio personale per esprimere il Suo dissenso e cessare la pubblicazione dei miei scritti.

 

Mi auguro abbia la correttezza di pubblicare questa mia ultima replica..

 

Con delusione Le porgo i miei saluti.

 

RISPONDE IL DIRETTORE DEL GAZZETTINO DEL CHIANTI

 

Gentile Maria Teresa Lombardini, sarebbe lunga la replica che dovrei fare alle questioni che solleva nella sua lettera.

 

Le segnalo solo, molto sommessamente, che in questi anni abbiamo pubblicato TUTTE le sue lettere. Tutte. Su qualsiasi cosa lei abbia voluto esprimersi, ha trovato spazio nel nostro giornale. Sempre.

 

Vada pure a controllare (ogni lettera è al suo posto in archivio). Mai le ho risposto. Mi sono sentito di farlo in questa occasione per il semplice motivo che conosco bene, molto bene il paese di Impruneta.

 

Così come conosco le problematiche relative ai rumori, ai rioni, a quello che segnala. E, non ci crederà, ma troviamo situazioni analoghe in tutti gli altri comuni che ormai seguo da quindici anni a questa parte.

 

Quello che ho fatto, semplicemente, è stato scrivere che forse, e dico forse, che quel suo ricondurre molte problematiche alle feste, era oltremodo eccessivo e ingeneroso. A volte anche un po' grottesco se permette.

 

E, certo, l'ho fatto sul giornale, come si conviene per correttezza e trasparenza, non certo telefonando o mandando messaggi di chissà quale tipo. Da direttore di giornale a lettore, come è giusto che sia.

 

Quando ci si esponde pubblicamente, e lei lo fa da anni legittimamente, prima in politica e poi in forma privata, può anche darsi che capiti il giorno in cui un direttore di giornale, che ha sempre dato spazio a lei come a tanti altri, si permetta di dire che forse sta esagerando.

 

Senza nessun "secondo fine" come quelli che lei evidenzia e, ai quali, rispondo solo con un benevolo sorriso.

 

Con rispetto, Matteo Pucci

di Maria Teresa Lombardini

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