Questo è il primo Referendum nella storia della Repubblica chiesto dalle Regioni, 9 per la precisione (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise), direttamente interessate in quanto hanno di fronte alle loro coste, entro le 12 miglia, circa 80 piattaforme petrolifere a fronte di circa 40 concessioni.
Una legge Europea, recepita dall'Italia già di fatto, ha vietato nuove concessioni per perforazioni entro le 12 miglia, per cui non è più possibile costruire nuove piattaforme vicine alla costa.
Il Referendum vuole abrogare quella norma, inserita nella legge di stabilità 2015, votata con la Fiducia del ministro Boschi, per la quale quelle 80 piattaforme petrolifere potranno continuare ad esistere fino al completo esaurimento del giacimento, esentando le compagnie petrolifere dal richiedere una proroga di quelle concessioni.
È questo il doppio regalo fatto alle lobby dei petrolieri: permettere loro di estrarre senza sottostare ad eventuali ulteriori vincoli per la salvaguardia dei nostri mari, e soprattutto concedere di estrarre pochissimo petrolio esente dal pagamento delle Royalties, senza mai esaurire i pozzi, per evitare i costi di smantellamento delle piattaforme entro le 12 miglia!
Ci chiediamo come mai a noi comuni mortali viene richiesto di rinnovare la patente di guida ogni 10 anni, mentre alle piattaforme petrolifere viene concessa l'eternità.
Il referendum del 17 aprile non stravolge l’attuale situazione, che è destinata a perdurare di fatto ancora per anni, ma ha piuttosto un valore ideologico e cioè dare un segnale chiaro ad abbandonare un certo tipo di energia fossile, per concentrarsi sulle rinnovabili. Ma non solo: vuole che siano i cittadini a scegliere per il proprio territorio, perché questo tipo di decisioni non può essere demandato a nessun’altro.
Chiediamo coerenza alle istituzioni: con la conferenza COP 21 di Parigi è stato infatti sancito all’unanimità, Italia compresa, di voler tutelare il pianeta con un costante e progressivo abbandono delle fonti fossili, prima o poi dovremo pure iniziare, perché non adesso?
I sostenitori del No paventano perdite occupazionali, con cifre catastrofiche, ma mentono: le piattaforme impiegano solo personale di manutenzione, non necessariamente “italiano”, utilizzano in gran parte sistemi di telecontrollo, e l’indotto coinvolto riguarda più l’estero che non l’Italia. Inoltre si calcola che 1 miliardo investito in trivellazioni e piattaforme produce 500 posti di lavoro, mentre 1 miliardo investito in fonti rinnovabili produrrebbe 17,000 posti di lavoro.
I sostenitori del no ci inducono a pensare che non estrarre petrolio sia uno spreco “per l'Italia” omettendo di puntualizzare che il petrolio estratto viene comprato dall'Italia, mica ce lo regalano le compagnie petrolifere!
Votare sì è una chiara indicazione ad orientarsi verso energie alternative piuttosto che a quelle fossili.
Votare sì significa preferire gli investimenti a favore del turismo, alla tutela della salute e del territorio piuttosto che fare gli interessi delle lobby petrolifere.
Il nostro futuro e quello delle prossime generazioni è nelle nostre mani, facciamoci sentire e andiamo a votare.
di Meetup San Casciano 5 Stelle- Cittadinanza Attiva
© RIPRODUZIONE RISERVATA


































