lunedì 28 Settembre 2020
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    “Ma l’11 settembre ’31 lo ricorda nessuno? Vi siete chiesti perché? Perché c’è stata la mano italiana”

    "Venne catturato (impiccato il 16) il Leone del Deserto, Omar Al-Mukhtar, guida dell'eroica resistenza che tentò di evitare la conquista della Tripolitania, della Cirenaica e del Fezzan, da parte degli italiani"

    L’11 settembre made in Italy.

    Ne ricordiamo due di eventi nefasti accaduti in questa data, entrambi che hanno visto gli States come vittima o carnefice.

    Certo, delle torri gemelle nel 2001 ce lo ricordiamo tutti; qualcuno per fortuna si ricorda anche dell’assassinio di Allende nel 1973 e del golpe orchestrato da Washington, ma dell’11 settembre 1931?

    No, di quello non se ne ricorda nessuno, perché?

    Perché è avvenuto per mano italiana e i crimini nostri si studiano e ricordano sempre malvolentieri, mentre invece sarebbe utile conoscere questo nostro passato per capire meglio anche i crismi che muovono il presente verso il futuro.

    Dopo vent’anni di eccidi, rappresaglie, violenze di ogni tipo; l’Italia, in quel nomento fascista, finalmente aveva spezzato le reni alla resistenza libica.

    In quella data infatti venne catturato (ed impiccato il 16 dopo un processo-farsa) il Leone del Deserto, Omar Al-Mukhtar, la guida di quella eroica resistenza che tentò in ogni maniera di evitare la conquista della Tripolitania, della Cirenaica e del Fezzan, da parte degli italiani.

    Un religioso di umili origini che passò gli ultimi 20anni della propria vita a combattere una guerra che era evidente quanto fosse impossibile vincere, ma la libertà e l’autodeterminazione sono valori che si difendono senza fare calcoli e pronostici; così fece con i senussi ed in generale con chi aderì alla guerriglia in Cirenaica.

    Una resistenza composta da poche migliaia di unità ma supportata convintamente da gran parte della popolazione libica, attiva specialmente nell’entroterra in cui si concentrarono gran parte degli scontri.

    A scuola ci parlano a proposito della Libia, di uno scatolone di sabbia, di un’inutile conquista iniziata da Giolitti e conclusa nel ventennio fascista.

    Ciò che però viene omesso sistematicamente è che quello “scatolone” era casa di 900.000 persone, di cui in 20 anni, gli italiani fecero letteralmente carne da macello, uccidendone più di 100.000, di cui quasi la metà, in campi di concentramento sorti sopratutto nella zona di Bengasi.

    Questo è stato il colonialismo italiano, questi sono stati gli “Italiani brava gente”.

    No, il male non abbiamo imparato dai tedeschi a farlo, è stato semmai il contrario.

    Quando Hitler ancora era nelle birrerie di Monaco a farsi prendere per pazzo dai più, gli italiani deportavano e trucidavano migliaia di persone in Africa come sul confine orientale; gli italiani che miravano a fare pulizia etnica ben prima che più a nord prendesse il potere il teorizzatore della razza pura ariana, gli italiani bombardavano con l’itrite popolazioni inermi quando il Terzo Reich non era che una suggestione.

    Ironia della sorte, tentativi di pulizia etnica negli anni ’20 e ’30 vennero attuati anche nel Sud Tirolo (senza la crudeltà somministrata ai libici, agli etiopi o agli sloveni, ma decine di migliaia di persone lasciarono le proprie case anche in quel caso, per soddisfare le politiche xenofobe del regime fascista) ai danni della popolazione autoctona germanofona.

    Il tricolore con lo stemma sabaudo era foriero di violenza, di morte, di distruzione; non vi è alcuna modernità infrastrutturale capace di risarcire una terra e un popolo di tanto Male.

    Parlare del colonialismo italiano mette difronte ad una questione sempre spinosa: quegli atti criminosi vanno imputati al regime fascista o allo Stato italiano, posto che le due cose erano assai difficili da distinguere?

    Porre il regime come unico responsabile di queste politiche è assai funzionale ad assolvere chi ha governato l’Italia prima e dopo il ventennio. Purtroppo però, se è vero che il fascismo ha responsabilità ineludibili, è pur vero che quelle conquiste coloniali vennero iniziate ben prima e sopratutto sull’Italia repubblicana pesa la responsabilità di non aver mai lasciato che gente come Roatta, Badoglio o Graziani fosse processata per aver sulla coscienza, crimini di guerra e complicità pesantissime coi governanti fascisti.

    Un processo di Norimberga in Italia non lo abbiamo mai avuto purtroppo, così tanti criminali responsabili di tanta sofferenza per interi popoli, non hanno mai pagato con un solo giorno di reclusione.

    Antonio Matteini

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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