“L’Esercito marciava: c’era mio suocero”

Cento anni sono passati da quel 24 maggio 1915, ma non passa il ricordo.

 

Prendo da una scatola riposta, quasi dimenticata, il Libretto Personale di Gaetano Serni, mio suocero.

 

Leggo le annotazioni in bella calligrafia: soldato di leva, classe 1896, distretto di Firenze, 10 settembre 1915.

 

Richiamato alle armi 2° Reggimento Artiglieria da Fortezza il 7 dicembre 1915.

 

Già  l’Esercito marciava…

 

Prestò il giuramento di fedeltà ed onore il 13 febbraio 2016 – firmato, il Comandante della Compagnia Capitano Angelini.

 

Mi commuovo, penso al giovane ventenne, come tanti, tanti, in tradotta verso il fronte.

 

Ma più mi intenerisce l’elenco del corredo consegnato proprio nel giorno del giuramento. Tanta povere cose da portarsi dietro nello zaino affardellato:

 

Asciugatoi – berretti da fatica – berretti di panno grigio verde – borraccia con corregge -borsa completa per pulizia – camicie di lana – cappotto G.V. artiglieria – corregge per pantaloni – cravatte di lana – cravatte di tela – farsetti a maglia – fasce di lana – fasce di  panno (mollettiere) – fazzoletti – fodere per gavetta – gavetta –  giubbe di panno grigio verde – giubbe di panno turchine – guanti – mutande – mutande di lana – pacchetti da medicazione – pantaloni di panno – pantaloni di tela – stivaletti… .

 

E insieme alle famose pezzuole per piedi e calzini di lana, la piastrina di riconoscimento, sacchetti da cartucce, sacchetti da gallette e per le razioni di sale, tazza di latta,  teli e paletti per tenda, coperta da campo, maschera M.2, occhiali… .

 

Ho fatto fatica a trascrivere, chissà quanta fatica i soldatini portarsele sulle spalle, mica potevano lasciare qualcosa al guardaroba.

 

Non sapevano dove andavano, non sapevano se sarebbero tornati.

 

Le cifre dei militari morti e feriti fanno spavento. Altrettante di civili di cui 300.000 di febbre spagnola.

 

Non commento. Basta la memoria.

di Miriam Serni Casalini

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