Rabbrividisco / una tortura / abominevole / degrado culturale / ipocrisia / menefreghismo / violenza intellettuale / scene patetiche e disgustose / clima di regime totalitario / mi sento deriso e calpestato.
Queste sono solo alcune delle parole racchiuse in poche righe, circa 1.600 caratteri spazi esclusi, apparse qui sul Gazzettino questa settimana in una lettera di un mio compaesano di Impruneta (clicca qui per leggerla).
Qual era l'argomento trattato? Un osservatore esterno direbbe forse un brutale delitto, o forse un pestaggio nei confronti di un povero passante, o magari qualcosa ancora di peggio.
Invece no. E' il "pacato" sfogo di un sensibile imprunetino, infastidito da qualche canzoncina di Natale che accompagna la vita di piazza Buondelmonti e del centro del paese in questi giorni.
Ringrazio il Gazzettino del Chianti per avermi dato l'opportunità ancora una volta (qualora ce ne fosse stato bisogno) di ricordarmi che tipo di deriva sta prendendo la nostra società e che genere di dissolvimento sta subendo quello che era il nostro tessuto sociale fatto di tradizioni che univano, qualunque fosse l'intendimento politico o religioso di ciascuno di noi.
Questo è sempre stato il Natale. La violenza con cui l'autore della lettera si scaglia contro innocue canzoni di Natale fa molta paura e deve far riflettere.
Quella sì che è abominevole, nei toni e nei concetti. Lo è nei concetti per il semplice motivo che il Natale rappresenta certamente e primariamente una festa cristiana (spesso si confonde il cristiano con il cattolico), ma anche una festa della Tradizione, un momento che dovrebbe dare a tutti l'opportunità di riunirsi, di ristringersi la mano, di ripensare alle nostre radici, quelle a cui i nostri nonni e prima di loro i nostri bisnonni hanno difeso e costruito con sacrificio e che qualcuno adesso vuol cercare di polverizzare.
Secondo il metro del pacato e tollerante autore, ad esempio, io che non festeggio la Festa della Donna per una serie di motivi che non sto qui a spiegare dovrei sentirmi calpestato e deriso perché ad ogni angolo si trovano mimose.
Eppure quando proprio qui "osa" sollevare l'inopportunità dello spettacolo della draq queen davanti alla Basilica dopo la Festa dell'Uva fui aggredito verbalmente e tacciato di intollerante.
Sono convinto che il pacato autore era uno di quelli che mi avrebbe accusato volentieri di violenza intellettuale o razzismo o omofobia e tutti questi concetti che oggi vengono usati oggi con eccessiva facilità facendone smarrire il vero significato.
E tutto questo succede per un solo motivo. La tolleranza va bene solo quando è rivolta verso le proprie opinioni mentre quando si manifestano opinioni contrarie si parla di violenza, intolleranza, degrado culturale.
Solo loro sono i tenutari della verità e di ciò che è giusto. Allora non vanno bene le canzoni di Natale ma vanno sicuramente bene le femen che distruggono a mazzate i presepi natalizi a seno nudo e in bikini o fingono di violentarsi in piazza San Pietro con i crocifissi.
Non va bene chi manifesta in difesa della famiglia tradizionale ma vanno bene i gay pride e via dicendo.
No quelle cose non sono degrado culturale, non sono abominevoli, non fanno rabbrividire ma… "garantiscono la laicità".
Io non so se l'autore della lettera quando era anche lui un bambino imberrettato e sorridente sarebbe rabbrividito a sentire delle canzoncine di Natale per strada.
Mi sento comunque di rassicurarlo: non credo che questi motivetti creeranno dei piccoli Torquemada. Ci penserà la televisione, la nostra società, i paladini della laicità come lui a farli pentire, da grandi, di aver sorriso ad una canzone del Coro dell'Antoniano. Purtroppo..
di Gabriele Farolfi
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