“Ordigno ritrovato alle Quattrostrade: vi racconto quei giorni di guerra”

A seguito del ritrovamento dell’ordigno a Quattrostrade, i vecchi residenti del luogo specificano che nei giorni intorno al  24/25 luglio 1944 nel bel mezzo della lotta fra l'esercito tedesco in ritirata e gli alleati in avanzata ci fu una cruenta battaglia fra carri armati. 

 

Gli alleati anglo americani scendevano dai poggi di Montefolchi/San Fabiano, i tedeschi erano posizionati su Poggio Secco/Montacampolese/Mercatale e sparavano con i cannoni dei carri sulla zona suddetta nell’intento di fermare l’avanzata alleata.

 

Tant’è che qualche carro alleato fu danneggiato nella discesa da Montefolchi, al che cambiarono direzione scendendo nella valletta della Fornace. 

 

La popolazione era ricoverata a Quattrostrade nella cantina di Leone Francioni, compreso chi scrive.

 

In quei giorni, in quella cantina, la mattina presto arrivarono quattro soldati tedeschi ( coloro che avevano compiuto l’eccidio di Fabbrica) che minacciando i presenti pretesero che gli uomini uscissero dal rifugio, dicendo che il loro comandante era colui che aveva ordinato l’esecuzione, temendo le azioni partigiane.

 

Più tardi arrivò il Capitano che dette degli ordini ai suoi uomini ed egli  andò in ricognizione avanzata verso la Greve e  al ritorno non si sa quale sarebbe stato l’esito delle persone.

 

Il ritorno del comandante non avvenne perché fu colpito insieme al motosidecar in località La Leccia. I soldati dopo aver preteso cibo si disposero a collocare mine intorno a Quattrostrade, dopodichè se ne andarono.

 

I carri amati tedeschi continuavano a sparare e un colpo apri una breccia nella cucina sopra la cantina dove eravamo ricoverati senza esplodere, come quella ritrovata, segno distintivo rigature sulla culatta di fabbricazione tedesca. 

 

In località “Le Banderuole” Mercatale era locato un carro tedesco Tigre che sparava e si nascondeva dietro le case, se non che sotto i cingoli c’era la cisterna e a furia di avanti /indietro cedette e il carro sprofondò restando incagliato… .

 

Questo arcconto, sintetizzato,me l'ha raccontato Renzo Borghi.

di Roberto Borghi

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