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lunedì 26 Febbraio 2024
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    “Il terremoto nei miei ricordi familiari”

    La mia bisnonna Paola Rigacci di 23 anni era rifugiata sul tram al Galluzzo per il terremoto. Partorì mio nonno Gino proprio lì sopra durante le scosse di assestamento morendo però di infezione.

     

    Alla mia bisnonna Flavia Orlandi crollò addosso la vetrina dei piatti durante l'allattamento del mio prozio Gino, fratello di mia nonna Elide.

     

    Siamo il 18 maggio 1895 ed è appena battuto un terremoto magnitudo 5.4 con epicentro tra Impruneta e Mezzomonte, le case lesionate furono consolidate con abbondanti tiranti in ferro ancora visibili come staffe sui muri inclinate a 45 gradi, basta guardare a sinistra passando il ponte sull'Ema al Galluzzo direzione Firenze.

     

    Anche ai Bottai e in piazza di Tavarnuzze si vedono bene i tiranti messi dopo quel terremoto, ovviamente solo sulle case più vecchie.

     

    Questi tiranti sono tutti uguali e si vedono un po' dappertutto ma non tutti sanno cosa ci raccontano.

     

    Niente allarmismi e niente leggende metropolitane ma non limitiamo la storia sismica delle nostre zone alla troppo corta memoria umana.

     

    Gentile Marco, innanzi tutto grazie per aver condiviso con noi questi preziosi ricordi: lei fa riferimento al nostro articolo sugli allarmismi e le leggende che circolano in questi giorni post scosse (questo qui), che non va certo nella direzione di dimenticare il passato (peraltro uno dei pochi modi per prevedere o almeno valutare effetti e esitidelle scosse).

     

    Quello che stigmatizziamo è l'allarmismo e in alcuni casi lo "sciacallaggio" di chi "prevede" scosse catastrofiche e quant'altro.

     

    In situazioni come questa, che ci fanno stare poco tranquilli, è invece fondamentale essere svegli, vispi, informati (dalle fonti ufficiali). E corretti al massimo.

     

    Matteo Pucci, direttore del Gazzettino del Chianti

    di Marco Cai

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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