mercoledì 14 Aprile 2021
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    “Un sollecito di pagamento da parte di Coop irrispettoso verso un uomo di 91 anni. Socio dal 1971”

    Da Barberino Tavarnelle, Giovanni Bartarelli racconta una piccola storia che parla di persone, cooperativa, amarezza: "Recupero del credito su una persona deceduta come se fosse... un furbetto"

    Sono Giovanni Bartarelli, residente nel comune di Barberino Tavarnelle, figlio ed erede di un ex socio Coop il cui nome è Renato Bartarelli.

    Mio padre era titolare di conto Integra e della tessera sociale Unicoop Firenze. In data 19 dicembre 2020, non per sua scelta o volontà mio padre è venuto a mancare.

    Io, unico figlio, anche per allievare mia madre molto addolorata, ho fatto tutto il necessario per far fronte agli obblighi connessi alla domiciliazione delle utenze e quant’altro fosse necessario. Per non ingenerare equivoci fraintesi e/o contestazioni che mio padre non ha mai avuto. E che non voleva avere in nessun modo.

    Quindi, una volta bloccato (come Legge prevede) il conto corrente bancario, ho cercato di velocizzare al massimo la volturazione delle utenze e forniture ai nominativi degli eredi.

    Appreso che la Carta Socio Coop di mio padre era anche carta di pagamento che veniva regolarmente utilizzata (e mai, ripeto mai, un solo pagamento non è stato corrisposto) mi sono recato al negozio Coop di Tavarnelle per bloccarne l’utilizzo.

    D’altronde, come mi avevano chiaramente spiegato in banca, non possiamo usare una carta di pagamento con il nominativo di una persona diversa del titolare.

    Io, che avevo appreso della carta da mia madre, non sapevo delle modalità di utilizzo e soprattutto ritenevo che fosse equivalente ad un bancomat e non ad un a vera e propria carta di credito.

    Difatti sono stato tranquillo fino a venerdì 5 febbraio, quando alle ore 19 circa ricevo la telefonata di un signore (di cui non ricordo il nome) che mi dice di avere avuto il numero di telefono da mia madre. E che sussistevano problemi sul pagamento della rata del mese di dicembre sulla carta Integra sottoscritta da mio padre.

    Certamente ho frainteso, ma dopo numerose telefonate da parte del call center (che usano numeri di cellulare e non di rete fissa) la conversazione si è interrotta con toni alterati di entrambi.

    Ci sta: di questi giorni purtroppo siamo anche un po’ tesi e, sinceramente, scocciati dalle restrizioni personali, che però non frenato i numerosissimi promotori telefonici.

    Effettivamente ho pensato ad una truffa, e per evitare che altri ne subissero mi sono recato al negozio Coop di Tavarnelle per avvertire il personale che vi lavora, affinché prendesse le opportune cautele.

    Appena giunto in negozio, il personale di servizio mi ha invece sollevato il dubbio che la telefonata non fosse uno scherzo. E che invece era probabile che la rata di dicembre equivalesse alle operazioni di spesa effettuate in tale mese. Mi hanno chiesto di tornare l’indomani per approfondire l’argomento.

    Il sabato mattina il personale del negozio (dopo svariate conversazioni con loro colleghi) ha compreso che dovevamo 166,22 euro per spese effettuate nel mese di dicembre.

    E, quindi, mi hanno detto di contattare il numero da cui ero stato chiamato, dove mi avrebbero fornito le modalità per ottemperare, e mi hanno specificato che dovevo interfacciarmi con l’Agenzia di Recupero Crediti di Integra.

    Detto fatto, dal contatto con una gentilissima operatrice mi viene inviato un sms ed una mail con le modalità del bonifico da effettuare. Mi spiegava che oltre al dovuto per le spese effettuate, equivalenti a 166,22 euro, era necessario pagare 7,75 euro per spese previste dalla carta.

    Turbato dallo strano contatto alle 19 di venerdì sera, effettivamente disturbato dal fatto che essere contattati da una agenzia di recupero crediti come se mio padre (socio dal 1971 e mai avuto una contestazione per ritardati e/o mancati pagamenti) fosse una sorta di “furbetto”, il lunedì mattina (8 febbraio) all’apertura della banca ho effettuato il bonifico ed estinto il debito richiesto, con la precisa volontà di non sentire più parlare di Integra e Coop

    Nei giorni seguenti nella cassetta delle lettere di mio padre è arrivato l’estratto conto Integra, dove si evidenzia il pagamento di 166,22 in scadenza il 05.01.2021. In ultima pagina nel Documento di Sintesi, si evidenzia una spesa di 7,75 per “spese” per eventuali solleciti a mezzo posta.

    Premesso che avrei pagato molto più volentieri dopo richiesta fatta con modi meno ambigui di una telefonata alle 19 di un venerdì sera, e da un numero telefonico che da consultazione su internet viene evidenziato come call center negativo… .

    1) Avevo espressamente riferito alla persona che mi aveva chiamato alle 19 di venerdì 5, che un richiesta telefonica per una rata non pagata (dopo avere sottolineato che mio padre non aveva alcun finanziamento), minacciando azioni di rivalsa, non preceduta da alcuna preventiva comunicazione scritta, mi sembrava inopportuna ed inappropriata.

    2) La richiesta di pagamento di ulteriori euro 7,75 mi era stata giustificata come costi previsti dalla carta (che ho ingenuamente ritenuto veritieri), e che se avessi voluto ulteriori spiegazioni avrei dovuto scrivere ad Integra chiedendo delucidazioni.

    3) Arrivando poi l’estratto conto con il documento di sintesi vi si riferisce chiaramente che 7,75 euro sono dovuti per solleciti a mezzo posta.

    Sono arrivato alla determinazione di perdere due ore e scrivere la presente, per manifestare il mio disappunto sui metodi di riscossione che adotta Coop. Che assimila i soci a “furbetti”.

    Nel caso di mio padre, neppure l’esser socio dal 1971 e non avere saltato una sola rata lo rende indenne dal passare la pratica, senza alcun preavviso, ad una agenzia di recupero crediti.

    Che ha turbato il sottoscritto, e non voglio immaginare quanto avrebbe infastidito mio padre. Totale assenza di sensibilità umana, professionale e soprattutto di immagine per chi ha fatto suo lo slogan “La Coop sei tu… chi può darti di più”.

    Peraltro, come appurato nel negozio Coop di Tavarnelle, l’operazione è saltata il 13.01.2021 ed il 05.02.202 (18 giorni dopo) l’agenzia di recupero crediti aveva già ricevuto ed elaborato la pratica. E si era già attivata per la riscossione.

    Mio padre aveva 91 anni e non sarebbe certo scappato all’estero! Non vedo questa paura terribile (tramutata in fretta) nei confronti di un 91enne socio dal 1971.

    Infine la beffa: invio estratto conto e documento di sintesi che mi rendono edotto del fatto che gli euro 7,75 sono stati pretesi senza ragione, in quanto il sollecito scritto non è mai arrivato.

    Ho reso pubblico l’accaduto affinché il recupero crediti (effettivo e necessario per l’ azienda) avvenga con valutazioni più attente e congruenti verso i soci. Che costituiscono il vero patrimonio di Coop.

    Giovanni Bartarelli

    @RIPRODUZIONE RISERVATA 

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