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mercoledì 28 Settembre 2022
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    Continua la battaglia legale per veder riconosciuti i diritti del 36enne morto in Tanzania

    CERBAIA (SAN CASCIANO) – Un silenzio totale, assordante, che amareggia e rende ancor più difficile accettare una tragedia che ha sconvolto una famiglia e un intero paese.

     

    Stiamo parlando della morte di Andrea Ferri, il 36enne di Cerbaia che il 22 novembre del 2011 andò incontro al suo destino mentre era in Tanzania insieme a un gruppo di Frati Cappuccini. L'auto che si schiantò (nell'impatto morirono anche tre Cappuccini) era guidata da Padre Liberio Vittorio Ghelli.

     

    E proprio per questo motivo il legale della famiglia Ferri, l'avvocato Manuela Montagni, si è mossa fin da subito per ottenere quanto di diritto. Ovviamente niente mitigherà perdita e dolore, ma ci sono dei diritti che devono essere rispettati.

     

    Sono trascorsi quasi due anni ma ancora… niente: l'ultima lettera l'avvocato montespertolese l'ha spedita alla Farnesina il 9 ottobre scorso. Evidenziando di "aver fatto raccomandata con ricevuta di ritorno all'assicurazione della Tanzania con la quale era assicurato il mezzo, e molti solleciti all'Ordine dei Cappuccini per avere copia della denuncia del sinistro e procedere con l'assicurazione".

     

    Il risultato? "Ad oggi – scrive l'avvocato – Corporation Tanzania (l'assicurazione, n.d.r.) e Ordine dei Frati Cappuccini non hanno dato riscontro e quindi siamo impossibilitati a procedere giudizialmente".

     

    Viene quindi chiesto l'aiuto al Ministero degli Esteri: "E' necessario – conclude il legale della famiglia Ferri – che possiamo avere tramite il Ministero il nominativo di un avvocato che possa metterci in contatto con Corporation Tanzania al più presto attraverso la lingua italiana e che si possa avere dall'Ordine dei Cappuccini di Roma copia della denuncia del sinistro".

     

    E la battaglia… continua.

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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